WILKIE COLLINS.
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Accanto al fuoco. Racconti.
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Traduzione di: Lessona, A. M.
1868. Editori Biblioteca Utile, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano 
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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INDICE.
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UNA TRAMA DI FAMIGLIA.	
LA MIA FINESTRA.	
LE NOZZE DI GABRIELE.	
 INUTILE TENTARE.
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Fine Indice.
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GLI EDITORI AI LETTORI.	
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Non ci sembra contrario alla nostra Raccolta rallegrarla di tanto in tanto con qualche volumetto di racconti, quando questi siano scelti fra i migliori che si possano mettere in mano ad ogni persona. Il pubblico  del nostro parere, e ce lo ha mostrato con la bella accoglienza fatta al volumetto pubblicato sotto il titolo: In ferrovia.
Cos incoraggiati ve ne presentiamo oggi un altro che leggerete con diletto e non senza utilit accanto al fuoco, poich la stagione invita a questo genere di letture casalinghe. 
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L'AUTORE.
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Wilkie Collins  celebre romanziere inglese: sono molto conosciuti i suoi voluminosi e intricati romanzi: a noi piacciono pi i suoi semplici racconti. La trama di famiglia vi dar senza dubbio molte emozioni; La mia finestra  una fantasia piena di grazia; e Le nozze di Gabriele sono un dramma commoventissimo. A questi tre racconti ne facciamo seguire per ultimo un altro dell'autore, o per dir pi esatto, dell'autrice di John Halifax, giacch  una donna che scrive queste scene s interessanti, s affettuose, s edificanti. Essa si chiama miss Muloch, e noi sentiamo una certa compiacenza di averla resa popolare anco in Italia. Leggete  inutile tentare, e dopo esservi divertiti, vi sentirete, ne siam certi, pieni di coraggio e di fiducia per cimentarvi nella battaglia della vita.
Gli Editori.
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UNA TRAMA DI FAMIGLIA.
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CAPITOLO 1.
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Quando cominciai la mia carriera di servitore andai per la prima volta in una casa ove non guadagnai gran cosa, tranne l'aver imparato a compiere bene il mio servizio, ma di salario non ne vidi neppur l'ombra. Il mio padrone fall, ed i suoi servitori soffersero di questo fatto come il rimanente dei creditori.
La seconda casa ove m'impiegai, per, mi compens della prima. Ebbi la fortuna di entrare al servizio del signore e della signora Norcross. Il mio padrone era ricchissimo; possedeva il castello di Darrock e molte terre del Cumberland, un altro podere nel Yorkshire, ed una vastissima propriet nella Giammaica, che in quel tempo rendeva moltissimo. Alle Indie occidentali egli aveva incontrato una giovane e bella signorina, istitutrice in una famiglia inglese, ed essendone perdutamente invaghito l'aveva sposata, sebbene essa fosse pi giovane di lui di circa venticinque anni. Dopo il matrimonio vennero in Inghilterra, e fu in quel tempo che io ebbi la ventura di entrare al loro servizio.
Vissi coi miei nuovi padroni tre anni, essi non ebbero figli. Alla fine di questo tempo il signor Norcross mor. Egli era abbastanza avveduto per prevedere che la sua giovane vedova si sarebbe rimaritata; e perci dispose che tutto il suo avere andasse alla signora Norcross prima, e poi ai figli che potesse avere da un secondo matrimonio, ed in mancanza di questo ai suoi parenti ed amici. Io nulla ebbi da soffrire per la morte del mio padrone, perch la sua vedova mi tenne in servizio. Io aveva curato il defunto signor Norcross durante la sua malattia, e mi resi abbastanza utile per attirarmi la gratitudine e la benevolenza della mia signora. Inoltre essa tenne al servizio la sua cameriera, una mulatta, chiamata Giuseppina, che aveva portata con s dalle Indie. Anche allora io sentiva una certa ripulsione per quella donna, e il suo volto oscuro e crudele non mi andava a genio, e non so capire come la signora avesse riposto in essa tanto affetto. Il tempo mostr che io non aveva torto a diffidare di quella donna.
Terminati gli affari, la mia padrona licenzi il resto della servit, ed accompagnata da me e dalla cameriera mulatta part pel continente.
Non star a nominare tutte le citt che visitammo, ma fra le pi meravigliose noter Parigi, Genova, Venezia, Firenze, Roma e Napoli, fermandoci in alcune di queste citt qualche mese. La fama delle ricchezze della mia padrona la segu ovunque, e raccolse perci intorno a s una folla di signori, tanto inglesi che forestieri, i quali desideravano ardentemente guadagnarne l'affetto e sposarla. Per nessuno riusc nell'intento, e quando dopo due anni di assenza noi tornammo in Inghilterra, la signora Norcross era sempre vedova, e non dava segno di voler mutare condizione.
Andammo prima alla casa di campagna del Yorkshire, ma siccome alla mia padrona non piacque la societ che trov in quella provincia, tornammo al castello di Darrock, e facemmo gite nelle campagne vicine, e sul lago distante poche miglia. In una di queste gite, la signora Norcross incontr parecchi antichi amici, i quali le presentarono un gentiluomo che era in loro compagnia, e che portava il nome comunissimo di Giacomo Smith.
Era un giovane abbastanza bello, alto, con capelli neri che soleva lasciar crescere lunghissimi ed un paio di fedine folte, nere e lunghe che era una meraviglia a vedere. Inoltre avea l'aria di voler essere la persona pi ragguardevole della compagnia. Seppi dal suo servitore che era povero, ma di buona famiglia, un vero gentiluomo per la nascita e l'educazione, sebbene i suoi modi fossero grossolani e poco riguardosi. Che cosa trovasse in lui di bello la mia padrona, non so; ma quando ella invit i suoi amici ad accompagnarla al castello, e rimanere col qualche tempo, comprese nell'invito anche il signor Smith. L fu una stagione bella ed allegra e rumorosa, specialmente per lo strano gentiluomo che la faceva da padrone come se la casa fosse sua. Io era meravigliato che la signora Norcross lo sopportasse, ma fui ben pi sorpreso quando intesi, alcuni mesi dopo, che dovevano sposarsi. Essa aveva rifiutato tante dozzine di signori compiti e ricchi, pareva impossibile che avesse potuto scegliere un uomo di modi strani e senza cervello come il signor Giacomo Smith.
Tuttavia, al tempo prefisso si sposarono, e dopo aver passato la luna di miele in viaggio, tornarono al castello di Darrock.
Io vidi subito che il padrone aveva un umore molto variabile. Alcuni giorni era famigliare perfin troppo colle persone di servizio; ma altre volte pareva invaso da uno spirito maligno; allora entrava in accessi di violenta collera, bestemmiava, e quando un'idea storta gli entrava nel capo, n le osservazioni n i ragionamenti potevano smuoverlo. Considerando quanto fosse di umor rumoroso ed allegro, mi sorprendeva come avesse potuto acconsentire a rimanere in un sito tanto tranquillo e noioso quanto Darrock; ma in breve ne compresi la ragione. Il signor Smith non era cacciatore, non amava i divertimenti di societ, come la lettura, la musica, la conversazione; ed inoltre non aveva l'ambizione di rappresentare al Parlamento la sua provincia. L'unica cosa di suo gusto era l'andar per mare; Darrock era lontano appena sedici miglia da un porto di mare, e perci il castello fu scelto dal signor Smith per sua residenza.
Egli era tanto appassionato per le gite sul mare, e tanto ogni sua idea di piacere pareva riposare unicamente sulla memoria delle escursioni che aveva fatto in un yacht con alcuni amici, che sono persuaso che il suo scopo, sposando la mia padrona, fu di poter aver danaro a sufficienza per possedere un bastimentino. Sia come si voglia,  certo che egli fece tanto che fin per persuadere sua moglie, la quale dopo poco tempo gli regal un bel yacht, che fu condotto da Cowes al porto di mare a noi vicino, ove rimase pronto aspettando gli ordini del signor Smith.
Ci volle un certo tempo prima che sua moglie si persuadesse a donargli quel bastimento. Essa soffriva tanto del mal di mare, che non poteva seguirlo in quelle gite di piacere, ed essendo affezionatissima al marito, le rincresceva doverne vivere lontana. Per, le promise che non sarebbe andato via senza il suo permesso, ed impegn le sua parola che le sue assenze non durerebbero pi di otto o dieci giorni. In conseguenza, la mia padrona, che era la pi buona e disinteressata donna del mondo, fece tacere il suo rincrescimento, e don il yacht a suo marito facendolo in tal modo felicissimo.
Mentre il padrone era in mare, la signora passava il suo tempo molto solitaria al castello. Le persone ragguardevoli della provincia erano troppo distanti per venire a visitarla sovente; quanto poi al villaggio vicino, vi era una sola persona che la mia padrona potesse invitare in casa, ed era il ministro che ufficiava la chiesa della parrocchia.
Questo signore si chiamava Meeke. Era un uomo scapolo, giovanissimo e molto solitario. Aveva un volto malinconico, dolce, insignificante, era timido come una fanciulla, proprio quello che si chiamerebbe, senza essere troppo ingiusto e severo, una povera creatura, e sopratutto era il pi cattivo predicatore che io abbia sentito in vita mia. L'unica cosa che facesse bene, da quello che intesi, era suonare il flauto; amava con passione la musica, tanto che sovente prendeva con s il suo istrumento anche quando andava a spasso. Questo suo amore per la musica lo fece essere ben accolto dalla mia padrona, la quale era una eccellente pianista, ed era contenta di poter avere un suonatore come il signor Meeke per suonare in due. Oltre questa ragione, essa sentiva compassione per quel povero solitario, credo anche perch provava da s che cosa fosse la solitudine. Dal canto suo, il signor Meeke, deposta alla volta la timidezza, era ben contento di lasciare il suo piccolo e solitario prebisterio, per suonare al castello buona musica, in compagnia d'una bella e cortese signora, che ammirava tutta la sua perizia nel suonare il flauto. Perci accadeva, quando il padrone era in mare, che la signora ed il signor Meeke erano sempre insieme, suonando come se avessero dovuto guadagnarsi il pane. Una amicizia pi innocente di quella credo che non abbia mai esistito al mondo; pure, per quanto fosse innocente, fu la prima cagione delle sventure che accaddero in seguito.
Il mio padrone trattava molto duramente il signor Meeke; l'inquieto, rabbioso e robusto signor Smith sentiva un certo disprezzo per quel debole e meschino parroco, e, ci che era anche peggio, non si curava di nasconderglielo. Per questo, il signor Meeke (che era spaventato terribilmente dalla violenza e dai modi grossolani del padrone) veniva raramente al castello, tranne quando la signora era sola. Non facendo nulla di male, essa non curava perci di fare nascondigli, n pensava prendere le sue precauzioni onde il signor Meeke non si trovasse in casa all'arrivo del marito, sia quando faceva lunghe escursioni in mare, o piccole gite a cavallo nel dintorni. In tal modo ogni volta che il padrone tornava dopo una lunga o una corta assenza, nove volte su dieci trovava il parroco al castello.
Da principio soleva ridere di questa circostanza e divertirsi alle spese di sua moglie e del suo compagno, con motteggi e scherzi grossolani, ma, dopo un certo tempo, il suo umore, variabile al solito, mut. Egli divenne burbero, rabbioso e cattivo, ed infine geloso realmente del signor Meeke. Sebbene troppo orgoglioso per confessarlo, pure mostrava lo stato del suo animo troppo chiaramente perch la mia padrona non se ne accorgesse e non ne rimanesse sdegnata. Era una donna che avrebbe fatto qualunque sacrificio qualora fosse stata presa colle buone; ma era di animo forte ed altero, che si ribellava contro chiunque le mostrasse la pi piccola ingiustizia, e che si risentiva della tirannia forse un po' troppo vivamente. Il solo pensiero che suo marito potesse sospettarla, l'accese di collera, e prese il modo pi naturale in una donna, e il pi disgraziato anche, per mostrare il suo risentimento. Pi suo marito era scortese col signor Meeke, pi essa mostrava a questo benevolenza.
Ci fu causa di serii dissensi, che finirono poi in una violenta disputa. Io non potei a meno di udire l'ultima parte dell'alterco che avvenne fra loro, perch ebbe luogo nel giardino, sotto le finestre della stanza da pranzo, ove io era occupato ad apparecchiare la tavola per la cena.
Senza ripetere le loro parole, la qual cosa io non ho il diritto di fare avendo udito per accidente ci che non mi riguardava, posso dire, per mostrare quanto grave fosse quell'alterco, che la mia padrona accus suo marito d'averla sposata per viste d'interesse, giacch rimaneva con lei il minor tempo possibile ed insultandola con un sospetto che le sarebbe stato molto difficile a perdonare ed impossibile a dimenticare. Egli le rispose con parole violenti comandandole di non ricevere mai pi in casa sua il signor Meeke; ed essa, dal canto suo, gli dichiar che non insulterebbe mai un ecclesiastico ed un gentiluomo per soddisfare al capriccio di un marito tiranno. Allora egli, con una spaventosa bestemmia, chiam un servitore per far sellare il suo cavallo, a dichiar alla moglie che non rimarebbe pi un solo minuto sotto il medesimo tetto con una donna che lo aveva sfidato, e le disse che al suo ritorno se avesse trovato in casa di nuovo il signor Meeke, egli, a forza di frustate, malgrado il suo abito ecclesiastico, lo avrebbe ricondotto alla parrocchia.
Con queste parole la lasci, e si diresse cavalcando al porto di mare ove era il suo yacht. La mia padrona rimase ferma finch lo vide, ma appena partito cadde in una convulsione ed un pianto, che la ridussero cos debole che fu portata sul letto come una moribonda.
La stessa sera il cavallo del padrone fu riportato indietro da un uomo, che mi consegn il biglietto indirizzato a me, e che conteneva queste sole parole!
"Mettete insieme i miei vestiti, e consegnateli subito al latore del presente. Potete dire alla vostra padrona che faccio vela questa notte alle undici, per una corsa in Svezia. Spedite le mie lettere ferme in posta a Stocolma."
Ubbidii agli ordini ricevuti, tranne in ci che riguardava la mia signora. Io era stato mandato a chiamare il medico, il quale era tuttora nel castello; lo consultai prima di portare quell'ambasciata. Egli mi proib assolutamente di far ci quella sera, e mi chiese quel pezzo di carta per consegnarlo alla signora quando crederebbe conveniente.
Il messo del padrone era partito da un'ora, quando venne la donna di casa del signor Meeke con un rotolo di musica per la mia padrona. Le raccontai la partenza improvvisa del signor Smith, e la venuta del medico; queste notizie fecero arrivare, un certo tempo dopo, il signor Meeke al castello tutto agitato.
Io era cos in collera anche con lui per essere stato causa, sebbene innocente, della scena avvenuta, che lasciai in disparte le convenienze, e gli raccontai ogni cosa. Quel poveretto si fece rosso in volto, poi divenne pallido come un morto, e si gett piangendo sopra una seggiola, dicendomi in mezzo ai singhiozzi: "Oh Guglielmo, cosa debbo fare adesso?" E torceva disperato le sue piccole e delicate mani, come una povera creatura che era.
Siccome voi mi chiedete il mio parere, signore, dissi, mi perdonerete, spero, se non essendo altro che un servitore, io vi dico il mio modo di vedere in questa faccenda. Conosco troppo bene la mia condizione per non avvedermi che, strettamente parlando, ho avuto torto ed ho ecceduto nei miei doveri, raccontandovi tutto l'accaduto. Ma io, signore, mi getterei nel fuoco per amore della mia padrona. Essa non ha qui nessun parente per parlarle di ci, ed  meglio che un servitore corra il rischio di essere impertinente, anzich nasca qualche maggior malanno, non applicando il rimedio voluto nel tempo opportuno. Ecco ci che farei se fossi nei vostri panni, lascerei da parte le lagrime, e anderei a casa a scrivere al signor Smith, dicendogli che, nella mia condizione di ecclesiastico, non vorrei rendere ingiuria per ingiuria, ma che, per mostrargli quanto indegnamente m'avesse sospettato, cesserei dal recarmi al castello, onde non esser causa di dissensioni tra marito e moglie. Se voi mi preparate questa lettera scritta con bel garbo, da qui a mezz'ora io verr a prenderla a casa vostra col cavallo pi veloce delle nostre scuderie, ed a mio rischio e pericolo la porter al padrone prima che faccia vela questa notte. Ora non ho altro a dirvi che chiedervi scusa della libert che mi son presa, dimenticando il mio stato, e arrischiandomi a parlare di una cosa tanto seria come se foste mio eguale.
Per essere giusti, il signor Meeke aveva un cuore, sebbene fosse piccolissimo. Mi strinse la mano e accett il mio consiglio come il consiglio di un amico, e si avvi a casa sua per scrivere la lettera. Mezz'ora dopo andai a cercarla, ma non era ancora pronta. Il signor Meeke era tanto meticoloso ed incerto, che non aveva ancora trovato i termini all'uopo per comporla; di modo che lo trovai circondato da una infinit di brutte copie, e in una vera angoscia per trovare i termini adatti onde parlare della mia padrona. Essendo ogni minuto prezioso, gli feci premura quanto potei, senza tante cerimonie.
Malgrado tutti i miei sforzi, ci volle ancora una mezz'ora prima che si decidesse a fare quella benedetta lettera. Partii al galoppo e non mi fermai che giunto al porto di mare vicino.
L'orologio del porto suonava le undici e un quarto, quando giunsi col, e allorch mi recai sulla spiaggia non si vedeva pi il yacht il quale aveva levata l'ancora dieci minuti prima delle undici, e quando l'orologio suon esso usciva dal porto. Io l'avrei seguito con una barca, ma era una bella notte serena, e soffiava un vento fresco di terra, quindi i barcaiuoli si misero a ridere sentendo che io voleva raggiungere coi remi un yacht che aveva il vento e la marea favorevole, e che era partito un quarto d'ora prima.
Tornai a casa col cuore chiuso; tutto ci che ora poteva fare era d'impostare la lettera per Stocolma.
Il giorno seguente il medico mostr alla mia padrona il biglietto del marito, e un'ora o due dopo le giunse una lettera del signor Meeke, che le spiegava la regione per cui non sarebbe pi andato a visitarla al castello, e le parlava di me come di un uomo fedele ed affezionato che gli aveva svelato la verit e nel tempo opportuno.
La notizia della partenza di suo marito non afflisse la mia padrona quanto l'aveva temuto il dottore. Invece di abbatterla, risvegli la sua collera; il suo orgoglio, m'immagino, rimase ferito dal modo sprezzante con cui suo marito le annunziava la sua intenzione di partire per la Svezia, in un biglietto scritto al suo servitore; in conseguenza, la lettera del signor Meeke non fece che irritarla maggiormente. Volle alzarsi, e appena scesa nell'appartamento inferiore, sfog la sua collera su di me, rimproverandomi l'impertinenza con cui mi era immischiato delle cose sue, dichiarandomi che era quasi disposta a licenziarmi. Io non mi scusai, perch rispettava troppo il suo dolore e l'irritazione che ne veniva in essa, e poi perch conosceva la sua naturale bont d'animo, onde era sicuro che passato il primo momento essa avrebbe fatto ammenda del suo modo ingiusto di trattare. E fu cos: la stessa sera mi mand a chiamare e mi preg di perdonarla e di dimenticare le parole che aveva pronunziate il mattino, e fece ci con una grazia ed una dolcezza che le avrebbero guadagnato l'affetto di chiunque.
Pass quasi un mese dopo la partenza del mio padrone, e nessuna lettera sua venne al castello di Darrock.
La mia padrona prese questo silenzio di suo marito con pi collera che dolore, e and a Londra, per consultare i parenti pi stretti che aveva ancora col. Lasciando la casa si ferm in faccia al presbiterio, ed entr (secondo me, fece male ed ag con imprudenza) per dire addio al signor Meeke. Essa aveva risposto alla sua lettera, e ne aveva ricevuto altre, alle quali aveva pure risposto. Inoltre, lo vedeva ogni domenica, e si fermava a parlare con lui dopo il servizio divino. Ma questa era la prima volta che lo visitava in casa sua. Quando la carrozza si ferm, il piccolo parroco usc in grande agitazione e tutto stravolto.
Non vi spaventate, signor Meeke, disse la mia padrona, scendendo; se voi avete promesso di non accostarvi al castello, io non mi sono impegnata a non venirvi a trovare al presbiterio. E con queste parole entr nella casa.
La cameriera mulatta, Giuseppina, mi sedeva accanto nel sedile dietro la carrozza, e vidi un sorriso sardonico brillare nel suo volto affumicato, quando la padrona e il signor Meeke entrarono in casa. Per quanto quel piccolo parroco fosse inoffensivo, e la mia padrona onestissima, mi rincrebbe che essa avesse agito con tanta sventatezza nella posizione in cui si trovava.
Dopo mezz'ora noi continuammo il nostro viaggio. La mia padrona rimase due mesi a Londra; in tutto questo tempo non si ebbe nessuna notizia del padrone.
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CAPITOLO 2.
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Passati questi due mesi tornammo al castello di Darrock; col nessuno sapeva nulla intorno al signor Smith ed al suo yacht.
Altre sei settimane scorsero lentamente; e in tutto quel tempo non accadde al castello che un fatto solo per rompere la monotonia della vita che si conduceva in quel luogo solitario. Un mattino Giuseppina scese, dopo aver vestito la signora, col volto interamente livido, tranne un segno rosso sopra una guancia. Io era allora in cucina e le chiesi che cosa fosse quel segno.
Che cosa ? sclam essa colla sua voce strillante; adoperate un po' gli occhi, se vi piace, e guardatemi bene la guancia. Come!  tanto tempo che vivete in casa colla mia padrona, e non conoscete il segno della sua mano?
Io non poteva comprendere che cosa intendesse dire, ma essa me lo spieg subito. La mia padrona, la quale era divenuta molto irritabile pei dispiaceri e le umiliazioni provate, era quel mattino di umore pi inquieto del solito, e alla domanda della cameriera, che le chiedeva come avesse passata la notte, aveva risposto parlando intorno alla vita desolata e solitaria che menava in modo sommamente sconfortato.
Giuseppina, cercando di sollevarle lo spirito, si arrischi molto sconvenientemente a fare qualche scherzo sulla sua conoscenza col signor Meeke, scherzo che fece infuriare tanto la padrona, che nel primo impeto della collera si volse, e diede alla sua cameriera un sonoro schiaffo. Giuseppina mi confess che un momento dopo aver commesso quest'atto inconveniente, la signora le aveva mostrato il suo rincrescimento per essersi lasciata trasportare dalla collera, e in pegno di riconciliazione le aveva regalato una mezza dozzina di fazzoletti bianchi. Dopo di ci mi parve impossibile che la mulatta conservasse rancore con una s buona padrona, al servizio della quale era da tanto tempo, e le dissi quello che io pensava.
Io! conservar rancore! sclam la Giuseppina colla sua voce sgradevole e il suo piglio insolente. E perch, se vi piace? Se la mia padrona colpisce la mia guancia con una mano, la accarezza coll'altra dandomi i fazzoletti. La mia buona signora, la mia bella padrona! Che io debba conservar rancore, io, cameriera, contro la mia padrona! Ah! voi s che siete un uomo maligno, supponendo queste cose! Via, vergognatevi di ci che m'avete detto.
Mi diede un'occhiata, la pi maligna che io avessi mai veduto, e scoppi in un riso tanto amaro, che non si sarebbe detto fosse uscito dalle labbra di una donna. Poi mi volse le spalle, e senza dire altro and per le sue faccende, e da quel giorno in poi non fece mai pi allusione a quel fatto.
Eccettuato questa piccola discordia domestica, che allora parve una inezia, ma che poi condusse a gravi conseguenze, non accadde nulla di notevole nelle sei settimane di cui ho parlato.
Al principio della settima settimana, un mattino il procaccio port al castello una lettera indirizzata alla padrona. La portai sopra e guardai l'indirizzo prima di consegnarla. Il carattere non era del padrone, e secondo me non apparteneva ad una persona ben educata. L'invoglio della lettera era inoltre molto sporco, ed il sigillo comunissimo. Pensai fra me che doveva essere una lettera per chiedere l'elemosina, ed entrai nella stanza da pranzo ove la signora faceva colazione.
Prima di aprire quella lettera, la signora mi fece segno colla mano che restassi nella stanza per darmi qualche ordine; poi ruppe il sigillo e si mise a leggere.
Non aveva scorso che poche righe di quella lettera, che divenne smorta da far paura, e il foglio cominci a tremarle nella mano. Lesse fino al fondo, e di pallida si fece rossa, balz dalla seggiola, e si mise a passeggiare con agitazione per la stanza, senza aver l'aria di accorgersi di me, e dicendo fra i denti: "Oh l'indegno! l'indegno!" Poi si ferm e disse ad un tratto: "Possibile! che sia vero?" Allora alz lo sguardo, e vedendomi ritto accanto all'uscio della stanza, si scosse come se fossi stato uno sconosciuto, mut nuovamente di colore, e mi disse, con voce soffocata, di lasciarla, e di ritornare dopo una mezz'ora. Obbedii, essendo certo che doveva aver ricevuto cattive notizie di suo marito, e andava mulinando fra me, con molta agitazione, che mai potesse essere.
Quando ritornai nella stanza, il volto della padrona era tuttavia stravolto. Senza parlare mi diede due lettere sigillate, una pel signor Meeke, l'altra indirizzata al suo avvocato a Londra, che era anche l'unico stretto parente che le rimanesse.
Lasciai alla casa del parroco una di quelle lettere, ed impostai l'altra. Tornato a casa sentii che la signora erasi ritirata nella sua stanza, ove rimase per quattro giorni, tenendo racchiuso il suo nuovo dispiacere, qualunque esso potesse essere. In questo giorno giunse al castello l'avvocato di Londra; la signora and con lui nella libreria, ove rimasero quasi due ore a discorrere. Trascorse le quali, il campanello suon per chiamarmi.
Sedete, Guglielmo, disse la padrona quando fui entrato nella stanza. Io ho tanta fiducia nel vostro affetto per me, che, coll'assenso di questo signore, il quale  mio parente e mio avvocato, sto per confidarvi un gravissimo segreto, e adoperare i vostri servizi in una circostanza che per me  cos importante come se si trattasse della vita o della morte.
I suoi poveri occhi erano rossi e le sue labbra tremavano mentre mi parlava cos. Io era tanto sorpreso di ci che mi aveva detto, che quasi non trovava una seggiola per sedermi. Essa me ne addit una accanto alla tavola, e stava per parlarmi di nuovo, quando l'avvocato la interruppe.
Vi prego, signora, diss'egli, non vi agitate senza bisogno. Io racconter a questa persona come sono i fatti, e se dimentico qualche cosa, voi potete rimettermi nel vero.
La signora si appoggi alla seggiola e si coperse il volto col suo fazzoletto; l'avvocato tacque un momento, poi mi volse la parola.
Voi siete gi informato, disse, delle circostanze che diedero luogo alla partenza del vostro padrone, e saprete pure, credo, che da quel giorno la vostra signora non ebbe pi nuove di suo marito.
Gli risposi che io era informato di tutto ci.
Vi rammentate, continu egli, di aver portato alla vostra padrona una lettera cinque giorni fa?
S, signore, risposi, una lettera che parve addolorarla moltissimo.
Ora vi legger quella lettera. Ma vi faccio avvertito che contiene una tremenda accusa contro il vostro padrone, la quale per non  avvalorata da nessuna firma. Io ho gi detto alla vostra signora che non deve dare troppa importanza ad una lettera anonima; ed ora dico a voi la stessa cosa.
Cos dicendo prese la lettera e cominci a leggere ad alta voce. Siccome me ne fu data poi una copia, cos posso trascriverla quasi testualmente.
"Signora,
"Non potrei in coscienza essere tranquillo, se vi lasciassi nella piena ignoranza dell'infame condotta di vostro marito a vostro riguardo. Se per caso vi siete rammaricata della sua lontananza, non la rimpiangete pi. Sperate e pregate Iddio invece che voi e vostro marito non abbiate ad incontrarvi pi in questo mondo. Vi scrivo in fretta e col timore di essere osservato. Il tempo mi manca per prepararvi a dovere per ci che debbo svelarvi. Vi dir dunque schiettamente, con tutto il rispetto per voi e dolente della vostra disgrazia, che vostro marito ha sposato un'altra moglie. Io vidi, senza che mi vedesse, la cerimonia compiersi. Se non fossi stato presente a questo atto infame non ve ne avrei parlato.
"Non oso farvi sapere chi io sia, perch credo che il signor Smith si vendicherebbe di me, se conoscesse il passo che sto per fare, e il modo in cui conobbi la sua condotta. Non ho tempo per darvi altri particolaci. Vi avviso solo di ci che  accaduto, e vi lascio padrona di fare di questo avvertimento quello che pi vi piacer. Voi potete non dar fede a questa lettera, perch non  firmata. In questo caso se il signor Smith si arrischiasse a presentarsi a voi, vi raccomando di chiedergli improvvisamente quello che ha fatto della sua nuova moglie, e vedere se il suo aspetto non dimostri immediatamente la verit che vi ha detta un amico ignoto."
Oh signore! dissi, certamente  questa una infame impostura. Sicuramente non pu esser vera.
 ci che ho detto alla vostra signora, rispose l'avvocato, ma essa mi dice invece...
Che io sono persuasa che ci  verissimo, rispose la padrona con voce fioca senza levarsi dal volto il fazzoletto.
Noi non dobbiamo discutere questo, continu l'avvocato. Il nostro affare ora  di vedere se questa lettera dice il vero o mente. Ci si deve fare subito; ho scritto ad uno dei miei sostituti, che  avvezzo a fare ricerche delicate, onde venga qui senza perder tempo. Gli confideremo ogni cosa, ed egli proceder immediatamente alle dovute ricerche;  per necessario, onde non nascano equivoci, che egli sia accompagnato da una persona famigliare del signor Smith, che ne conosca gli usi e i modi, e la vostra padrona ha scelto voi per essere il compagno del mio sostituto. Per quanto bene sia condotta questa impresa, pu esser accompagnata da noie e disagi, pu esser necessario un lungo viaggio, e forse anche pu presentare qualche pericolo. Siete voi, continu l'avvocato fissandomi in volto, pronto a soffrire qualunque inconveniente e incontrare qualche rischio per la vostra padrona?
Tutto ci che io posso lo far volentieri, signore, risposi; ho paura soltanto di non valere gran cosa in questa faccenda. Ma in quanto ai rischi e ai disturbi sono pronto ad incontrarli senza timore.
La signora si tolse dal volto il fazzoletto e mi guard con occhi pregni di lagrime, stendendomi la mano. Non so come mi arrischiai, ma baciai la mano che mi era offerta, sentendomi poi mezzo vergognoso e mezzo meravigliato del mio ardimento.
Riuscirete, buon uomo, disse l'avvocato scuotendo la testa. Non vi prendete pensiero intorno all'abilit che temete di non avere. Il mio sostituto ne ha abbastanza per due. Ricordatevi soltanto che questa ricerca, come il motivo che la cagiona, deve essere segreta. Tranne noi tre e l'ecclesiastico del villaggio (al quale la vostra padrona ha fatto parola di ci nella sua lettera) nessuno sa nulla. Appena giunto il mio sostituto lo metter a parte della cosa.
Il sostituto non tard ad arrivare.
Io mi aspettava, dalla descrizione del suo principale, di vedere un uomo serio, grave, di modi piuttosto riservati; con mia grande sorpresa, questa persona cos pratica per le ricerche delicate, era un ometto piccolo, rotondo, allegro, con due bei menti, ed un paia di occhietti neri brillanti in mezzo ad un naso piuttosto grosso e di cui la punta aveva una bella tinta rosea. Era vestito di nero, con una cravatta bianca; prendeva tabacco sovente da una scatola voluminosa; camminava colle mani incrociate sul dorso, ed aveva l'aspetto di un uomo agiato e libero di s, anzich quello di un sostituto d'avvocato.
Come va? diss'egli quando gli apersi la porta di casa. Io sono l'uomo che aspettate da Londra. Sono il signor Dark! Mi accomoder qui finch siate tornato; e, giovanotto, se vi fosse in casa un qualche bicchiere di birra, sarei capace di berlo."
Andai a prendergli la birra prima di andare ad annunziarlo. Egli mi fece l'occhiolino mentre l'assaggiava.
Alla vostra salute, disse. Mi piacete, non dimenticate il mio nome: signor Dark; potete lasciare qui la bottiglia pel caso che il mio principale mi facesse aspettare."
Andai ad annunziarlo, e mi fu detto di condurlo nella libreria.
Quando tornai gi nella sala la bottiglia era vuota, e il signor Dark stava assaporando una presa di tabacco; egli aveva bevuto un litro della pi forte birra, e dall'effetto prodotto su di esso, si sarebbe detto che era acqua pura.
Mentre stava conducendolo alla libreria, Giuseppina c'incontr. Il signor Dark mi guard e le fece un profondo saluto.
La cameriera della signora, lo sentii borbottare fra s; una bella donna, ma deve essere maligna come un demonio."
Io mi volsi verso di lui, quasi in collera pei suoi strani modi, e lo fissai prima di aprire l'uscio della libreria. Il signor Dark mi fiss pure dicendomi: "Tutto va bene" e mi fece nuovamente l'occhiolino; picchi, aperse ed entr tutto in un momento.
Mezz'ora dopo fui nuovamente chiamato. Il signor Dark stava seduto tra la mia padrona (la quale lo guardava meravigliata) e l'avvocato (che lo guardava soddisfatto). Aveva sulle ginocchia una carta geografica, ed una penna in mano. A giudicar dal suo volto, la comunicazione del segreto intorno al mio padrone non pareva avergli fatto la bench minima impressione.
Ho chiesto il permesso di farvi una domanda, mi disse appena fui entrato. Quando trovaste partito il yacht del vostro padrone avete sentito quale direzione avesse presa? Era forse al nord verso la Scozia? Parlate, buon uomo.
S, risposi. I barcaiuoli mi dissero questo, quando chiesi nuova del bastimento.
Ebbene, signore, disse il signor Dark, volgendosi all'avvocato, se egli ha detto di essere andato in Isvezia, sembra aver presa quella direzione. Io credo di sapere ora tutto ci che  necessario."
L'avvocato allora si volse a me dicendomi:
Preparate il vostro sacco da viaggio, e fate disporre un mezzo di trasporto per la citt pi vicina, ove troverete la posta. Animo! svelto, brav'uomo.
E qualunque cosa accada in avvenire, aggiunse la mia signora colla sua dolce voce, credete, Guglielmo, che non dimenticher mai la prova di affetto che mi date ora.  un conforto per me il potermi affidare alla vostra fedelt e alla straordinaria intelligenza del signor Dark.
Il signor Dark non parve sentire quel complimento; stava sempre scrivendo colla carta sulle ginocchia.
Un quarto d'ora dopo, quando ebbi fatto preparare il calessino e scesi col mio sacco pronto, lo trovai che stava aspettandomi bevendo un altro litro di birra.
Vi sono in casa delle canne da pescare? diss'egli quando deposi il sacco in terra.
S, risposi meravigliato della domanda. Che cosa ne volete fare?
Mettetene due nella carrozza, disse il signor Dark, colle lenze e gli ami necessari. Prendete una goccia di birra, Guglielmo, e non mi guardate con quegli occhi spaventati, che quando saremo fuori vi dir il mio modo di pensare. Ora andatemi a cercare gli arnesi di pesca, e fate presto, perch fra cinque minuti voglio essere in viaggio.
Quando tornai colle canne e le lenze trovai il signor Dark gi seduto nel carrozzino.
Danaro, bagaglio, canne per pescare, carte di direzione, la copia della lettera anonima, guida, carta geografica, disse egli, ripassandosi nella mente quanto ch'eragli necessario pel viaggio. Tutto  in ordine. Animo, partiamo.
Presi le redini e partimmo. Mentre ci allontanavamo, vidi la padrona e Giuseppina che guardavano da due finestre del secondo piano. La memoria di quelle due faccie attente, una cos bianca e buona l'altra cos gialla e maligna, mi segu per parecchi giorni.
Ora, Guglielmo, disse il signor Dark quando fummo usciti dal portone, vi dir che dovete mutar mestiere fino a nuovo ordine. Voi siete lo scritturale di una banca, ed io pure. Noi siamo in vacanza, che, come Natale, viene una volta all'anno, e stiamo facendo una piccola escursione in Scozia per vedere le cose che vi sono pi notevoli, e respirare l'aria marina, e fare anche qualche partita di pesca qualora se ne presenti l'occasione. Io sono il grosso cassiere che conta l'oro, e voi siete il computista, che seduto dietro di me tiene i conti. La Scozia  un bel paese, Guglielmo. Sapete fare il whisky-toddy? Io s; e ci che  pi meraviglioso, posso berlo.
La Scozia? dissi io. Che cosa andiamo a fare in Iscozia?
Domanda per domanda, disse il signor Dark. Perch intraprendiamo noi questo viaggio?
Per trovare il mio padrone, risposi, per assicurarci della verit di quella lettera.
Benissimo, soggiunse egli, e che cosa fareste voi?
Io andrei a cercarlo a Stoccolma in Isvezia, ove ha detto d'indirizzare le sue lettere.
Davvero? riprese il signor Dark. Se foste un pastore, Guglielmo, ed aveste perduto una pecora nel Cumberland, comincereste a cercarla a Land's-End, oppure un po' pi vicino alla vostra casa?
Ora volete farmi parere sciocco, soggiunsi.
No, rispose il signor Dark. Voglio soltanto illuminarvi; ora ascoltate il mio ragionamento, e traetene il maggior profitto possibile. Il signor Giacomo Smith dice che vuol fare una escursione in Svezia, e per dire il vero, dapprincipio, parte verso la costa settentrionale della Scozia. In qual modo  egli partito? In un yacht. Questi bastimenti possono portare a bordo bestie bovine e macellai? No. Le provviste di carne fresca possono mantenersi dal Cumberland alla Svezia? No. I gentiluomini si adattano forse a mangiare carne salata? No. Che cosa risulta da questi tre no? Che il signor Smith deve essersi fermato in qualche luogo sulla strada della Svezia, per provvedersi di provvisioni fresche. In questo caso si sar fermato in Scozia sulla terra ferma, ove le citt della costa sono pi grandi, e ove si trova maggior copia di provviste. Quindi, che cosa dobbiam noi fare? Non correre rischio di perdere un solo anello della catena delle prove, lasciando passare ogni luogo ove egli abbia potuto porre il piede. Non dobbiamo sciupare tempo e danaro facendo una corsa in Isvezia, finch non siamo certi di doverci assolutamente andare. Perci dobbiamo dirigerci al nord della Scozia. Avete capito, Guglielmo? Credete che la buona birra bevuta da me al castello abbia alterata la mia mente?
Era evidente che ci non era accaduto, e glielo dissi. Sorrise facendomi l'occhietto, e, presa una bella presa di tabacco, mi disse che voleva ruminare un po' nel suo cervello il piano da seguire.
Intanto giungemmo alla casa di posta, ed egli aveva gi compiuto nella sua mente il progetto e si sentiva disposto a fare il confronto della birra del castello con quella dell'osteria. Il carrozzino fu lasciato per essere poi riportato l'indomani mattina a casa per mezzo dello stalliere. Ordinammo una carrozza di posta; e fatta provvista di un grosso pane, di un salame e di due bottiglie di vino, ci sedemmo in vettura, avviandoci al nostro incerto viaggio.
Ancora un consiglio d'amico, disse il signor Dark, accomodandosi il meglio possibile nel canto della carrozza. Dormite, Guglielmo, il pi che potrete, perch non troverete un letto che a Glascow.
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CAPITOLO 3.
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Quantunque gli avvenimenti che sto ora raccontando siano avvenuti parecchi anni or sono, pure, per maggior precauzione, non nominer i paesi ove ci fermammo col signor Dark per fare le nostre ricerche. Baster che io ne parli in generale e menzioni il risultato ottenuto.
Giunti a Glascow, il signor Dark torn a ruminare nella mente il piano da seguire. Il risultamento fu che mut il pensiero di andare dritto al nord della Scozia, credendo miglior partito l'accertarsi del cammino seguito dal yacht mentre andava costeggiando la spiaggia occidentale.
Questa nuova risoluzione fu causa che dovemmo necessariamente prolungare il nostro viaggio, essendo obbligati a divergere dalla strada maestra. Tre volte fummo mandati inutilmente in luoghi selvaggi per colpa di false indicazioni. Due altre volte ci addentrammo nell'interno dietro a gentiluomini che corrispondevano generalmente alla descrizione del signor Smith, ma che erano tutt'altri che lui. Queste vane escursioni, specialmente le tre prime, ci presero un tempo infinito. Erano gi scorsi due mesi dacch avevamo lasciato il castello, quando alla fine ci trovammo all'estrema punta della Scozia, in una citt abbastanza grande, dotata di un bel porto. Fino allora il nostro viaggio non ci aveva dato nessun effetto, ed io cominciava a disperare della riuscita. Non per il signor Dark, il quale non perdette mai nulla della sua serenit d'animo e della sua meravigliosa pazienza.
Non sapete aspettare, Guglielmo, mi diceva sempre quando mi sentiva lamentarmi; io s che aspetto.
Verso sera, montati in un modesto carrozzino, scendemmo come il solito in una delle osterie pi infime.
Dobbiamo cominciare dal fondo, soleva dire il signor Dark. In un bell'albergo ove si trova la buona compagnia, questo non si farebbe famigliare con noi, mentre in un'osteria la gente bassa si fa ciarlare.
E certo egli provava la verit delle sue parole; non ho mai veduto nessuno come il signor Dark per farsi amici gente che non lo avevano mai veduto. Per quanto siano diffidenti gli Scozzesi, esso sapeva vincerli; variava i suoi mezzi secondo le diverse tempre di uomini; ma aveva tre opinioni che esprimeva sempre in tutte le sorta di compagnia che incontrammo in Iscozia. La prima, che egli credeva che la vista di Edimburgo dal Seggio di Arturo fosse la pi bella del mondo; la seconda, che il whisky era il liquore pi salubre dell'universo; e la terza, che la sua defunta madre era la miglior donna della terra. Bisogna notare per che quando diceva quest'ultima sua opinione in Iscozia, aggiungeva invariabilmente che il nome di fanciulla di sua madre era Macleod.
Scendemmo a quella osteria; io era affranto dalla stanchezza, e mi posi sul letto per riposare. Il signor Dark, che era infaticabile, scese per fumare e bere nella stanza comune.
Non so da quanto tempo fossi addormentato, quando fui scosso da una mano che si pos sulla mia spalla. La stanza era interamente oscura, e sentii un'altra mano che mi chiuse la bocca. Un forte odore di tabacco e d'acquavite mi colp l'odorato, ed una voce mi susurr all'orecchio:
Guglielmo, siamo giunti al termine del nostro viaggio.
Signor Dark, dissi io saltando su, siete voi? Che cosa volete dire?
Voglio dire che il yacht si  fermato qui, mi rispose egli sempre sottovoce. E il vostro briccone di padrone scese a terra.
Oh! signor Dark, non mi dite che quella lettera era vera!
Verissima, rispose egli, parola per parola. Egli si spos qui, ed  partito verso il Mediterraneo col Numero-Due tre settimane prima che noi lasciassimo la casa della vostra signora. Zitto, non fiatate. Dormite, o accendetevi un lume per leggere se non potete far altro. Ma non venite qui con me. Far di sapere ogni particolare senza far le viste di nulla. Voi avete una faccia furiosamente onesta e sincera, Guglielmo, quindi non posso fidarmi di lasciarvi venire nella sala. Mi son fatto gi molti amici fra questi scozzesi; essi conoscono la mia opinione sul sedile di Arturo; veggono quello che penso del whisky, e non star pi un pezzo a dir loro che il nome di mia madre era Macleod.
Con queste parole usc dalla stanza lasciandomi all'oscuro come mi aveva trovato.
Io era troppo agitato per poter dormire, quindi accesi il lume e provai a leggere una vecchia gazzetta che aveva messo nel mio sacco da viaggio. Verso le dodici, quando la osteria stava per chiudersi, il signor Dark torn tutto allegro.
Ho saputo tutta la faccenda, disse egli battendosi la fronte. Quel vostro padrone  un vero mariuolo; secondo me, Guglielmo, credo che la vostra padrona non avr finito ancora le sue tribolazioni.
Dormivamo quella sera in una stanza con due letti, e appena il signor Dark ebbe chiusa la porta e si fu coricato, cominci a narrarmi i particolari raccolti nella sala dell'osteria. Il sunto di ci che mi disse  il seguente:
Il yacht aveva fatto una meravigliosa corsa fino al Capo Wrath; ma girando quella punta, il vento divenne del tutto contrario, quindi fu obbligato a dar fondo per approvvigionarsi e aspettare il vento favorevole.
Il signor Smith sceso a terra and a vedere se nell'albergo principale vi fosse qualche stanza conveniente per fermarsi qualche giorno. Nei suoi giri per la citt il suo sguardo fu attirato in una casa piuttosto decente, ed ove si affittavano stanze, dalla vista di una bella fanciulla che cuciva accanto alla finestra. Egli rimase tanto colpito da quel volto che torn una seconda volta per rimirarlo, e questa seconda volta prese il partito di domandare il permesso di vedere le stanze da affittare. Fu condotto in quelle camere dalla madre della fanciulla, donna rispettabile, che seppe poi essere la moglie di una specie di padrone di barca e proprietario di un bastimento che ora era in viaggio. Con una certa manovra riusc ad entrare nella saletta ove stava lavorando la fanciulla, e mutar parole con essa. Le voce e le maniere della ragazza finirono di affascinarlo. Il signor Smith si persuase, colla sua solita sventatezza, che egli era innamorato pazzo della ragazza, e senza esitare un momento prese in affitto due o tre stanze per un mese.
 inutile dire che i suoi progetti sulla fanciulla erano i pi indegni, e che si present alla madre e alla figlia come uomo scapolo. Aiutato dai vantaggi che gli davano il danaro, la posizione, ed anche la sua bella apparenza, egli si credeva certo di compiere la rovina di quella fanciulla senza grande difficolt, ma trov che aveva intrapresa una difficile conquista.
La madre vigilava sempre, e la presenza di spirito della figlia non le fece mai difetto. Essa ammirava la bella statura e le magnifiche fedine del signor Smith, mostrava per esso una certa propensione, sorrideva ai suoi complimenti, ed arrossiva quando egli la guardava; ma, fosse astuzia o fosse innocenza, non pareva accorgersi che le sue proteste avessero motivi men che onorevoli. Alla prima indebita famigliarit, si ritirava con aria di sorpresa e di sprezzo, che rendeva perplesso il signor Smith.
In tal modo le settimane passavano, ed egli si sentiva sempre pi attirato verso quella fanciulla; era spirato il mese e non aveva fatto un passo di pi dal giorno della sua venuta.
Pare che in quel tempo ci fu fra loro una nuova scaramuccia, la quale fu causa di una certa freddezza; perch, invece di rinnovare il suo affitto, egli and nel yacht, e dorm a bordo di quello due notti.
Il vento era divenuto favorevole, e le provviste erano a bordo, ma il signor Smith non dava al piloto l'ordine di levar l'ancora. Il terzo giorno, la causa della freddezza, qualunque essa fosse, parve scomparsa, ed egli torn a prendere il suo alloggio a terra. Alcuni curiosi del paese osservarono poco dopo che quando lo incontravano nelle strade egli era piuttosto di cattivo umore ed inquieto. Forse rimaneva perplesso fra queste due vie, o abbandonare interamente la fanciulla, o commettere la bricconata di sposarla.
Per quanto fosse uomo da poco, egli esitava a correre i rischi, e forse questo lo spaventava, che poteva incontrare in quest'ultimo caso. Mentre egli stava dubbioso, il bastimento del padre della fanciulla entr nel porto, e la presenza del capitano lo decise alla fine. Come andassero le cose non si pot sapere, perch nessuno fu presente ai loro discorsi, ma il fatto  che la data dell'arrivo del padre della fanciulla, si pu dire sia stata la stessa della risoluzione presa dal signor Smith di sposare quella ragazza.
Avendo fermato nella mente questo delitto, egli procedette con una infinita astuzia e freddezza a provvedere ai modi onde non venire scoperto.
Tornato a bordo del suo yacht, annunzi che aveva smessa l'idea di andare in Isvezia, e che voleva divertirsi con una lunga pesca intorno alla Scozia. Dopo ci diede ordine che il bastimento fosse fatto rientrare nel porto, diede permesso al piloto di tornarsene alla sua famiglia a Cowes, pag tutto l'equipaggio dal primo all'ultimo, e cos con un colpo solo si sbarazz delle sole persone che in quella citt conoscessero l'esistenza della sua disgraziata moglie. Dopo questo non vi era pi alcun pericolo, qualora si divulgasse in paese la nuova del suo matrimonio; il suo nome era abbastanza comune per non essere per lui una salvaguardia, nel caso che i giornali scozzesi avessero parlato di quell'avvenimento. Tutti i suoi amici, anche sua moglie medesima, avrebbero potuto leggere l'annunzio del matrimonio del signor Giacomo Smith senza avere il pi piccolo sospetto che egli fosse lo sposo.
Due settimane dopo aver pagato la sua gente, egli fu sposato alla figlia del capitano mercantile. Il padre della fanciulla era conosciuto in paese per essere un uomo interessato ed egoista, e che avrebbe fatto ogni premura per assicurarsi un genero ricco. Egli, sua moglie, e pochi parenti furono presenti alla cerimonia, e appena questa compiuta, gli sposi novelli lasciarono il paese per andare a passare la luna di miele ai laghi sulle montagne.
Per due giorni dopo tornarono inaspettatamente, annunziando di aver mutato proposito. Lo sposo (pensando con ragione che sarebbe pi sicuro fuori dell'Inghilterra) aveva tanto vantato alla sua sposa il clima e le bellezze delle regioni meridionali, che la nuova signora Smith era stata presa da una subitanea passione per la Spagna e per l'Italia, ed avendo gi provato a bordo del bastimento di suo padre che il mare non le faceva male, era desiderosa di andare nel Mediterraneo col yacht. Il marito suo era troppo affezionato a lei per non cedere ad un suo capriccio, aveva abbandonata l'idea della sua escursione, e si dava attorno per allestire prontamente il yacht. In tutto ci non v'era nulla da insospettire i genitori; la madre trovava che il signor Smith era il modello dei mariti, ed il padre diede una mano al genero onde trovargli uomini per formare l'equipaggio al pi presto possibile. In tal modo il yacht fu allestito in poco tempo, e tutto essendo in ordine, il signor Smith e la nuova sposa partirono prima che io e il signor Dark avessimo lasciato Darrock per andare in cerca di lui.
Questo fu il vero racconto della indegna condotta del mio padrone come mi fu narrato. Concludendo la storia, il signor Dark mi disse che aveva ancora qualche cosa da dirmi, ma che aveva troppo sonno per continuare a parlare in quella notte. L'indomani mattina egli riprese il suo discorso.
Ieri sera non ho finito tutto quello che aveva da dirvi, disse egli.
Disgraziatamente mi avete detto quanto basta per provarmi la verit dei fatti raccontati in quella lettera anonima, risposi.
S, disse il signor Dark, ma vi dissi forse il nome di chi la scrisse?
Pretendereste sapere anche questo? sclamai.
Credo di s, rispose egli freddamente. Quando udii che il vostro carissimo padrone aveva pagato gli uomini del suo equipaggio e li aveva congedati, mi nacque un sospetto. Dopo aver interrogato a dovere un tale che mi parve il pi ciarlone della brigata, seppi che tutti avevano creduto che il credenziere fosse partito col resto degli uomini, quando fu veduto nel paese il giorno medesimo in cui il signor Smith salpava pel Mediterraneo. Dove e come si fosse nascosto, nessuno lo pot sapere.
Forse egli aveva imitato il padrone ed aveva preso moglie, diss'io con candore.
Possibile, rispose il mio ciarlone, perch diede di s un conto assai confuso, e fin partendo in fretta verso il sud. Questo mi bast; spero che la cosa  ben evidente; Guglielmo, il dispensiere, sospett che gatta ci covasse, si nascose, aspett, e poi scrisse la lettera anonima alla vostra Padrona. Volendo, possiamo trovarlo a Cowes, e possiamo cercare in chiesa la copia dell'atto di matrimonio appena ci sia ci ordinato. Ora non abbiamo da far altro che tornare al castello e vedere come la vostra signora vuole comportarsi in queste circostanze.
Tornammo a Darrock con tutta la speditezza dei nostri cavalli di posta.
Siccome la padrona era persuasa fin da principio della veracit di quella lettera anonima, cos non rimase molto colpita quando seppe le cattive nuove che noi recavamo, e in apparenza fu calma e rassegnata. Il signor Dark rest sorpreso e deluso quando vide che essa non volle cercare prove ulteriori di ci che egli aveva scoperto e che anzi insistette onde serbasse su questo fatto il pi profondo silenzio. Per la prima volta, dopo che aveva conosciuto il mio compagno di viaggio, lo vidi abbattuto sentendo che non si dovea proceder oltre in questa faccenda, e sebbene egli lasciasse il castello con un bel compenso, pure lo lasciava scontento.
Un caso tanto bello! Guglielmo, diceva egli con dolore e levando al cielo le mani. Un caso tanto raro!  proprio un peccato fermarsi l a mezza strada.
Non conoscete quanto dignitosa  la mia padrona, risposi io. Morirebbe anzich esporre innanzi ad un tribunale la sua condizione di abbandonata, anche se ci dovesse essere una punizione per suo marito.
Iddio benedica la vostra semplicit, soggiunse il signor Dark; credete sul serio che un caso come questo pu essere soffocato?
E perch no? risposi, se noi serbiamo il segreto?
Va bene pel segreto! sclam il signor Dark, scuotendo le dita. Il vostro padrone si scoprir se nessuno lo scopre.
Il mio padrone! diss'io tutto meravigliato.
S, il vostro padrone, rispose egli; io ho una certa esperienza, e vi dico che non avete finito con lui. Ricordatevi le mie parole, Guglielmo, il signor Smith torner.
Con questa profezia il signor Dark mi lasci per tornarsene a Londra. Le sue ultime parole mi risuonarono per un pezzo all'orecchio. E ci vollero molte settimane prima ch'io smettessi l'uso di scuotermi ad ogni suono di campanello della porta di casa.
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CAPITOLO 4.
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La nostra vita al castello riprese il suo monotono corso. L'avvocato di Londra scrisse alla mia padrona di andare a passare qualche tempo con sua moglie. Ma essa non accett l'invito, non amando stare in compagnia dopo l'accaduto; per quanto facesse il possibile per celare lo stato dell'anima sua, pure io mi avvedeva che languiva sotto il dolore dell'offesa ricevuta; non so che cosa sarebbe accaduto di lei se fosse rimasta sempre sola.
Fortunatamente per lei, dopo un certo tempo, mand a dire al signor Meeke di venire al castello e riprendere i loro antichi trattenimenti musicali.
Essa gli disse, e a me parve giustissimo, che qualunque impegno anteriore egli avesse preso col signor Smith, era adesso divenuto nullo, dacch quella persona aveva spezzato ogni vincolo matrimoniale, prima abbandonandola, e poi sposando un'altra donna.
Dopo questo, essa lasciava il signor Meeke giudice se la innocente amicizia che esisteva fra loro dovesse essere spezzata. Il piccolo parroco esit, pens; e fin per dar ragione alla mia padrona, e torn col suo flauto sotto braccio al castello. Agli occhi del mondo questo passo poteva essere un po' imprudente per parte della mia padrona, ma, era l'unica sua risorsa contro l'assoluto sconforto. La inoffensiva compagnia del signor Meeke, e il piacere di eseguire un po' di musica, la salvarono, io credo, dalla disperazione.
E cos, coll'aiuto della musica e del signor Meeke, la mia padrona pass il tempo. L'inverno trascorse, venne la primavera, e nessuna notizia si ebbe dal signor Smith. Quell'anno l'inverno era stato rigido e lungo, e la primavera era tuttavia fredda e piovosa. Il primo giorno di sole fu il quattordici di marzo.
Ho notato la data di quel giorno nella mia mente in modo indelebile. Per quanto io possa vivere ancora, mi ricorder sempre del quattordici di marzo e delle pi piccole circostanze che accaddero in quel giorno.
La mattina cominci male, almeno secondo le persone superstiziose. La signora rimase tardi nella sua stanza dando assetto ai suoi vestiti e alle sue cose, mettendo in ordine certe cassette che da molto tempo non erano state aperte. Nel momento della merenda, fui scosso sentendo il campanello del salotto suonare violentemente. Corsi sopra per vedere di che cosa si trattasse, e la mulatta, Giuseppina, che aveva anch'essa udito, si affrett a salire con me. Essa entr per la prima nel salotto, ed io dietro di lei. La padrona era ritta, sola, in mezzo alla stanza con la fisonomia assai sconvolta.
Sono stata derubata! disse ella con veemenza, non so quando n come, ma mi mancano due braccialetti, tre anelli ed una quantit di fazzoletti guerniti di pizzo.
Se avete qualche sospetto, signora, disse Giuseppina con voce stridula e dura, ditelo francamente; i miei bauli sono a vostra disposizione.
E chi vi parla dei vostri bauli? disse la mia padrona con collera. Siate meno pronta a rispondere, se vi piace, la prima volta che vi parler.
Si volse a me spiegandomi le circostanze e il modo in cui aveva scoperto questa perdita. Le dissi di ricercar bene gli oggetti mancanti, e poi, se non si fossero trovati, sarei andato dal commissario di polizia, per mettere l'affare nelle sue mani.
La padrona acconsent alla mia proposta e sul momento si incominci la ricerca, la quale dur fino all'ora del pranzo senza avere nessun effetto. Allora mi offersi per andare dal commissario, ma la padrona disse che era troppo tardi, che rimanessi a servirla in tavola come al solito, e che l'indomani mattina la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata di andare alla polizia. Il signor Meeke doveva venire la sera con musica nuova, e ho un leggero presentimento che la signora non volesse essere disturbata nel suo passatempo prediletto, dall'arrivo del questore.
Finito il pranzo venne il parroco, e il concerto cominci come al solito e dur tutta la sera. Alle dieci portai su il vassoio dei biscotti, il vino e l'acqua di seltz come era solito fare tutte le sere. Stava proprio per stappare la bottiglia d'acqua di seltz, quando udii il rumore delle ruote di una vettura, e poco dopo il suono del campanello.
Io non poteva lasciare la bottiglia per correre alla porta, quindi una delle donne di servizio and ad aprire. Sentii come un mezzo grido, poi il rumore di un passo a me molto famigliare.
La mia padrona si volse dal pianoforte e mi guard fisso in volto.
Guglielmo! disse, conoscete voi questo passo?
Prima che potessi rispondere, la porta fu aperta con impeto, ed il signor Smith entr nella stanza.
Egli aveva il cappello in testa; i suoi lunghi capelli gli cadevano gi sul collare del vestito; i suoi occhi neri e brillanti, dopo aver fissato un momento la mia padrona, si volsero sopra il signor Meeke. Le sue folte sopracciglia si aggrottarono, ed una delle sue mani prese una parte delle fedine e le tir con rabbia.
Siete qui di nuovo! disse egli avanzandosi di qualche passo verso il piccolo parroco, il quale seduto tutto tremante stringeva fra le braccia il suo flauto come se fosse stato un bambino.
Vedendo che villanamente suo marito si avanzava, la mia padrona gli si mosse incontro. Al primo passo si volt come una vipera verso di lei, dicendole:
E voi, donna senza vergogna! avete cuore di guardarmi in faccia in presenza di quest'uomo?
E segn colla mano il signor Meeke.
La signora non si mostr sgomentata quando egli si rivolse a lei. Non un segno di timore comparve in quel momento sul suo volto. Il sentimento dell'insulto e della offesa sofferta da quell'uomo, la coscienza di sapere il suo colpevole segreto, le diedero una forza straordinaria in quel momento.
Vi domando, ripet egli vedendo che non rispondeva, come osate guardarmi in volto in presenza di quest'uomo?
Essa alz gli occhi al cappello che il signor Smith aveva ancora in testa.
Chi vi ha insegnato ad entrare in una stanza e parlare ad una signora col cappello in testa? disse ella con voce calma e sprezzante.  questo uso sancito dalla vostra nuova moglie?
Io stava fissando il signor Smith in quel momento; il suo colorito, per lo pi scuro ed affumicato, divenne subito livido giallognolo, la sua mano si attacc convulsivamente alla seggiola a lui pi vicina e si sedette per non cadere.
Non vi comprendo; rispose egli dopo un momento di silenzio, guardando con inquietudine intorno alla stanza.
Non  vero, disse la signora; la vostra lingua mente, ma il vostro volto svela la verit.
Con uno sforzo disperato egli riprese la sua audacia ed il suo coraggio; poi si alz con impeto dalla sedia, mandando una spaventosa bestemmia.
Un momento prima che questo accadesse, mi era parso di sentire nel corridoio fuori dalla porta il frusco di una veste, come se qualcheduna delle donne di servizio stesse ad ascoltare fuori dell'uscio. Io sarei andato a vedere di che si trattava, ma il padrone mi trattenne nel momento in cui si era alzato dalla sedia.
Andate a farmi il letto nella stanza rossa, ed accendetemi subito un buon fuoco, disse col suo solito modo sgarbato, e quando suoner il campanello mi porterete dell'acqua calda e una bottiglia di acquavite. In quanto a voi, soggiunse volgendosi al signor Meeke, il quale sedeva pallido e muto, col suo flauto nelle braccia, lasciate questa casa, altrimenti vi accorgerete che il vostro abito non baster a proteggervi!
A questo insulto il sangue sal al volto della padrona, ma prima che essa potesse parlare, il signor Smith alz la voce, gridando:
Non voglio sentir altro da voi: avete agito come una pazza, e vi considero come tale. Non avete la vostra ragione, e vi giuro che domani vi far vedere dai medici E che cosa fate l immobile, birbante!? rugg egli volgendosi a me; perch non mi obbedite?
Guardai la padrona. Se mi avesse comandato di dare due pugni al signor Smith, per quanto robusto egli fosse, credo che in quel momento lo avrei gettato gi.
Fate quello che vi dice, Guglielmo, disse la signora stringendo le mani sul petto, come se volesse contenere l'indignazione che sentiva. Questo  l'ultimo comando che egli vi dar, ve lo prometto.
Mi minacciate, forse?
E termin con una parola che non star a trascrivere.
Vi dico, rispose essa con voce sonora e chiara, che voi mi avete oltraggiata in modo da non sperarne perdono n oblio, e che non m'insulterete mai pi come avete fatto stasera.
Dopo queste parole, lo guard fisso, si volse lentamente verso la porta ed usc.
Un momento prima il signor Meeke aveva raccolto tutto il suo coraggio per lasciare pian piano la stanza. Osservai che andava rasente al muro, col flauto nascosto sotto le falde del suo abito, come se temesse che il signor Smith nella sua collera selvaggia potesse spezzare quell'innocente istrumento. Giunse alla porta prima della padrona, l'aperse adagino, lo vidi scuotersi, e il frusco del vestito mi giunse nuovamente all'orecchio.
La mia padrona lo segu nel corridoio, volgendosi per dal lato opposto a quello preso dal piccolo parroco; io uscii dopo di loro lasciando solo il signor Smith.
Raggiunsi il signor Meeke nell'anticamera e gli apersi l'uscio di strada.
Scusatemi, signore, diss'io, ma quando apriste la porta del salotto, non vi era qualche persona ad ascoltare?
S, Guglielmo, rispose il signor Meeke con voce spenta, credo che fosse Giuseppina, ma io era cos spaventato che non ne sono certo.
Aveva essa sorpreso il nostro segreto? Questa fu la prima domanda che mi feci quando andai ad allestire la camera rossa. Dal tempo in cui io aveva udito il primo rumore fuori della porta, conclusi che essa non aveva udito che l'ultima parte della disputa accaduta tra la mia padrona e quel mariuolo di suo marito; quelle ardite parole intorno alla nuova moglie, erano certamente state pronunziate prima che io avessi sentito Giuseppina fuori dell'uscio.
Appena ebbi acceso il fuoco e preparato il letto, tornai nel salotto per annunziare che l'ordine datomi era stato eseguito. Il signor Smith passeggiava su e gi per la stanza con piglio inquieto e preoccupato, sempre col cappello in testa. Mi segu nella camera rossa senza far motto.
Dieci minuti dopo, suon per aver l'acqua calda e l'acquavite. Quando gliele portai, egli stava aprendo un piccolo sacco da viaggio, che era il solo bagaglio che avesse seco. Lo lasciai senza pronunziare una parola n l'uno n l'altro.
Per quanto io possa dire, quella notte fu tranquilla.
L.'indomani mattina sentii che la mia padrona era tanto sofferente che non poteva alzarsi da letto. Non era da meravigliare pensando a ci che era succeduto la sera precedente.
Verso le nove andai nella camera rossa per portare acqua calda al padrone. Dopo aver picchiato due volte, provai ad aprir l'uscio, e siccome non era chiuso a chiave di dentro, lo apersi ed entrai.
Guardai nel letto, e intorno alla stanza. Nessun segno del signor Smith.
Giudicando dalle apparenze, egli aveva dormito in letto; sulla coperta vi era la camicia da notte che aveva portato; la presi in mano e vi scorsi sopra delle macchie; guardai poi attentamente, erano macchie di sangue.
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CAPITOLO 5.
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Nel primo momento, lo sgomento e la meraviglia prodotti da questa scoperta, mi trassero fuori di me stesso. Senza riflettere a ci che avrei dovuto fare, corsi nella stanza dei servitori gridando che qualche cosa di grave doveva essere accaduto al padrone.
Tutta la servit si avvi in fretta verso la camera rossa, e Giuseppina cogli altri. Ritornai nel mio buon senso, per, appena vidi la strana espressione del volto di quella donna, allorch vide la camera vuota e la camicia da notte. Tutti gli altri servitori erano spaventati e attoniti; essa sola, dopo aver fatto un piccolo movimento di sorpresa, si ricompose subito, ed il suo aspetto mostr una non so quale diabolica soddisfazione; poi usc in fretta dalla stanza senza far motto ad alcuno di noi. Tutto ci mi mise in sospetto, e mandata via una buona parte della gente di servizio, rimasi col cocchiere ad esaminar la stanza.
La camera rossa era destinata ai forestieri; era a pian terreno, e dava sul giardino. Trovammo le imposte che io aveva chiuse la sera prima, aperte, ma la finestra chiusa; il fuoco era spento; la bottiglia di acquavite era stata vuotata per met, il sacco da viaggio era scomparso. Nessun segno di violenza n di lotta si scorgeva sul letto od altrove. Esaminammo accuratamente ogni canto della stanza, ma non trovammo altro.
Quando tornai nella stanza dei servitori, sentii cattive notizie della padrona; il rumore insolito, cagionato da questo avvenimento, era giunto al suo orecchio, ed essa era stata informata dell'accaduto senza i dovuti riguardi; quindi, nel suo stato di salute, questa notizia l'aveva colpita estremamente. Era caduta in deliquio e non era tornata in s che con gran difficolt. Era quindi impossibile che essa potesse dare a me od a qualche altro gli ordini opportuni per guidarci in questa circostanza.
Aspettai fino verso la met della giornata, sperando che la signora si rimettesse, tanto da potermi dire quello che io doveva fare, ma aspettai invano. Alla fine deliberai di farle chiedere i suoi ordini, e cercai di Giuseppina, la quale sola avrebbe potuto fare la commissione, ma non potei rinvenirla in tutta le casa; una donna di servizio disse che il suo cappello e il suo scialle non erano pi al solito posto: un'altra aggiunse che Giuseppina l'aveva pregata di fare le sue veci presso la padrona, giacch non si sentiva bene. Non si sentiva bene! E il primo effetto della sua malattia era quello di essere uscita di casa!
Avvertii i servitori di non dir nulle di questo alla padrona, e mi decisi di salire io stesso per domandarle se avrei dovuto scrivere all'avvocato di Londra, ed andare poi dal giudice del paese vicino a informarlo di quanto era accaduto in casa nostra. Avrei potuto far portare l'ambasciata da una delle cameriere, ma allora, sebbene per natura poco sospettoso, ero divenuto tanto diffidente, che non avevo pi fiducia in nessuno.
Quindi domandai alla signora, stando fuori della porta della stanza, il permesso di fare ci che io intendeva e che ho detto sopra.
La padrona mi ringrazi con voce fioca e mi preg di far immediatamente ci che le proponeva.
Andai nella mia stanza e scrissi all'avvocato di venire subito, dicendogli solo che il signor Smith era venuto ed era scomparso, e che la sua presenza era necessaria al castello. Diedi la lettera al cocchiere onde la recasse alla posta, e mi disposi ad andare dal giudice.
Il pi vicino a noi era discosto cinque miglia, e conosceva benissimo la signora. Era un vecchio celibe, che viveva con un suo fratello vedovo; ambedue erano molto rispettati e amati nel distretto, essendo due signori buoni e alla mano, e che facevano molte elemosine. Il giudice si chiamava signor Roberto Nicholson, e suo fratello signor Filippo.
Io mi era messo il cappello, ed aveva detto allo stalliere di allestirmi un cavallo, quando una carrozza si ferm innanzi l'uscio del palazzo. Vi erano in quella tre persone, il signor Filippo Nicholson e due altri individui che non erano servitori, e da quanto mi sembr allora, non erano neppure gentiluomini. Il signor Filippo, quando lo salutai, mi guard con piglio severo, e mi chiese nuove della signora. Gli risposi che era in letto ammalata. Sentendo questo, fece un movimento col capo, e mi disse che voleva parlarmi da solo; lo feci entrare nella libreria; uno di quegli uomini ci segu e sedette nell'anticamera. L'altro rimase nella carrozza.
Io stava precisamente per uscire, signore, dissi io, presentandogli una seggiola, onde recarmi dal signor Roberto Nicholson per un avvenimento straordinario.
So di che si tratta, disse il signor Filippo interrompendomi con un po' di mala grazia, e debbo dirvi, per ragioni che saprete fra breve, che non mi facciate nessun rapporto finch non abbiate sentito prima quello che sto per dirvi. Io sono qui per una circostanza spiacevole assai, che concerne molto la vostra padrona e voi.
Il suo volto dava un'espressione pi cupa a queste parole. Il cuore cominci a battermi pi celermente, e mi sentii impallidire.
Il signor Giacomo Smith, vostro padrone, continu egli, giunse qui inaspettato ieri sera, e dorm in questa casa la notte. Prima di andare a riposarsi, egli e la vostra signora ebbero una querela, che fin, mi rincresce il dirlo, con una seria minaccia per parte della signora Smith contro suo marito. Essi dormirono in stanze separate; questa mattina andaste nella camera del vostro padrone e la trovaste vuota, solo vedeste qualche macchia di sangue sulla sua camicia da notte.
S, signore, risposi sforzandomi a render ferma la mia voce; tutto ci  verissimo.
Non vi esamino, disse il signor Filippo, io attesto un fatto, la verit del quale potete ammettere o negare innanzi a mio fratello.
Innanzi a vostro fratello, signore! ripresi; sono io forse sospettato di qualche cosa di male?
Si sospetta che il signor Smith sia stato assassinato, mi rispose egli.
Mi sentii rabbrividire da capo a piedi.
Ho orrore di dirlo, continu il signor Filippo, ma il sospetto cade sulla vostra padrona, prima, e su voi dopo.
Non posso descrivere tutto ci che provai allora; le parole non basterebbero a darne un'idea. Ci che un altro uomo avrebbe fatto, se si fosse trovato nei miei panni, non so; io rimasi in piedi innanzi al signor Filippo, fissandolo, senza parlare, senza muovermi, senza quasi respirare. Se egli mi avesse ucciso in quel momento non me ne sarei accorto.
Cos io come mio fratello, disse il signor Filippo, abbiamo tanto rispetto per la vostra padrona, e tale simpatia per essa e fiducia che potr provare la sua innocenza, che desideriamo risparmiarla per quanto  possibile in questa terribile circostanza. Per questo, sono venuto qui colle persone che mi accompagnano per eseguire il mandato di arresto.
Mandato d'arresto? dissi sgomentato; un mandato d'arresto per la mia padrona?
Uno per lei e uno per voi, rispose il signor Filippo. Le circostanze sospette sono state rivelate da un testimonio, il quale con giuramento ha asserito che la vostra padrona  colpevole, e che voi siete il suo complice.
Quale testimonio, signore?
La cameriera mulatta della padrona, che venne da mio fratello stamane, e che fece la sua deposizione nella forma dovuta.
E la quale  falsa come il demonio! esclamai fuori di me, e mente in ogni parola che dice contro la mia padrona e contro di me.
Spero, anzi credo che essa sia una donna falsa, disse il signor Filippo. Ma bisogna provare il suo spergiuro, e perci si deve fare l'esame necessario. La mia carrozza deve tornare da mio fratello, e voi andrete in quella sotto la custodia di uno dei miei uomini che ha mandato d'arresto per voi. Io rester qui coll'altro uomo che sta ora nell'anticamera, e prima di far eseguire l'altro mandato d'arresto, far chiamare il medico per sapere quando la vostra padrona sar in istato di essere trasportata.
Oh, la mia povera padrona! dissi, questo sar la sua morte.
Avr cura che il colpo non le giunga troppo forte, rispose il signor Filippo; sono qui per questo. Essa ha tutta la mia simpatia e tutto il mio rispetto, e le procurer il maggior possibile aiuto e conforto.
L'udire queste parole, conoscendo la sincerit di quel signore, mi fu di qualche sollievo nella terribile afflizione che era sopravvenuta. Io sentii questo, e provai inoltre una violenta rabbia contro quella miserabile che aveva fatto tutto il possibile onde rovinare la reputazione della signora e la mia; ma del resto io era come un uomo istupidito che non sente e non comprende nulla. Il signor Filippo dovette avvertirmi che il tempo passava, e che avrei fatto meglio a partire immediatamente, e mi disse ci col pi bel garbo possibile. Lo salutai e mi avviai verso l'uscio della stanza, ma una nebbia mi stava innanzi agli occhi che non mi lasciava scorgere neppure il saliscendi; il signor Filippo mi aperse egli stesso la porta, dicendomi qualche parola amichevole che quasi non compresi. L'uomo che stava fuori nell'anticamera mi prese con s in carrozza e fui condotto, in prigione per la prima volta in vita mia.
Durante il cammino, adoperai quel po' di cervello che mi era rimasto a riflettere e cercare quale potesse essere il motivo dell'infame condotta di Giuseppina.
Le sue parole, il suo volto, i suoi modi, tutto infine, in quel giorno malaugurato in cui la padrona si lasci trasportare dalla collera, mi tornarono alla mente, e mi persuasero che forse quel fatto l'avesse condotta fino a giurare il falso per compiere la sua vendetta. Ma era quella la sola ragione della sua diabolica malizia contro la mia padrona? E in ogni modo, qual torto le aveva io recato? Perch accusarmi falsamente? Nello stato di prostrazione delle mie facolt mentali, questo problema era troppo arduo da sciogliere per me, quindi lo abbandonai disperato.
Venni condotto innanzi al signor Roberto Nicholson quel giorno, e l'indegna mulatta fu esaminata in mia presenza. Il primo sguardo che volsi a quel volto, la sua sfacciata sicurezza ed il suo piglio trionfante, mi fecero tanto male che non la guardai pi durante tutta la seduta. Le risposte che essa diede furono una ripetizione di ci che aveva detto al mattino e per le quali aveva preso giuramento. L'ascoltai quasi senza fiatare e rimasi colpito dalla inconcepibile malizia con cui mescolava la verit alla menzogna nella sua accusa contro la signora e contro di me.
Ecco, in breve, ci che disse allora in mia presenza:
Dopo di aver descritto l'arrivo del signor Smith nel salotto, la testimone, Giuseppina Durand, confess di essere stata ad origliare alla porta del salotto, avendo inteso la voce di persone che altercavano. Temendo, dopo ci, che potesse accadere qualche cosa di serio, essa rimase sveglia nella sua stanza, collocata allo stesso piano di quella della signora.
Verso le due del mattino essa ud aprirsi adagino la porta della camera della sua padrona, la vide uscire con un piccolo lume in mano, e la segu mentre scese le scale fino nel salotto; giunta col, Giuseppina si nascose dietro una portiera, e vide la signora prendere un pugnale che trovavasi sopra un tavolino con altri gingilli dell'Indie; l'aveva nuovamente seguita, e vedutala entrare pian piano nella camera rossa, l'aveva aspettata per un buon quarto d'ora fuori della porta; e quando la signora era nuovamente uscita l'aveva seguita nel salotto ove la padrona aveva rimesso al suo posto il pugnale, poi aveva veduto la signora avviarsi dalla parte della mia stanza, bussare, e mi aveva udito risponderle: si era nascosta nuovamente, e ci aveva veduto avviarci verso la camera rossa, ed allora, temendo di essere scoperta ed uccisa da noi, era corsa a nascondersi nella sua stanza.
Dopo di aver affermato con giuramento queste atroci menzogne e dichiarato che il signor Smith era stato ucciso da sua moglie e che io era suo complice, la mulatta aveva inoltre asserito, per dare la ragione di questo delitto, che il signor Meeke era l'amante della padrona, che gli era stato proibito dal signor Smith di presentarsi al castello, e che al suo ritorno egli l'aveva trovato solo con essa. Anche qui vi era qualche po' di verit unita ad una indegna menzogna, e ci dava un aspetto di probabilit a tutte quelle bugie.
Io fui interrogato come al solito, e mi fu chiesto se avessi qualche cosa da aggiungere.
Risposi che io era innocente, ma che aspettava l'aiuto di un avvocato prima di difendermi.
Il giudice mi rimand, e l'esame fin.
Tre giorni dopo la mia sfortunata signora fu sottoposta allo stesso interrogatorio. Io non poteva comunicare con lei; tutto quello che mi riusc di sapere fu che l'avvocato di Londra era giunto per aiutarla. Verso sera egli venne a trovarmi avendone avuto il permesso; quando gli chiesi nuove della signora, scosse dolorosamente il capo.
Ho paura, disse, che essa soccomba sotto il peso della sua disgrazia, perch debole come era per le precedenti agitazioni, non ha potuto riaversi da questo colpo per quanto il signor Nicholson abbia fatto il possibile per renderlo meno terribile. All'esame di quest'oggi, essa rispondeva alle domande con assennatezza, ma come se fosse una macchina, senza il menomo mutamento di voce o di colore.  una cosa pi grave, Guglielmo, quando le donne non hanno lo sfogo del pianto, e la vostra padrona non ha versato una lagrima dacch ha lasciato il castello di Darrock.
Ma certamente, se il mio esame non ha provato la falsit delle asserzioni di Giuseppina. quello della mia padrona non avr mancato di mostrare lo spergiuro di quella donna!
Nulla potr provarlo, rispose l'avvocato, se non che la presenza del signor Smith, o, almeno, una prova legale che egli sia tuttora in vita. Moralmente parlando, io sono sicuro che il giudice il quale vi ha esaminato  intimamente persuaso della falsit del giuramento della mulatta. Moralmente parlando, egli crede che le minaccie adoperate sfortunatamente dalla vostra padrona si riferivano, come lo disse essa stessa quest'oggi, alla sua intenzione di lasciare il castello l'indomani mattina con voi, e venire da me, qualora avesse potuto viaggiare, per cercare una protezione legale contro suo marito per l'avvenire. Il signor Nicholson lo crede; ed io che conosco pi a fondo quell'affare, sono persuaso che il signor Smith  fuggito quella notte temendo di essere accusato di bigamia. Ma se io non posso trovare il signor Smith, se non posso provare che egli vive, se non posso dar ragione di quelle macchie di sangue trovate sulla camicia da notte, le circostanze accidentali di questo fatto rimangono da spiegarsi, le minaccie della vostra padrona, le cattive relazioni che esistevano fra lei e suo marito, e la sua indifferenza per le apparenze riguardo alla sua amicizia pel signor Meeke, tutto ci  una grave accusa contro di noi, ed il giudice non pu far altro che chiedere delle prove evidenti.
Ma allora, in nome del cielo, come si far a provare la nostra innocenza? chiesi io.
In primo luogo, trovando il signor Smith, disse l'avvocato; e inducendolo, quando siasi trovato, a venire per dichiararsi vivo.
Credete davvero, signore, risposi, che egli esiterebbe a far ci, quando sapesse l'orribile accusa che pesa sulla sua disgraziata moglie? Egli  un uomo senza cuore, lo so, ma certamente...
Io non credo, disse interrompendomi l'avvocato, che egli sia tanto furfante da rifiutarsi di comparire qualora non corra alcun rischio. Ma ricordatevi ch'egli  colpevole di bigamia, e teme che la vostra signora voglia accusarlo di questo delitto.
Io aveva dimenticato questa circostanza; mi sentii gelare il cuore e non dissi nulla.
 un affare serio, continu a dire l'avvocato,  una vera offesa contro la legge il fare una privata proposizione a quest'uomo. Sapendo ci che noi sappiamo, sarebbe il vostro dovere di cittadini di informare la giustizia, e porlo in istato di accusa. Vi dico schiettamente, che se non fossi parente della vostra padrona, ci avrei pensato due volte prima di correre incontro ad un rischio serio assai, al quale mi sono esposto per amor suo. Sappiate dunque che mi sono aggiustato in modo onde il signor Smith sia certo che non sar trattato come meriterebbe. Quando sapr come stanno le cose, avr fiducia in noi; tutto sta ora nel trovarlo; le ricerche fatte in questi dintorni sono state finora inutili. Ho informato quest'oggi per lettera il signor Dark a Londra, e gli ho mandato la copia di un avviso da far mettere sui giornali. State certo che si far tutto il possibile per rinvenirlo. Intanto, ho una domanda da farvi che riguarda Giuseppina. Credete che sappia pi di quello che noi supponiamo? Credete che abbia sorpreso il segreto del secondo matrimonio e che lo tenga in serbo per farsene un'arma contro di noi? Se questo fosse il caso avrei bisogno di poterla accusare di qualche altra cosa oltre il falso giuramento. Che cosa credete che sia il suo motivo per fare quella orribile accusa?
Contro di me, signore?
No, no.  chiaro che essa vi ha accusato per dare maggior probabilit alla sua storia. Voi siete sagrificato alla sua vendetta contro la sua padrona. Ma torniamo un po' indietro. Vi fu mai lite tra lei e la signora?
Gli raccontai la querela accaduta e i miei sospetti.
S, diss'egli; quello era un motivo di vendetta, per una donna maligna e cattiva come quella. Ma tutto ci non basta. Pensate un po', Guglielmo; la vostra padrona aveva da lagnarsi di lei? Era forse accaduto qualche cosa onde la Giuseppina temesse di essere compromessa?
Come un lampo mi torn alla mente la perdita di quegli oggetti mancati alla padrona, perdita che io aveva dimenticata per le circostanze dolorose accadute in seguito. Dissi subito all'avvocato l'allarme che ebbe luogo in casa quel mattino per quella mancanza.
La vostra padrona prese sospetto di Giuseppina e l'interrog essa? chiese egli con premura.
No, signore, risposi, prima che la padrona dicesse nulla, Giuseppina le chiese con impudenza chi essa sospettasse e se volesse visitare i suoi bauli.
L'avvocato divenne rosso, e balzando dalla sua seggiola, mi diede un tal colpo sulla spalla, che lo credetti impazzito.
Per bacco! abbiamo il filo della condotta di quel demonio, alla fine.
Io lo guardai attonito.
Come, buon uomo, disse, non sapete? Giuseppina la ladra! Ne sono tanto certo, come son certo che son qui. Questa iniqua accusa contro la vostra padrona, serve anche, oltre alla vendetta, a coprire il suo furto. Essa ha impedito la signora e voi di procedere contro di lei; si  messa innanzi alla giustizia come una donna onesta contro due delinquenti, ha avuto tempo cos di nascondere gli oggetti, o fare quello che pi le conviene. Aspettate! vediamo se so bene quali sono gli oggetti smarriti. Un paio di braccialetti, tre anelli ed un pacco di fazzoletti guerniti di pizzo.  giusto il conto?
S, signore.
La vostra padrona me li descriver bene, ed io far i passi necessari domani mattina. Buona sera, Guglielmo, e sta di buon animo. Non sar colpa mia se non vedrete presto la mulatta al posto che le conviene, sul banco degli accusati.
E con questo addio mi lasci.
I giorni passarono, e non lo vidi pi fino al giorno in che spirava il tempo accordato dal giudice per produrre delle prove in nostro favore.
Questa volta, quando comparvi innanzi al tribunale, incontrai col la mia padrona. Il suo aspetto mi chiuse il cuore, era tanto mutata, il suo volto era s pallido e magro che pareva quello di una vecchia. La espressione del suo sguardo era cos rassegnata e addolorata che faceva male a guardarla. Appena mi vide, sorrise dolcemente, dicendomi:
Mi dispiace per voi, Guglielmo; davvero sono dolente per voi di tutto ci.
Ma appena dette queste parole riprese il suo contegno abbattuto, indifferente, e abbass il capo senza badare pi a quello che si facesse intorno ad essa.
Il nostro esame non fu che una semplice formalit, non si poteva presentare nessuna nuova prova, e fummo rimandati ad un'altra settimana.
Domandai all'avvocato, privatamente, se non vi fosse qualche speranza di ritrovare il signor Smith. Mi rispose con piglio misterioso con queste sole parole: Sperate bene; gli chiesi poi se avea fatto qualche passo riguardo al furto di cui supponeva colpevole la mulatta.
Non ancora, rispose egli, ma per quanto Giuseppina sia astuta, non credo che resister all'abilit del signor Dark.
Il signor Dark! Questo nome solo mi ridon una parte della mia tranquillit. Se avessi potuto bandire dal mio spirito il volto addolorato della mia povera signora, avrei passato abbastanza bene il tempo che scorse dal secondo al terzo esame.
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CAPITOLO 6.
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La terza volta che fui condotto colla mia padrona innanzi al giudice, osservai che nella sala d'udienza vi erano persone che non avevo mai visto col. Fu grande la mia meraviglia, perch gli esami precedenti erano stati fatti il pi privatamente possibile, vedendo due dei servitori del castello, e tre o quattro contadini del podere di Darrock che abitavano piu vicini a noi. Tutta questa gente sedeva da un lato della sala. In faccia ad essi, e proprio accanto alla porta, stava ritto il mio antico amico, il signor Dark, colla sua grassa tabacchiera, il suo volto gioviale, ed il suo sguardo malizioso. Mi fece un saluto col capo, quando lo guardai, colla medesima espressione di giovialit come se ci fossimo incontrati in una festa. La mulatta, la quale era stata esaminata nuovamente, era seduta in faccia ai testimonii, e un po' pi in gi della mia povera padrona, la quale non aveva un aspetto pi sereno. L'avvocato di Londra era con essa, ed io rimasi in piedi dietro alla sua seggiola.
Eravamo tutti al nostro posto, quando il giudice signor Roberto Nicholson entr nella sala con suo fratello. Forse m'ingannai, ma mi parve scorgere sui loro volti che doveva essere accaduto una qualche novit dall'ultimo nostro esame.
La deposizione di Giuseppina Durand fu letta dal sostituto, e le fu chiesto se non avesse nulla da aggiungervi. Rispose di no; il giudice allora si volse all'avvocato, parente della mia padrona, per sapere se non avesse qualche prova da produrre in suo favore.
Io ho una prova, rispose egli alzandosi prontamente in piedi, la quale spero, signore, giustificher la domanda che vi faccio per ottenere la libert dei miei clienti.
Dove sono i vostri testimonii? chiese il giudice, fissando Giuseppina mentre parlava.
Uno di essi aspetta fuori che vostra signoria lo faccia chiamare, rispose il signor Dark, aprendo la porta a cui stava vicino.
Usc dalla stanza, e dopo un minuto rientr seguito dal suo testimonio.
Il cuore mi balz nel petto. Vidi col il signor Smith sano e salvo, meno che i suoi lunghi capelli e le fedine tagliati corti.
La faccia intrepida della mulatta resistette a quel colpo di scena in modo veramente maraviglioso. Strinse un tantino le labbra, ma non una parola, non un segno che tradisse l'interna agitazione. Anche la tinta giallastra della sua carnagione non mut affatto.
Non  necessario, signore, che io perda tempo e parole intorno alla maligna accusa fatta contro i miei clienti, disse l'avvocato volgendosi al giudice. La sola prova a loro discolpa  innanzi a voi in questo momento nella persona di questo gentiluomo. Ecco qui, signore, l'assassinato Giacomo Smith di Darrock, vivo e sano, per affermare il fatto.
Non  lui, sclam Giuseppina colla sua voce strillante, chiara e pi franca che mai. Io denunzio quest'uomo per un impostore! Nego assolutamente che egli sia il signor Smith!
Senza dubbio, voi lo negate, rispose l'avvocato, ma noi proveremo la sua identit.
Il primo testimonio chiamato fu il signor Filippo Nicholson. Egli pot asserire di aver parlato col signor Smith una dozzina di volte almeno. La persona che era allora innanzi ai suoi occhi era il signor Giacomo Smith, sebbene la sua fisonomia fosse alquanto alterata per avere tagliato capelli e barba, ma tuttavia non era possibile sbagliare.
Cospirazione! interruppe la mulatta.
Se non tacete, disse il giudice, vi far uscire dalla stanza; la giustizia sar soddisfatta, continu egli volgendosi all'avvocato, se voi proverete l'identit per via di un testimonio che abbia vissuto nell'intimit del signor Smith, e ne conosca gli usi domestici.
Allora fu fatto venire avanti uno dei servitori del castello.
Quell'uomo rimase un po' incerto per l'alterazione avvenuta nella fisonomia del padrone. Oltre il mutamento gi avvertito, vi era nel suo volto qualche cosa di diverso. Per quanto fosse briccone, bisogna rendergli giustizia, e dire che egli rimase meravigliato e addolorato alla vista della sua disgraziata moglie. Il servitore che era avvezzo ad essere guardato sempre da lui con severit e maltrattato con parole, vedendolo ora abbattuto e silenzioso, restava in dubbio, e non ardiva prendere giuramento sul conto suo.
Non posso dir nulla di certo, signore, disse quell'uomo volgendosi al giudice con piglio imbarazzato. Egli rassomiglia al mio padrone, ma pure non lo . Se egli portasse i capelli lunghi e le fedine, e se fosse, col rispetto dovuto, un po' pi rozzo e brutale, giurerei che  lui in persona.
Fortunatamente per noi, in quel momento il signor Smith prov un senso d'imbarazzo per la figura che faceva, e si sent montare in furia per essere freddamente e scioccamente esaminato e non riconosciuto da un suo proprio servitore.
Non potete dire, senza tante chiacchiere, stupido, se mi conoscete o no? sclam egli con rabbia.
Ecco la sua voce, replic il servitore balzando in piedi, capelli lunghi o corti,  lui in persona!
Se vostra signoria ha qualche difficolt pei capelli di questo signore, disse il signor Dark avanzandosi tutto sorridente, ecco qui un involtino che spero toglier ogni dubbio: e cos dicendo, aperse una carta e trasse da quella alcune ciocche di capelli, e le avvicin al capo del signor Smith. Un bel ritrovato, signore; sono persuaso che vostra signoria sia un po' pi fresco senza tutti questi capelli; ecco qui anche le fedine che possono testimoniare, per cos dire, della identit del signor Smith.
Menzogne, menzogne! grid la mulatta, perdendo la fermezza solita.
Il giudice fece un segno a due agenti di polizia che la fecero uscire dalla sala mentre essa continuava a gridare.
Vennero in seguito altri due uomini del castello e contadini; i quali, dopo tutto ci che avevano veduto ed udito, giurarono positivamente che quello era il loro padrone.
 inutile ora, riprese il giudice, esaminare altri testimoni; tutte le formalit legali sono compiute, e l'accusa contro i prigionieri cade da s stessa. Ho il piacere di ordinare la loro liberazione immediata, e dichiaro che essi escono da questo tribunale senza una macchia alla loro riputazione.
Dicendo queste parole s'inchin innanzi alla mia padrona; poi, dopo un momento di silenzio, guard fisso il signor Smith e gli disse:
Non posso chiudere questa seduta senza esprimere la mia disapprovazione per la condotta tenuta dal signor Smith, la qual condotta, qualunque ne possa essere il motivo, ha dato un falso aspetto di probabilit ad una orribile accusa contro una signora di illibata riputazione, e contro una persona di condizione pi modesta, ma sul conto della quale non si era mai finora potuto dir nulla. Il signor Smith  padrone di spiegare o no la sua strana scomparsa dal castello di Darrock, e il mutamento prodotto nella sua fisonomia. Non vi sono contro di lui accuse legali; ma, moralmente parlando, sarei indegno del posto che occupo se non gli dicessi che la sua maniera di agire  stata inconsiderata, egoista e maligna.
A questa dura sortita il signor Smith (al quale probabilmente era stato insegnato come dovesse rispondere) disse che, nel presentarsi innanzi alla giustizia, egli aveva inteso di adempiere ad un dovere, e che voleva attenersi alla legge. Egli sapeva che il suo obbligo legale era quello di fare riconoscere la sua identit. Fatto questo, egli preferiva di sopportare un rimprovero dal giudice, anzich entrare in spiegazioni che riguardavano i suoi affari domestici.
Dopo questa breve risposta, chiese rispettosamente al giudice il permesso di ritirarsi, il che gli fu subito accordato. Attraversando la stanza si ferm accanto a sua moglie, e disse con voce bassa e confuso molto:
Vi ho recato danno, signora, ma io non avrei mai creduto a tutto quello che  succeduto. Ne sono dolentissimo. Avete qualche cosa da dirmi prima che io mi allontani?
La padrona fu scossa da un tremito e nascose il suo volto. Egli aspett un momento, e vedendo che essa non rispondeva, la salut cortesemente ed usc. Quella fu l'ultima volta che lo vidi in questo mondo.
Dopo che egli fu partito, l'avvocato, indirizzandosi al signor Roberto Nicholson, disse che aveva da fargli un rapporto intorno alla cameriera Giuseppina Durand.
A questo nome la signora disse qualche parola in fretta all'orecchio del suo parente.
Egli guard il signor Filippo Nicholson, il quale si avanz immediatamente, offerse il braccio alla mia signora, e la condusse via. Io stava per seguirla, ma il signor Dark mi ferm dicendomi di aspettare alcuni minuti per vedere la fine di quel bel caso.
Intanto il giudice aveva dato l'ordine di far venire la mulatta. Essa entr tranquilla e franca come al solito. Il signor Roberto Nicholson la guard con disprezzo, e disse all'avvocato:
La vostra accusa riguarda naturalmente il giuramento falso?
Il giuramento falso? disse la mulatta con un amaro sorriso. Benissimo! Vi spiegher altre cose, signore, che ho taciuto finora. Credete che sia ora disarmata? V'ingannate; ho ancora delle buone ragioni da far valere.
Essa ha odorato il secondo matrimonio, mi disse all'orecchio il signor Dark.
Senza dubbio era cos. Quella sera Giuseppina aveva udito le parole dette dalla padrona riguardo alla nuova moglie, e forse aveva veduto l'effetto che avevano prodotto sopra il signor Smith.
Io ora non mi propongo di accusare Giuseppina Durand di giuramento falso, disse l'avvocato; ma l'accuso di un'altra cosa, per cui desidero venga posta immediatamente in giudizio per compiere la restituzione degli oggetti rubati. L'accuso d'aver preso alla sua padrona a Darrock, mentre trovavasi al suo servizio, un paio di braccialetti, tre anelli ed una dozzina e mezza di fazzoletti guerniti di merletto. Questi articoli furono trovati stamane fra le materasse del suo letto; e fu pure trovata nello stesso luogo una lettera, ove asserisce che quegli oggetti erano suoi, e che procurava di venderli a Londra.
Mentre l'avvocato parlava, il signor Dark produsse i gioielli, i fazzoletti, la lettera, e li pose innanzi al giudice.
Anche la straordinaria impassibilit di Giuseppina rimase-scossa a questo colpo. Strinse le mani e scoppi in un torrente di parole in lingua straniera, delle quali non compresi il senso.
Credo che questo sia il colpo di grazia per madamigella, susurr il signor Dark col suo solito sorriso. Fatemi il piacere, Guglielmo, di andare al castello, e preparami una bottiglia di quella certa birra, che io fra poco andr a raggiungervi.
Non mi pareva vero, quando mi trovai libero sulla strada che conduceva a Darrock.
Un quarto d'ora dopo il signor Dark arriv, e bevette tre bicchieri alla mia salute, alla mia felicit ed alla mia prospera sorte. Dopo compiuta questa cerimonia, mi guard con una tale espressione di gioia che non potei a meno di esprimergliene la mia meraviglia.
 la bellezza del caso che mi mette in allegria, Guglielmo. Oh signore! che fortuna aver avuto una faccenda come questa per le mani! sclam il signor Dark, giungendo le mani con una specie di estasi.
Dico la verit che io non aveva la sua opinione sulla bellezza del caso, ma non osai esprimergliela. Desiderava sapere come si era rinvenuto il signor Smith; e il signor Dark, immaginandosi quello che mi passava per la mente, mi fece sedere, e si prepar a raccontarmi come erano andate le cose.
Quando ebbi le istruzioni esatte e particolari del fatto, cominci egli, non fui sorpreso per nulla del ritorno del signor Smith (se ve lo ricordate, Guglielmo, io lo aveva preveduto), ma fui meravigliato della piega che avevano prese le cose, e quasi quasi disperava di poter rinvenire il vostro padrone. Per seguii il parere del mio principale, e misi l'annunzio su parecchi giornali. Era indirizzato al signor Giacomo Smith, ma non vi era nulla che indicasse quello che si voleva da lui. Due giorni dopo giunse al nostro ufficio una lettera la cui scrittura pareva di una donna. L'apersi avendone avuto l'incarico dal principale; la scrittrice era misteriosa e breve; chiedeva che qualche persona dell'ufficio andasse a trovarla al suo indirizzo, dalle due alle quattro pomeridiane, per sapere qualche cosa dell'avviso posto sopra i giornali. Naturalmente andai io stesso: non m'illusi molto perch sapeva quanti Smith vi sono a Londra, ma infine andai. Giunto alla casa, mi fecero aspettare in un salotto, e vidi, sopra un sof, vestita di una larga cappa, una bella signora che pareva alzata da una recente malattia. "Il nome di mio marito  Giacomo Smith" disse essa senza preamboli "ed ho le mie ragioni per credere che egli sia la persona che cercate; tuttavia datemi i suoi connotati." Io descrissi il nostro uomo come il signor Giacomo Smith del castello di Darrock nel Cumberland. "Non conosco questa persona" disse essa.
Come! non era quella la seconda moglie? sclamai io.
Aspettate, disse il signor Dark. Io le dissi dopo il nome del yacht, e allora salt dal sof come se fosse stata colpita da una palla. "Io credo che vi siate maritata in Iscozia, signora?" dissi. Essa si fece smorta in volto e ricadde sul sof, dicendo con voce fioca: "Egli  mio marito. Oh signore! che cosa  avvenuto? Che cosa volete da lui? Ha forse dei debiti?" Rimasi un momento pensieroso, e poi presi la determinazione di raccontarle ogni cosa, temendo che volesse impedire al marito di comparire, se fosse stata spaventata da qualche mistero. Ebbi un bel da fare, Guglielmo; quando seppe tutto intorno alla bigamia, essa cominci a lamentarsi, a svenire, a piangere, a battermi come se fossi stato io il colpevole. Infine mi tenne accanto al suo sof per una buona ora, finch torn il signor Smith. Vi lascio pensare se ci valse ad accomodare la faccenda. Egli mi trov che stava bagnando le tempia di quella povera donna con acqua odorosa, e mi avrebbe gettato dalla finestra, senza dubbio, se non gli avessi detto l'accusa di omicidio fatta alla sua infelice consorte. Ci lo ferm mentre era fuori di s, ve lo assicuro io. "Andate nell'altra stanza ed aspettatemi che torno" disse egli.
E andaste?
Certamente, rispose il signor Dark. Io sapeva ch'egli non poteva fuggire dalle finestre del salotto, e intanto faceva la guardia alla porta; quindi lo lasciai solo colla signora, la quale non lo risparmi certo per quanto ne udii dalla stanza vicina. Per, in questo mondo ogni cosa ha un fine, ed un uomo che ha due dita di cervello finisce per far fare ci che vuole ad una donna innamorata. Dopo un poco la sentii piangere e baciarlo, dicendo: "Non posso tornare a casa mia, adesso; avete agito con me malissimo e siete un mostro, ma Giacomo, non posso cedervi a nessuno, non tornate pi da vostra moglie, ve ne prego, non ci tornate pi!", "Non temete, diceva egli, mia moglie non mi vorrebbe pi anche se volessi tornare.", Dopo ci sentii aprire la porta, e mi alzai per andargli incontro. Egli cominci a bestemmiare appena mi vide, come se questo accomodasse le cose. "Gli affari prima, se vi piace, signore, e i piaceri dopo, anche quello di bestemmiare se vi aggrada." Dopo ci gli dissi quello che desiderava da lui, e lo pregai di accompagnarmi nel Cumberland. Da prima si mostr un po' diffidente, allora gli promisi di fargli un documento in regola (un pezzo di carta affatto inutile, ma tanto da tranquillarlo), che egli terrebbe presso di s per sua sicurezza, e lo pregai di venire a liberare sua moglie dal pericolo imminente in cui si trovava.
Ma la seconda moglie non si oppose a che egli vi accompagnasse? chiesi io.
No davvero, rispose il signor Dark. Quando seppe come stavano le cose e che egli non correva alcun rischio, un le sue preghiere alle mie e lo persuase a fare il dovere, dicendo che essa compiangeva di cuore la vostra padrona. Con questo aiuto non ebbi pi paura che egli mi mancasse; tuttavia quella notte feci la guardia alla porta della casa per maggior sicurezza. L'indomani mattina, allorch mi presentai, egli era pronto, e un quarto d'ora dopo eravamo in istrada. Facemmo il viaggio in posta per paura di aver compagni di viaggio, e durante la via fummo col signor Smith come due amici; gli raccontai la storia delle nostre ricerche nel nord della Scozia, ed egli allora mi diede i particolari della sua fuga dal castello di Darrock. Essi sono abbastanza curiosi, Guglielmo; volete che ve li racconti?
Ecco qui, riprese egli. Per cominciare dal principio, vi dir che il nostro uomo condusse la signora Smith Numero Due nel Mediterraneo. Costeggiarono la Spagna, e dopo qualche fermatina qua e l sbarcarono in Francia in un luogo chiamato Cannes. Col videro un piccolo podere che era da vendere e che piacque infinitamente al Numero Due. Non mancava altro che il denaro necessario per farne l'acquisto; allora il signor Smith fece di necessit virt, e se ne torn da sua moglie per mungerle la borsa. Il Numero Due, che non voleva rimanere sola, lo accompagn a Londra. Col giunti egli invent tutta una storia di rendite da riscuotere nel Lincolnshire, ove il clima era troppo umido per poterla condurre seco, e quindi la lasci per pochi giorni a Londra, dirigendosi verso il castello di Darrock. Il suo progetto era di tirare danaro colle buone dalla vostra padrona, ma pare che egli cominci a fare una scena ad un certo parroco suonatore di flauto.
S, s, conosco tutta la storia, interruppi io, vedendo dal piglio del signor Dark, che avrebbo parlato sconvenientemente della malaugurata amicizia della mia padrona pel signor Mecke. Continuate dal momento che lasciai solo il mio padrone nella camera rossa, e ditemi che cosa fece da mezzanotte fino alle nove del mattino.
Che cosa fece? disse il signor Dark. And a letto colla sgradevole convinzione che la padrona sapeva i suoi fasti, e senza altra consolazione che la bottiglia di acquavite che voi gli avevate portato. Non pot dormire; e pi rifletteva, pi si persuadeva che sua moglie lo avrebbe accusato di bigamia in faccia alla legge. Alla fine, verso giorno, non potendo pi star tranquillo, si alz, si vest, e temendo che si dessero i suoi connotati per arrestarlo, pens di mutare qualche cosa al suo volto per ingannare la giustizia. Aperse la sua cassetta da viaggio, si tagli i capelli e poi le fedine. Il fuoco era spento, ed egli non poteva radersi coll'acqua fredda. Per ci, o per la fretta, egli si fece un taglio nella faccia.
Ed asciug il sangue colla sua camicia da notte? dissi.
S, rispose il signor Dark. Quella fu la prima cosa che gli cadde sotto la mano. Ma aspettate, il bello viene ora; dopo di essersi cos accomodato, egli non sapeva cosa fare dei capelli tagliati. Il fuoco, come ho detto gi, era spento, ed egli non aveva zolfanelli; quindi non poteva bruciarli. Non voleva gettarli n in casa, n nelle vicinanze, temendo che essi svelassero quello che aveva fatto, perci li avvolse in un pezzo di carta e li mise in saccoccia per gettarli via poi lontano dal castello; prese il sacco, aperse la finestra, la chiuse pian pianino, e si mise in istrada affrettandosi il pi possibile, finche trov una vettura che lo condusse a Londra, ove si trov in un altro imbroglio. Il signor Smith trov il Numero Due in letto, e il medico che aveva dato ordine di non muoverla finch non stesse meglio. Fortunatamente per noi che essa non guar presto; cosicch la vostra padrona pu ringraziare la donna che ha preso il suo posto, se  stata assolta, poich ci ha dato campo di trovare il signor Smith.
E come aveste, vi prego, quelle ciocche di capelli che avete presentato stamane al giudice? chiesi io.
Sempre in grazia del Numero Due, disse il signor Dark. Da quello che essa mi disse, potei domandarle come avesse potuto supporre che la persona cercata e suo marito fossero la medesima cosa. "Nulla, mi rispose essa, ma vedendolo tornare a casa cos raso, e vedendo che non mi dava buone ragioni per essersi sfigurato in tal modo cominciai a temere che qualche cosa andasse male, e il vostro avviso mi diede sempre pi da pensare." Le ragioni datemi dalla signora mi fecero nascere il dubbio che potesse esservi qualche difficolt nel riconoscere l'identit del signor Smith, e prima di lasciar Londra gli chiesi se avesse conservato quelle ciocche di capelli. Egli le trov nella saccoccia ove le aveva dimenticate, e me le diede; sapete l'uso che ne feci, Guglielmo. Ora non potrete negare che questo  un caso stupendo, e che fu condotto maestrevolmente. In quanto al signor Smith, egli parte stanotte col Numero Due, e vi prometto che non metter pi il piede in Inghilterra, neppure se vive quanto Matusalemme.
Questa assicurazione mi consol, come pure mi fu di gran sollievo sentire dal signor Dark che la mia padrona non aveva pi nulla da temere da Giuseppina.
Non vi era nessuna scusa pel suo furto, e se essa avesse immaginato di accusare il signor Smith di bigamia, non avrebbe potuto farlo in Inghilterra, ma bens nel luogo dove sarebbe stata trasportata, quindi senza nessun effetto.
Perci, seguit il signor Dark, la mulatta ha le mani e la lingua legate. Vi prego di presentare i miei complimenti alla vostra padrona, e dirle che non abbia pi alcun timore n di suo marito n dalla sua cameriera. Che si faccia animo e viva felice e sicura. Ora alla vostra salute, Guglielmo, con quest'ultimo bicchiere di birra.
Con queste parole il signor Dark mise in tasca la sua grossa tabacchiera, mi salut, e zufolando and sulla strada ad aspettare la vettura pubblica che doveva ricondurlo a Londra. D'allora in poi non l'ho pi riveduto.
Per alcuni mesi i parenti e gli amici della mia padrona furono molto inquieti intorno alla sua salute. Non pareva possibile che fosse per riaversi dal colpo ricevuto. Ma la forza che la Provvidenza ci dona per resistere,  proporzionata ai pesi che dobbiamo portare, e maggiore di quel che crediamo. Ho vissuto abbastanza per vedere rimessa la mia padrona;  vero che dapprima ci pareva impossibile, ma le nostre cure e il tempo ebbero infine il loro buon effetto. Essa non  ancora, e non sar pi la donna che era prima; il suo volto  alterato, e pare molto pi vecchio di quello che  realmente, ma la sua salute  buona ed il suo spirito  tranquillo. Nell'intervallo di tempo trascorso dai fatti che ho raccontato fino adesso, io ho preso moglie, questo avvenimento della mia vita non meriterebbe di essere avvertito, ma mi son venuti in mente i miei due bambini parlando dello stato presente della mia padrona; io credo che per essa questi bimbi siano una distrazione ed un sollievo. Questo pensiero mi consola, e forse proverete anche voi il medesimo sentimento, ed  questa la ragione per cui ve ne ho parlato.
Delle altre persone che ebbero parte alle avventure del castello di Darrock, dir che la Giuseppina fu condannata e fu deportata in un luogo ove finir i suoi giorni.
Il signor Giacomo Smith, il quale, secondo me, avrebbe meritato la forca, o almeno di essere affogato per accidente, visse tranquillo all'estero colla sua moglie scozzese (o non moglie) per due anni; poi mor nel suo letto dopo una breve malattia. Mi fu descritta la sua fine come assai edificante. Ma siccome mi fu detto che al suo ultimo momento egli aveva perdonato a sua moglie, ci che sarebbe come dire che egli era l'offeso, mi permetto di asserire che fino all'ultimo egli fu sempre lo stesso impudente vagabondo che era stato in tutta la sua vita. La sua vedova scozzese si  ora rimaritata e vive a Londra. Spero che questa volta suo marito sar tutto suo.
Non debbo dimenticare il signor Meeke, sebbene egli non sia comparso nella seconda parte della mia storia; nella confusione che segu il tempo del processo nessuno bad pi a lui, e non ci pensammo neppure allorch lasciammo Darrock. Dopo di esser rimasto ancora qualche tempo nella sua solitaria parrocchia, mi fu detto che cedette ad un altro ministro il suo posto, ed and cappellano in una cappella inglese all'estero. Egli scrive una volta o due all'anno alla mia padrona per chiederle nuove della sua salute, ed essa gli risponde. Questa  la sola relazione rimasta fra loro. La musica che suonarono assieme non risuoner pi. Le sue ultime note si sono dileguate da un pezzo, e le ultime parole di questa storia, tremanti sulle labbra del narratore, si dileguano ora come quelle note.
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FINE.
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LA MIA FINESTRA.
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Io sono un uomo molto tranquillo, amante degli studi speculativi, del fantasticare, e di molte altre cose che raramente menano alla fortuna in questo mondo positivo, ma che danno un certo gusto alla vita, allorch questa  priva di particolari attrattive, allorch ogni speranza si  morta in sul principio, come  appunto il caso mio, poich la miglior parte di me si spense quando mor Nelly.
Nelly non era mia moglie, ma se fosse vissuta lo sarebbe divenuta. Adesso posso parlare di lei con sufficiente calma, ma vi fu un tempo in cui l'anima mia si affranse quasi dal dolore per la sua perdita; in cui mi sarei precipitato di buon animo nella tomba come se quella fosse stata la via che fosse per guidarmi nuovamente verso di lei. Talvolta uno spasimo di angoscia mi stringe il cuore anche adesso, quando mi richiamo alla mente la sua immagine, quale appunto era allorch mi lasci quaranta anni fa; e quella immagine mi sembra molto pi bella, pi splendida e tutta palpitante di gioia e di affetto. Allora io domando a me stesso se essa mi riconoscer ancora: se mi amer sempre, me, divenuto vecchio e canuto: in quell'altra vita, ove certamente noi c'incontreremo. Chi sa se lo spirito brillante della fanciulla riconoscer l'amore della sua giovinezza nell'uomo gi curvo dal peso degli anni? Chi sa se il suo aspetto e il mio saranno mutati e migliorati? Certo gli angeli non possono essere pi puri di quello che fosse Nelly. Non mi so trattenere dal pensare a questa nostra futura riunione. Non posso fare a meno di domandarmi se essa stia aspettando la mia venuta con maggiore impazienza di quella che provo io di andare a raggiungerla. Nel buio della notte mi sono talvolta svegliato con un tremito al cuore e sono stato conscio di una strana presenza nella mia stanza, che si dileguava mentre io stava aspettando senza respirare il suono di una voce amata che mi confortasse.
Quando Nelly mor, io era giovine; avevo speranze, avvenire, affetto alla vita, ed anche qualche ambizione. Ma, dopo quella morte, tutte le cose di questo mondo mi si fecero amare e la prosperit mi abbandon. Gli amici ed i conoscenti guardarono con disprezzo un uomo che non aveva abbastanza energia per sollevarsi dal peso di uno straziante dolore: essi mi volsero le spalle, ed io feci altrettanto. Quindi la nostra via non fu pi la stessa; la loro pass in mezzo alle cure, alle lotte, ai grandi sconforti della vita; la mia invece and scorrendo tranquillamente verso la morte. L'amore della solitudine  andato crescendo in me, come i muschi vanno ricoprendo bel bello un vecchio muro; io non potrei strapparlo da me, anche se volessi. Posseggo pochi beni di fortuna, ma quel poco che ho mi basta: e, quantunque la mia esistenza sembri, anzi sia, quella di un egoista, non sono senza affetti pel mio simile. Alle volte mi appiglio ad un lieve filo della vita reale, e sopra quella trama io vado tessendo un romanzo. I fatti che non posso conoscere li suppongo io colla immaginazione; e il mio carattere tranquillo e malinconico diffonde una luce pallida e dolce su tutta la storia, che non prende cos la tinta di forti dolori, ma neppure quella della gioia.
La mia abitazione  posta in una delle strade pi remote di Londra; e non so ove un uomo possa essere pi assolutamente solo come in questa grande Babilonia. La mia stanza di predilezione ha una finestra gotica fatta a balcone, e nelle sue imposte o nelle sue alte cornici intagliate mostra aver veduto giorni migliori di quelli che probabilmente vedr mai pi. La pigione non  molto cara; e sebbene a certi lunghi intervalli la strada sia solitaria e dimenticata come Tamar nel deserto, pure il rumore mattutino, e il ronzo della vasta citt echeggiano nella mia solitudine, dallo spuntare del sole fino al tramonto. Io amo moltissimo quell'eco; mi serve di compagnia. Se fossi stato felice, sarei stato un uomo operosissimo, un lavoratore invece di un sognatore. Questo piccolo se, oh! qual grande golfo  tra l'Attuale ed il Possibile!
Io non comincio e finisco i miei romanzi in un giorno, in una settimana, in un mese o anche in un anno, come sogliono fare i romanzieri. I fili scorrono avanti avanti: talvolta dolcemente, talvolta intralciati disperatamente. La cosa pi semplice pu farli nascere; ora,  un uomo che si volge indietro con piglio sospettoso ed inquieto, e corre frettoloso nella strada, come se il Fato, la Vendetta e la Giustizia seguissero le sue tracce; ora,  la testa calda di uno scioperato, che si inoltra colle mani in tasca e il mento sul petto, irresoluto del suo cammino senza scopo prefisso; oppure  il volto mesto di un bambino vestito a lutto; talora  il volto consunto di una donna cogli abiti meschini, giovane, stanca, sconfortata; ovvero  la stessa persona adorna di seta e di merletti, ma col volto ancora pi stanco, pi sconfortato di prima. Qualche volta mi accade di prendere la trama dorata di una buona e felice esistenza. Un tale filo mi avvenne di trovare tre anni or sono, e il tessuto che io vi ricamai sopra  ora finalmente compiuto. Eccolo.
Ho parlato della mia finestra che guarda sulla strada; in questa finestra vi  un antico e ben imbottito sedile di seta rossa. Accanto a questo sedile vi  una tavola, ove la mia padrona di casa mette ogni mattina la mia colazione e il giornale del mattino.
All'ora in cui per solito sto assaporando il mio caff e guardo sbadatamente le acacie che ondeggiano mosse dal vento al disopra del muro di un giardino di una casa, posta un po' pi in su della mia, io cominciai a porre la mano sul filo brillante che splende attraverso questa romantica ragnatela; dico ragnatela, perch  cos leggera e cos somigliante ad una fantastica bolla di sapone che forse la conoscenza di un fatto vero come questa storia immaginaria la romperebbe, come la scopa della domestica distrugge il lavoro diligente del ragno.
Forse fu il tremolare delle foglie delle acacie, col sole che vi splendeva in mezzo facendo sul selciato una specie di rete dorata, che diede principio al mio romanzo.
Ogni gioved ed ogni sabato mattina, per parecchi mesi, io aveva veduto senza porvi mente una fanciulla venire e voltare il canto della strada. Avrei potuto dire che era alta e snella, e scrupolosamente pulita nei suoi vestiti, ma null'altro. Quella mattina di cui parlo adesso era sul principio di giugno. Il sole splendeva e illuminava la nostra tranquilla strada; gli uccelli cantavano allegramente nel giardino al di l del muro, e le acacie facevano tremolare i rotti raggi del sole sulle bianche pietre colla stessa allegria, come se il rumore della vasta citt fosse stato cento miglia lontano, invece di venire sino a noi con ogni soffio della brezza, facendo da accompagnamento all'armonioso mormorio delle foglie e al canto degli uccelli. La mia finestra era aperta ed io stava fantasticando; guardava i rami degli alberi che sporgevano dal muro del giardino, quando una persona si ferm sotto di essi e lev gli occhi; era la fanciulla che passava ogni gioved e ogni sabato. La osservai pi attentamente di quello che non avessi fatto fino allora, e vidi una buona ed intelligente faccia, anche bella, perch aveva una fronte spaziosa e bianca, begli occhi, ed una carnagione fresca e rosea.
In quel momento in cui stette guardando gli alberi vi era in essa un non so che di curioso e di pensoso che si mut in un sorriso mentre affrettava il passo per riguadagnare il tempo perduto nel guardare gli alberi. Essa teneva nelle mani un rotolo di carta coperto di un invoglio color rosso scuro, e camminava con passo franco, leggero, sebbene regolare, come se il suo piede tenesse dietro ad una marcia che le risuonasse alla mente. "Deve essere una maestra di musica, che va da una scolara," pensai tra me; e dopo che l'ebbi perduta di vista, cominciai come al solito a cercare il significato di quel non so che di pensieroso che aveva osservato sul volto di lei mentre guardava gli alberi.
Sar nata in campagna, continuai fra me, in qualche luogo dolce, solitario, fiorente, ove tutto era soave durante la bella stagione. Vi saranno state col delle acacie, e queste gliele hanno rammentate. Forse taluno che essa ha conosciuto ed amato teneramente amava questi alberi, e le loro ombre tremolanti hanno risvegliato in lei una lunga serie di reminiscenze che io non posso scoprire, cose passate, perch l'espressione del suo volto era dolce, e non interamente dolorosa, perch un sorriso tenne dietro allo sguardo pensieroso.
Dopo quel giorno io la osservai, quando venne due volte alla settimana, con cura sempre maggiore. Io ho l'uso di dare dei nomi di fantasia ai personaggi dei miei romanzi, adattati, il pi possibile, all'aspetto generale delle loro persone. A questa fanciulla diedi il nome di Giorgina. Essa pareva avere una certa fermezza e indipendenza di carattere, che deriva da una confidenza nella propria forza, acquistata di buon'ora sia naturalmente sia per necessit. Ci lo dedussi dalle apparenze, perch sebbene i suoi vestiti fossero sempre puliti e decenti, per non erano eleganti; avea l'aspetto di una fanciulla ordinata, come dicono le donne. Avrei detto che i suoi gusti dovevano essere delicati e per nulla capricciosi. Abitualmente si vestiva di una stoffa sottile di color bigio, e in quell'estate portava uno scialle di seta bianco senza ricami, che le avvolgeva tutta la persona; un cappellino di paglia guernito di nastri bianchi, ed un fazzolettino intorno al collo di un vivo color di rosa e azzurro. Le scarpe e i guanti erano sempre nuovi ed eleganti; e dal suo aspetto allegro, e sereno, io deduceva che se era, come credeva io, maestra di musica, gli affari le andavano bene; aveva molte lezioni, ed era anche ben pagata.
La sua comparsa era per me un gran conforto, ed un lieto augurio. La sua puntualit era straordinaria; avrei potuto regolare il mio oriuolo sulle sue apparizioni in quei due giorni della settimana. Io l'aspettava colla stessa sicurezza come aspettava la mia colazione, e la sua assenza mi sarebbe stata pi penosa che la mancanza di questa. Essa tornava a casa sua da un'altra parte, perch non ripassava pi dalla mia strada. Per due mesi Giorgina svolt il canto della strada alle nove meno dieci minuti, e, dopo aver alzato il capo verso gli alberi del giardino, passava dal lato opposto del marciapiede, ed io la perdevo di vista. Per tutto questo tempo non potei aggiungere un'altro capitolo al mio romanzo. Essa aveva sempre il medesimo aspetto sereno, sorridente, sempre gli stessi occhi leali brillanti, lo stesso passo leggero, regolare e tranquillo come il palpito del suo giovane cuore. Io non potei fare altro che fantasticare intorno al luogo campestre ove doveva esser nata e cresciuta, ove le rose delle sue guancie s'erano incolorate, ove la sua svelta persona si era tanto bene sviluppata; dove l'anima sua erasi fatta forte ed onesta, e ove confortato da cure affettuose il suo spirito erasi fatto benevolo e dolce, cose tutte che io leggeva negli occhi sinceri e sereni della fanciulla. Due o tre volte osservai alcuni tratti della sua bont; non mai un mendicante s'indirizzava a lei che non ricevesse un qualche soccorso o qualche parola di conforto. La vidi una volta fermarsi a consolare un bambino che piangeva, e guardar dietro con occhio pietoso a un povero cane senza padrone e mezzo morto di fame che andava cercando invano un qualche osso; e quello sguardo mi ricordava la mia diletta perduta, tanto buona e compassionevole.
Una sera al principio di agosto, erano quasi le sei e mezzo, ed il sole era gi scomparso dalla mia strada, quando vidi Giorgina, come io la chiamava, venire verso di me, col suo rotolo di carte in mano, ma non pi sola.
Era accompagnata da un giovane. Dall'apparenza poteva dirsi uno scritturale, o un medico, o un legale, o un uomo di qualunque altra professione, ma quale questa fosse non avrei potuto dirlo con certezza. Egli era bello, ed anche assai bello; ma il suo volto esprimeva la debolezza e la sua carnagione era troppo delicata per un uomo. Giorgina pareva essergli superiore tanto nel fisico quanto nel morale. Nel portamento di quel giovane e nel suo passo incerto, vi era un certo non so che che non mi andava a genio. Egli teneva la testa bassa, e camminava lentamente; ma questo forse poteva venire di mal ferma salute, oppure dal desiderio suo di rimanere un po' pi a lungo con Giorgina, o da mille altre cause piuttosto che da debolezza di carattere, com'io lo aveva accusato a prima vista. Dapprima pensai che avrebbe potuto essere il fratello di Giorgina; ma poi mi persuasi che egli era suo innamorato, e che essa lo amava.
Passarono altre tre settimane. Le comparse mattutine di Giorgina continuarono colla stessa regolarit che i tocchi dell'orologio; ma io non l'aveva mai pi riveduta di sera, quando mi accorsi che quel giovane suo compagno era divenuto mio vicino di prospetto. Dalle ore regolari in cui usciva e tornava, scopersi che era impiegato come scrivano in qualche luogo. Egli era solito a guardare dalla finestra aspettando la venuta di Giorgina; e appena la vedeva comparire, egli scendeva in fretta in istrada. Essi s'incontravano sempre con un sorriso ed una stretta di mano, e si avviavano per un tratto assieme. Un quarto d'ora dopo egli tornava solo, e usciva nuovamente di casa alle dieci. Cos continu finch vennero i giorni freddi e umidi dell'autunno, nei quali vi fu sempre un turbinio di foglie secche che cadevano dalle acacie sul marciapiedi; ma Giorgina non alzava pi gli occhi verso quelle piante. Forse pensava all'incontro che la attendeva.
Io chiamai il giovane scritturale col nome di Arturo. Ora che aveva campo di studiarlo giornalmente cominci a divenirmi simpatico. Non credo che fosse un uomo di molta energia, ed anche, quella poca che poteva avere avuto in origine, doveva essere stata spenta dalla salute cagionevole; vi era poi una certa espressione intelligente sulla sua pallida ma spaziosa fronte che controbilanciava la debolezza scolpita nella parte inferiore del volto. Io m'immaginava che Giorgina, colla sua fede e col suo amore, rendeva ideale quel volto fino a vederlo bello come un angelo. Io che sono indolente e debole, ammiro sovra ogni cosa la forza di volont, e la potenza di volgere le circostanze a nostro profitto: in Arturo non scorgevo che una dolce bont; perci egli non mi piaceva per Giorgina, la quale, io diceva, fra me, avrebbe potuto vivere una grande e nobile vita, e sopportare coraggiosamente le dure prove dell'avversit nel modo stesso con cui sopportava lo splendore di una giovent tranquilla e felice. Se avessi potuto scegliere io l'amante di Giorgina egli sarebbe stato un eroe; ma la verit poneva sotto i miei occhi il mio errore.
L'inverno fu assai crudo quell'anno; ma per tutti quei lunghi mesi la coraggiosa fanciulla non manc mai alle sue passeggiate settimanali. Essa aveva ora un fitto mantello, ed un vestito scuro, e questo era il suo mutamento; pareva a tutta prova contro la brezza gelata che uccideva quasi il povero Arturo. Egli si avvolgeva sempre in due o tre mantelli: e intorno al collo portava un sciarpa di lana bianca e rossa un po' troppo appariscente, ma io non mi meravigliava della sua costanza nel servirsene, pensando che probabilmente era un dolce ricordo, e che forse le dita di Giorgina l'avevano lavorata.
Male o bene l'inverno pass, e cominciarono a farsi sentire i venti pi miti della primavera. Arturo non usciva pi tanto spesso ad incontrare Giorgina e credo che sia stato obbligato ad abbandonare il suo impiego; perch, soleva vederlo a tutte le ore del giorno nel salottino della casa in faccia alla mia; quando splendeva il sole, usciva per passeggiare lentamente su e gi luogo il marciapiede per quasi una mezz'ora, e poi trascinarsi nuovamente a casa. Sovente in queste passeggiate egli aveva un compagno, sul braccio del quale si appoggiava: pareva essere un buon amico.
Ah! se Giorgina avesse amato questo! pensava io scioccamente fra me.
Egli aveva qualche anno pi di Arturo, ed era affatto differente: era un giovane alto, robusto, dal volto abbronzito, dagli occhi cilestri brillanti e dalla barba bruna. L'altro pareva un fanciullo accanto a lui; specialmente ora che era tanto ammalato. Quei due giovani parevano amarsi di cuore; forse erano compagni di scuola, o d'infanzia; ma in ogni modo, vi era tra loro un forte legame, e Giorgina doveva conoscerlo.
Mi ricordo che un dopo pranzo in principio di giugno, io vidi Arturo e Roberto (che tale era il nome da me dato al bruno straniero), uscire di casa e passeggiare, parlando assieme, su e gi lungo il marciapiede. Essi si erano allontanati dal canto della strada, quando Giorgina, ad un'ora affatto insolita, venne frettolosa da quella parte. Essa aveva nelle mani un mazzo di rose muscose, che si possono avere con pochi soldi nelle strade di Londra, e stava aggiustandole mentre procedeva. Giunse alla porta di Arturo prima che i giovani tornassero indietro, e, precisamente quando la fanciulla stava per suonare il campanello, li scorse in distanza. Io che la spiava, vidi il vivo rossore che le coperse le guance ed il sorriso col quale and loro incontro. Arturo prese i fiori con indifferenza. Mi accorsi che non sentiva pi vivamente nessuna impressione, n di gioia n di dolore, per via del suo stato di debolezza. Infatti, egli si consumava rapidamente, come si suol dire, nello stesso modo di una candela accesa ai due capi. Pi di una volta mi meravigliai che Giorgina non vedesse il suo stato; perch essa pareva sempre allegra come al solito, ed aveva la stessa espressione serena e lieta che ho menzionata come un tratto caratteristico della sua fisonomia. Io credo che era interamente inconscia o cos piena di speranza che non poteva o non voleva ammettere un doloroso presentimento. Arturo stava ritto in piedi silenzioso e stanco, mentre Roberto e la fanciulla parlavano fra loro; e dopo un momento egli divenne impaziente e volle rientrare in casa. Mi parve che Giorgina fosse dolente di veder chiudere quella porta, e di rimanere sola in istrada, ma dopo un minuto di esitazione, si avvi frettolosa, come se avesse dimenticato qualche cosa, verso la parte d'onde era venuta.
Talvolta nei miei romanzi mi piacerebbe di alterare i pochi fatti che si pongono come argini alla mia fantasia. Per esempio, avrei amato qui di mutare facendo che Roberto s'innamorasse subitaneamente di Giorgina, e che il povero Arturo non fosse che un cugino pel quale la fanciulla aveva avuto un affetto tranquillo, fraterno e nulla pi, ma non mi fu possibile. Essi realmente si amavano, quei cuori erano uniti strettamente fra loro, ed un doloroso distacco stava preparandosi per essi, distacco provato da me alla morte della mia diletta.
Il gioved dopo l'incidente delle rose non vidi passare Giorgina per la prima volta. Che essa sia passata un po' pi presto? chiesi a me stesso; certamente la mia colazione doveva essermi stata portata pi tardi. Il sabato seguente avvenne la stessa mancanza. Essa avr lasciato la lezione che aveva da queste parti; ovvero  ammalata, diceva fra me; ma la settimana dopo io l'aspettai con una impazienza che affrettava i palpiti del mio cuore. Mi misi al mio osservatorio molto per tempo e tenni l'occhio fisso al canto della strada, ma la fanciulla non venne.
Il sabato susseguente perdetti quasi ogni speranza, perch essa non era pi passata, e rimasi pi di un'ora fantasticando quale potesse essere di ci la cagione. Ma il seguente gioved il mio romanzo riprese il suo filo. Quando andai nel mio salotto ed apersi la finestra io vidi la mano pallida e scarna del mio vicino di faccia che teneva sollevata la cortina della finestra mentre egli giaceva in letto, e Giorgina passava sul marciapiedi sotto di me, acci gli occhi del povero ammalato fossero per un momento rallegrati dalla vista di lei. Dopo di questo, io vidi sovente la faccia pallida di Arturo dietro i vetri, e qualche volta anche il volto bruno di Roberto accanto a quello dell'amico. Un dopo pranzo, Giorgina venne ed and a suonare il campanello della casa di Arturo. Aveva in mano un panierino ed alcuni fiori che diede alla domestica della casa, colla quale si trattenne a parlare un tratto, e poi se ne and col volto grave, sbattuto, addolorato. Indovinai che aveva conosciuto lo stato disperato di Arturo.
Ora, ogni giorno, seguivano due incidenti regolarmente. Uno, era l'arrivo del medico nella sua carrozza verde, l'altro, l'arrivo di Giorgina col suo panierino e il mazzetto di fiori. Essa entrava sempre in casa, si tratteneva qualche momento, e talvolta un'ora e pi. A questo punto il mio romanzo ricevette una nuova luce, o piuttosto una nuova ombra. Cominciai a pensare che Arturo doveva essere tutto quello che Giorgina aveva di persone care in questo mondo; perch mai alcuno venne con lei; nessuno mai le parlava, tranne la donna di casa e Roberto.
Qualche volta Roberto accompagnava la fanciulla fino alla soglia della casa, ed essi conversavano assieme per un momento. Parlavano certamente di Arturo; io vedeva ci chiaramente dall'espressione grave dei loro volti e dagli sguardi che volgevano soventi alla finestra del malato. Non posso dire quanto mi commovesse la solitudine di Giorgina, solitudine di cui la circondava la mia immaginazione. Cominciai a vedere in Arturo molte virt, molti meriti, che dovevano avergli fatto guadagnare l'amore di lei, meriti e virt che non avevo vedute prima. La sua faccia consunta mi parve paziente, la sua larga fronte mi sembr pi intelligente ancora, ed io era certo che la fanciulla si sarebbe sempre pi affezionata al giovane vedendo che egli stava per morire. Non ricordava io ci che era seguto a me con Nelly?
Credo che quando la morte viene fra noi a colpire qualche persona cara, essa giunge sempre inaspettata malgrado che da un pezzo ci fossimo avvezzati all'idea di sentirla battere alla nostra porta. Mi alzai un mattino all'ora solita, e guardando la casa in faccia, vidi le imposte e persiane chiuse. Arturo dunque era morto. Venne la lattaia, il fornaio, il procaccino colle lettere, lettere per un uomo morto.
Era un gioved mattina. Giorgina doveva giungere in breve. Un po' prima delle nove venne, corse difilata all'uscio e suon. Nello stesso momento si avanz da un'altra direzione l'uomo colla tavola sulla quale si pongono a giacere i morti. Egli era dunque spirato da poco! Giorgina si ritir in disparte per lasciar passare quell'uomo prima di lei, ed io vidi il brivido che le corse per le ossa mentre lo guardava salire quelle scale, pensando a ci che andava a fare. Roberto le venne incontro; il suo volto maschio, addolorato e pallido, era contratto mentre parl alla fanciulla, e le port forse gli ultimi ricordi di Arturo, l'ultimo pegno del suo amore, io non so quale.
Gli ultimi momenti di Nelly, la morte di Nelly, mi si affacciarono alla memoria!
Allora Giorgina usc piangendo, piangendo oh! con quanta amarezza, ed uscendo dall'uscio lasci cadere i fiori che aveva portato con s per rallegrare quegli occhi che non sarebbero pi lieti della vista di lei in questo mondo. Roberto raccolse quei fiori, e, dopo avere guardata la fanciulla mentre si allontanava per alcuni momenti, entr nuovamente e chiuse la porta. Ma al dopo pranzo essa torn e sal di sopra per vedere quello che era stato il suo amante.
 cosa buona guardare la spoglia di quelli che noi abbiamo amato; essa ci distacca tanto freddamente dalla loro polvere. Allora siamo obbligati a cercare altrove l'anima amante e generosa che l'animava. Non vi  nulla in quella creta che possa risponderci; ci che abbiamo adorato, esiste altrove.
Ogni giorno, talvolta a un'ora e talvolta a un'altra, Giorgina veniva nella casa in faccia alla mia, era ricevuta da Roberto e andava a visitare le reliquie del suo diletto. Essa pareva pi sola che mai; perch, anche in queste gite malinconiche, non era mai accompagnata. Il sesto giorno dopo la morte di Arturo, vi fu il funerale; e Giorgina e Roberto furono le sole persone che l'accompagnarono. Vedendo la fanciulla vestita a lutto pallida e piangente, io dissi fra me:
Essa lo amava molto, e spero che rester per amor suo vedova per tutta la vita!
Le solite apparizioni mattutine del gioved e del sabato ricominciarono. Giorgina aveva l'aspetto pi grave, pi elevato, pi pensieroso, come una donna che  stata visitata dal dolore, ma che il dolore non pu abbattere. Roberto lasci la casa in faccia a me: e talvolta la mia fantasia andava a trovare la povera e isolata fanciulla nella sua solitaria abitazione, e pensavo se essa non avesse un amico al mondo che le stesse vicino e le fosse caro.
Per pi di sei mesi io non mancai di vederla regolarmente due volte alla settimana col suo rotolo di musica in mano; ma dopo questo tempo, essa cess repentinamente dal venire nella mia strada, e per lungo tratto non la rividi pi. Pensai che questo mio romanzo, come moltissimi altri, si fosse perduto in mezzo alla folla della realt; ma ieri, ecco! mi giunse la sua drammatica conclusione. Giorgina e Roberto, egli bello e di buon aspetto come prima, essa serena e gioviale, e vestita di abiti che parevano appartenere ad una sposa novella, vennero come un raggio di sole ad illuminare il buio della mia storia. Si fermarono in faccia alla casa ove mor Arturo, parvero rammentarlo l'uno all'altra, e poi ripresero il loro cammino pi silenziosi e lenti; ma prima che avessero girato il canto della strada, vidi Giorgina alzare il volto con un sorriso verso Roberto, e Roberto guardare Giorgina con una espressione di amore che mai non brill negli occhi freddi di Arturo.
Per un momento provai una specie di rincrescimento, un po' di collera contro di lei, ma poi tutto ci pass. Che Giorgina ami e sia felice! Non aveva io prima desiderato che Roberto, e non Arturo, fosse stato prescelto da lei?
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FINE.
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LE NOZZE DI GABRIELE.
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PROLOGO.
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Dovendo farmi conoscere al lettore, dir che io aveva scelta la professione del ritrattista ambulante e viaggiatore, per cui percorsi parecchie volte tutto il Regno Unito, andando in Iscozia, poi passando in Irlanda, e di l nuovamente in Iscozia. Allorch sentivo che nelle vicine citt non eravi un pittore di vaglia, vi andavo a cercare lavoro. Molte volte gli amici miei mi davano qualche lettera pei loro conoscenti, e cos mi spianarono la via nelle citt pi cospicue. Altra volta alcun pittore di grido, che aveva ricevuto un invito che non gli sembrasse abbastanza degno e conveniente, faceva cenno di me per sostituirlo, e cos mi procurava la clientela di qualche ricco castellano.
Cos passai quindici anni girando colla mia famiglia, senza la speranza di farmi un nome immortale, n di accumulare ricchezze, ma vivendo abbastanza agiatamente e felice, e in fin del conti, forse pi assai di coloro che godevano dell'uno e dell'altro.
Una particolarit del mio genere di vita  questa, che mi trovai al contatto con ogni fatta di gente, per modo che ora sembrami di aver ritrattato ogni variet della razza umana. Al postutto, per, per mia esperienza, non ho imparato a pensar male del mio prossimo;  vero che talvolta ricevetti dai miei clienti certi tratti, che non sto a descrivere qui per non addolorare il mio buon lettore; ma infine, ho il piacere di poter dire che rammento ancora con rispetto e gratitudine, ed anche, in certi casi, con affetto ed amicizia, la maggior parte delle persone che si valsero dell'arte mia.
Voglia il lettore permettermi queste parole come prefazione generale, ed ora verr particolarmente al modo in cui seppi la storia che mi sono proposto di raccontare.
Avevo appena, terminato di disegnare un bue in un podere, quando fui chiamato in un convento di monache per copiare una Sacra Famiglia del Correggio. Il dipinto che io doveva copiare era stato imprestato da un gentiluomo cattolico, che lo considerava siccome la perla della sua collezione, e non l'aveva mai confidato ad alcuno. La mia copia, appena terminata, doveva esser collocata sull'altar maggiore della cappella del convento; e durante il mio lavoro, che dovevo eseguire nel parlatorio del monastero, sarei stato sotto la sorveglianza di una delle abitatrici di quel luogo.
A questa sola condizione il proprietario del quadro aveva acconsentito che fosse copiato da un estraneo. Queste condizioni ch'egli imponeva, abbastanza sciocche ed alquanto offensive per me, mi furono per fatte con tutto il garbo possibile prima che io mi fossi proposto di accettare l'impresa. Se io non avessi creduto bene di sottopormi a tali precauzioni, che avrebbero offeso qualunque altro artista al pari di me, io avrei dovuto deporre affatto il pensiero di eseguire quel lavoro, giacch le monache si sarebbero rivolte a qualche altro pittore. Dopo averci riflettuto un giorno, seguii l'avviso di mia moglie, ed accettai quelle proposte, salvando cos a quelle suore la noia di cercare un altro che copiasse loro il dipinto del Correggio.
Trovai il convento situato in un'amena valletta nella parte occidentale d'Inghilterra: il parlatorio, ove io doveva dipingere, era una grande stanza ben rischiarata; e l'osteria del villaggio mi forniva un albergo per la notte comodo ed a buon mercato. Quindi da questo lato tutto andava per la piana; riguardo poi al dipinto, che era la cosa per me di maggior rilievo, trovai con mia grande sorpresa che il copiarlo non era un'impresa cos malagevole come io aveva creduto. Per quanto ci possa parere strano, non trovai in quella pittura tutta la perfezione che io m'immaginava. Certo era un bel lavoro rispetto al colorito ed all'esecuzione, per in ci che riguardava l'espressione, il sentimento e la delicatezza, esso lasciava molto a desiderare, e, secondo me, non meritava l'onore di una copia.
L'altra cosa che mi preoccupava molto era il modo con cui sarebbero state eseguite le precauzioni che si dovevano prendere con me.
Il primo giorno fu la madre badessa in persona che fece la guardia del parlatorio: essa aveva l'aspetto di una donna severa, taciturna, fanatica, e pareva deliberata a tenermi in soggezione e darmi noia, ciocch in vero le riusc a meraviglia. Il secondo giorno essa fu sostituita dal prete del convento, uomo garbato, dolce, melanconico, col quale me la passai discretamente. Il terzo giorno le mia guardiana fu la portinaia del monastero, una donna vecchia, sorda, sucida, triste, che non fece altro che prender tabacco e far la calza. Il quarto giorno fui sorvegliato da una monaca di una certa et, che intesi chiamare madre Marta, e con essa si chiuse il numero dei miei custodi.
Questa, la portinaia, il prete e la superiora si alternarono con una regolarit ammirabile, finch diedi l'ultimo tocco alla mia copia. Ogni giorno li trovavo al loro posto, affine di vigilare il proprio Correggio, e ogni sera li lasciavo tuttora seduti in guardia. Monache giovani e belle non ne vidi affatto; tutto ci che potei scorgere di quel convento fu il tratto che conduceva dalla porta al parlatorio.
L'unica tra le mie guardie con cui strinsi un po' di relazione fu la madre Marta; certo essa non aveva alcuna attrattiva, ma era semplice, di buon umore, proclive alla conversazione, e curiosa, curiosa poi in un grado incredibile. Aveva passato tutta la sua vita in quel monastero, onde era avvezza alla reclusione; contentissima, del resto, delle monotone occupazioni, mente vogliosa di vedere il mondo esterno, ma curiosissima di conoscerlo per mezzo degli altri; quindi non vi furono domande intorno a me, a mia moglie, ai miei bambini, ai miei amici, alla mia professione, ai miei viaggi, ai miei passatempi, anche ai miei difetti, che madre Marta non mi facesse, con un suono di voce mellifluo e sommesso. Quantunque fosse donna intelligente ed esperta in tutto ci che riguardava la sua vocazione, era per una bambina in ogni altra cosa; io parlava con essa precisamente come se fosse stata una delle mie fanciulline.
Io spero che da ci che ho detto non si creder che voglio spregiare quella monaca: tutto al contrario, io sar sempre gratissimo a madre Marta per due cose. Prima, che essa fu la sola persona che procur sinceramente di rendermi la sua presenza piacevole nel parlatorio, e la seconda che mi raccont con molta bont la storia che  l'argomento delle pagine seguenti.
Ecco in poche parole le circostanze per cui venni a conoscere questa storia.
L'interno di un parlatorio di un convento essendo per me una novit, io mi guardai attorno con qualche interesse la prima volta che vi entrai; ma non vi era gran che da eccitare la curiosit di nessuno; il pavimento era fatto di semplici mattoni, ed il soffitto non era che imbianchito colla calce. I mobili poi erano semplicissimi: una sedia bassa che dietro aveva un inginocchiatoio, ed una libreria di quercia scolpita con grande finezza e guarnita di croci di metallo, erano i soli oggetti intorno a me che avessero l'impronta monacale. In quanto poi agli ornamenti della stanza, essi non avevano per me veruna attrattiva, e non potevo apprezzare il loro merito; io non m'interessavo gran che a quelle stampe colorite che rappresentavano un cerchio dorato dietro il capo e che ornavano i muri; e i due piccoli vasi d'alabastro per l'acqua santa, collocati uno vicino all'uscio, l'altro sul caminetto, non m'ispiravano nessuna ammirazione. L'unico oggetto, in vero, che in quella stanza mi dest un leggiero senso di curiosit, fu una vecchia croce di legno tutta tarlata, fatta assai rozzamente, e appesa tra le due finestre; quella croce era s stranamente rozza e malfatta, che non mi pareva degna del posto d'onore in una stanza a modo, e ci mi fece supporre che qualche storia dovesse riferirvisi. Onde aspettai la prima occasione favorevole per parlarne colla monaca.
Madre Maria, dissi quando questa, dopo un'infinit di domande, stava ripigliando fiato, ho osservata quella croce che  appesa tra le finestre, e mi sono figurato che deve essere qualche curiosit.
Zitto, zitto! esclam la suora, non dovete chiamarla curiosit. La madre badessa dice che  una reliquia.
Vi domando scusa, diss'io; avrei certo scelto meglio le mie espressioni se...
No, rispose madre Marta non lasciandomi finire, non gi che quella croce sia una reliquia, nel senso preciso cattolico, ma vi furono tali circostanze nella vita della persona che la fece... Qui si ferm guardandomi incerta.
Circostanze forse che non si possono narrare ad un estraneo, soggiunsi.
Oh no, rispose la monaca, non ho sentito che dovessero essere segrete, almeno non credo.
Allora voi le conoscete? chiesi io.
Certamente io non posso narrarvi tutta la storia di questa croce di legno; ma siccome trattasi di cattolici, e voi siete protestante...
Non importa, madre Marta; questo non la render meno interessante per me.
Davvero? esclam la monaca ingenuamente; che uomo strano siete mai e che religione curiosa deve essere la vostra! E che cosa dicono i vostri preti intorno ai nostri? Sono essi istruiti?
Vidi che se lasciavo prendere a madre Marta un'altra via per ricominciare le sue interrogazioni, non avrei potuto sperare di conoscere quella storia; quindi risposi alle sue domande intorno al clero anglicano colla pi irriverente brevit, e richiamai la sua attenzione sulla croce di legno.
S, s, disse la buona monaca, certo sentirete tutto ci che so intorno ad essa, ma... e qui esit un tantino, prima debbo chiedere il permesso della madre superiora. Cos dicendo, chiam la portinaia, che lasci a vigilare l'inestimabile Correggio durante la sua assenza, e usc dalla stanza. In meno di cinque minuti era di ritorno, col piglio contento e sereno di chi  riuscito nel suo desiderio.
La madre superiora mi ha dato licenza di raccontarvi tutto quello che so intorno alla croce di legno; essa dice che questo racconto vi far bene e migliorer la vostra opinione, come protestante, intorno a noi cattolici.
Le risposi che ben volentieri avrei tratto profitto dalle sue parole, e cos la monaca cominci il suo racconto.
Io lo ripeter, senza aggiungervi le riflessioni morali che faceva la monaca per conto mio; e spero che la narrazione scritta piacer al lettore come piacque a me il racconto a voce.
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CAPITOLO 1.
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Una notte, al tempo della rivoluzione francese, la famiglia di Francesco Sarzeau, pescatore della costa di Bretagna, vegliava con terribile ansiet nella capanna cui abitava nella penisola di Quiberon. Francesco quella sera era andato, secondo il consueto, alla pesca col suo battello; poco dopo la sua partenza il vento si era levato, il cielo erasi rannuvolato, e la burrasca, che tutto il giorno pareva imminente, era scoppiata con gran furia alle nove di sera.
Nel momento in cui comincia il nostro racconto erano gi le undici, e la forza del vento sulla nuda e desolata penisola sembrava crescere ad ogni nuovo soffio, che percorreva la superficie del mare; il fragore delle onde che si spezzavano contro gli scogli faceva terrore; e il buio spaventoso del firmamento aumentava lo sgomento di quelli che stavano vegliando. Man mano che cresceva la burrasca, andava scemando nella famiglia del pescatore la speranza di veder giungere a salvamento Francesco Sarzeau ed il pi giovane dei suoi figli, che era andato col padre alla pesca. La semplicit della scena che succedeva allora in quella capanna aveva qualche cosa d'imponente.
Da una parte del grande e affumicato camino stavano accovacciate due bambine, la pi giovane mezzo addormentata, col capo appoggiato in grembo a sua sorella: erano le figlie del pescatore; ed in faccia ad esse stava seduto Gabriele, loro fratello maggiore. Il braccio destro del giovane era stato recentemente assai malconcio in un giuoco nazionale chiamato soule, specie di giuoco di pallone, che in Bretagna  sempre causa di spargimento di sangue, spesso di mutilazioni e talvolta anche di morte. Sullo stesso sedile di Gabriele stava seduta la sua fidanzata, fanciulla di diciotto anni, vestita alla foggia della sua provincia, di un abito quasi monacale di color bianco e nero: essa era figlia di un fittaiuolo che viveva ad una piccola distanza della costa. Lo spazio lasciato vacante dai gruppi suddetti era occupato dai piedi di una carrucola, che serviva anche di letto ad un vecchio d'et molto inoltrata, il padre di Francesco Sarzeau. La faccia smarrita di quest'uomo era solcata da profonde rughe, i suoi lunghi capelli cadevano sopra un mucchio di grossa tela che serviva da capezzale, e i suoi occhi grigi erravano continuamente sopra le persone, sopra gli oggetti e in ogni lato della stanza. Ogni volta che il vento e il mare aumentavano il loro furore, egli mormorava fra s, stringendo le mani sulla sua misera coperta e fissando gli occhi intensamente sopra una piccola immagine di gesso della Vergine, che stava in una nicchia sovra il camino. Quando Gabriele e la fanciulla vedevano lo sguardo del vecchio fissato col, rabbrividivano e si facevano il segno della croce; e la bambina che era ancora desta, imitava il loro esempio. Fra il vecchio e i nipoti eravi un sentimento che univa la vecchiezza di lui alla giovinezza loro, e questo sentimento era la riverenza per le superstizioni che erano state trasmesse dai loro antenati attraverso i secoli fino dall'epoca dei Druidi. Il vecchio in mezzo al vento della burrasca ed ai sibili del vento udiva la voce degli spiriti che gli predicevano le disgrazie e la morte, ed il giovane colla sua fidanzata e la bambina accovacciata accanto al fuoco udivano pur essi quegli avvertimenti malaugurati. Ogni differenza di et, di sesso e di temperamento, era scancellata dalla superstizione, nella famiglia del pescatore, in quella burrascosa notte.
Oltre i banchi di legno presso il focolare ed il letto, il solo mobile di quella stanza era una rozza tavola con sopravi un grosso pane, un coltello ed una brocca di sidro. Intorno ai muri stavano appese vecchie reti, pezzi di corda e lembi di vele, e la stanza era divisa da un tramezzo di legno. Dai travi e dalle tavole che formavano il pavimento del granaio uscivano fili di paglia e spighe di orzo che pendevano dal soffitto.
Questi oggetti diversi e le persone che si trovavano nella capanna, e che componevano la famiglia del pescatore, erano stranamente rischiarati dalla fiamma del camino e da una torcia resinosa piantata in un ceppo di legno da un lato del focolare. La luce rossa e gialla brillava pienamente sul volto distrutto del vecchio che gli stava in faccia e rischiarava di sfuggita le facce della fanciulla, di Gabriele e delle due bambine; le grandi ombre oscure si alzavano e cadevano, crescendo e scemando di altezza sopra i muri, come le visioni dell'oscurit, animate da una specie di vita sopranaturale, mentre il fitto buio del firmamento che si scorgeva dalle finestre senza cortine, pareva un muro di solida tenebra che avesse ravvolto per sempre la casa del pescatore. La scena che succedeva dentro le mura della capanna era desolata e melanconica quanto quella che aveva luogo di fuori.
Per un pezzo le differenti persone che si trovavano in quella stanza stettero senza parlare, anzi senza neppure guardarsi; infine, la fanciulla susurr qualche parola all'orecchio di Gabriele.
Pierina, cosa dite a Gabriele? chiese la bambina che le stava in faccia, prendendo la prima occasione per rompere quel desolato silenzio, doppiamente desolato per lei in quella prima et.
Gli dicevo, rispose Pierina con semplicit, che sarebbe tempo di mutare la fasciatura del suo braccio; e gli dicevo anche, ci che gli ho gi detto, che egli non dovrebbe pi giuocare a quel terribile giuoco del soule.
Il vecchio aveva guardato attentamente Pierina e sua nipote mentre parlavano. La sua voce aspra e profonda si un al dolce suono di quella della fanciulla, ripetendo queste terribili parole, che pronunziava da tutta la sera:
Affogati! affogati! Figlio e nipote, affogati entrambi.
Zitto, nonno, disse Gabriele; non dobbiamo perdere ogni speranza ancora: Iddio e la Vergine benedetta li proteggeranno.
Cos dicendo, alz gli occhi all'immagine di gesso e si fece il segno della croce. Gli altri lo imitarono, tranne il vecchio. Egli continu a muovere le mani sulla sua coperta e a ripetere:
Affogati! affogati!
Ah! quel malaugurato giuoco! sclamo il giovane. Se non avessi riportata questa ferita, sarei stato con mio padre! Almeno la vita di quel povero fanciullo sarebbe salva, noi lo avremmo lasciato a casa.
Silenzio! impose la voce aspra del vecchio; il lagno dei morenti si fa sentire ai disopra del rumore del mare, il canto dei demoni muggisce pi forte del vento! Tacete ed ascoltate! Francesco  affogato! Pietro  affogato! Attenti! attenti!
Un terribile soffio di vento fece tremare la casa dalle fondamenta mentre egli parlava, vincendo ogni altro suono, anche lo strepito assordante delle onde. La bambina addormentata si risvegli mandando un grido di terrore. Pierina, che stava inginocchiata innanzi al suo amante mettendogli nuove bende al braccio, stette, tremando da capo a piedi. Gabriele guard verso la finestra, e la sua esperienza diceva quale dovesse essere la furia dell'uragano in alto mare, e sospir amaramente, mentre mormorava tra s:
Iddio li aiuti, per essi ora l'aiuto degli uomini sarebbe inutile!
Gabriele! esclam la voce dal letto con suono basso e tremante.
Egli non sent, o non diede retta al vecchio, mentre stava rassicurando e confortando la fanciulla che gli stava inginocchiata innanzi.
Non vi spaventate, amor mio, diceva egli baciandola teneramente sulla fronte. Voi qui siete pienamente al sicuro; non avevo ragione dicendo che sarebbe stata una follia il ricondurvi a casa questa sera? Potete riposare in quella stanza, Pierina; quando sarete stanca, potete dormire colle due bambine.
Gabriele, fratello Gabriele! esclam una delle ragazze. Oh! guarda il nonno
Gabriele corse al letto. Il vecchio si era messo a sedere; i suoi occhi erano dilatati, la sua faccia era impietrita dal terrore, le sue mani erano stese convulsivamente verso il nipote.
Le donne bianche! esclam, le donne bianche! I becchini degli affogati sono usciti dal mare!
Le bambine si gettarono nelle braccia di Pierina, gridando dallo spavento; anche Gabriele mand un'esclamazione di orrore, e si ritir alquanto dal letto.
Intanto il vecchio continuava a dire:
Le donne bianche! Apri la porta, Gabriele, guarda verso ponente, dove il riflusso ha lasciata la sabbia asciutta, le vedrai venire brillanti come il lampo, come statue gigantesche, coi loro lunghi vestiti bianchi, scorrendo come il vento sul mare, trascinandosi dietro i bianchi e lunghi capelli. Apri la porta, Gabriele! Le vedrai fermarsi e girare attorno al luogo ove tuo padre e tuo fratello sono affogati, le vedrai venire fin dove l'onda copre la sabbia, le vedrai scavare coi loro nudi piedi, le vedrai far segni con riverenza al mare che renda i suoi morti. Apri la porta, Gabriele, o, quantunque ci possa cagionarmi la morte, mi alzer e l'aprir io stesso.
Il volto di Gabriele si fece bianco di morte, ma fece segno che avrebbe obbedito. Ci volle tutta la sua forza per poter tenere aperta la porta contro il vento mentre egli guardava fuori.
Le vedi, nipote Gabriele? Dimmi il vero, dimmi se le vedi, gridava il vecchio.
Non vedo nulla, tranne il buio, il fitto buio, rispose Gabriele richiudendo la porta.
Ah! guai, guai! mormor il nonno, ricadendo estenuato sul capezzale. Il buio per te, ma la luce per gli occhi che debbono vederla. Affogati, affogati! prega tu per le anime loro, Gabriele! Io vedo le donne bianche anche ora che sto coricato, e non oso pregare per essi. Figlio e nipote affogati, ambedue affogati!
Il giovane and verso Pierina e le bambine.
Il nonno sta male questa notte! disse loro sotto voce; fareste meglio ad andare nella stanza da letto e lasciarmi solo a vegliarlo.
Esse si alzarono, si fecero il segno della croce innanzi all'immagine della Vergine, baciarono il giovane una ad una, e senza dir sillaba entrarono sommessamente nella stanza che era dall'altro lato dello scompartimento. Gabriele guard suo nonno, e lo vide giacere tranquillo come se fosse gi addormentato. Allora gett delle legna sul fuoco, e sedette per vegliare fino al mattino.
Assai malinconici erano i lamenti di quella burrasca notturna, ma assai pi desolati erano i pensieri che occupavano il giovane in quella sua solitudine, pensieri resi pi desolati ancora dalla terribile superstizione, propria del suo paese e della sua razza. Fino dall'epoca della morte di sua madre, egli aveva avuto il doloroso convincimento che qualche maledizione opprimeva la sua famiglia. Sul principio erano stati abbastanza agiati, avendo conseguita da una successione una piccola somma di denaro. Ma questo benessere dur solo per poco; le disgrazie si succedettero in modo strano e subitaneo. Le perdite, le sfortune, quindi la povert, anche il bisogno li oppressero senza posa; l'umore di suo padre si era fatto tanto aspro, che gli amici suoi pi antichi dicevano esser egli divenuto tale da pi non riconoscerlo.
Ed ora tutte queste passate disgrazie, tutto il lento soffrire della famiglia era finito colla maggiore delle disgrazie: colla morte. Il destino di suo padre e di suo fratello non lasciavano pi campo a nessuna speranza; egli stava assicurandosene mentre ascoltava la burrasca, pensando alle parole del nonno, e riflettendo colla sua esperienza ai pericoli del mare.
E questa doppia sventura gli era accaduta precisamente all'epoca del suo prossimo matrimonio con Pierina, proprio quando era apportatrice di un nuovo dolore, proprio al momento in cui era tanto dura da sopportare.
Speranze che non credeva doversi compiere si mescolavano all'amarezza del suo dolore, mentre i suoi pensieri erravano dal presente all'avvenire; e seduto accanto al solitario focolare, mormorava di tratto in tratto le preghiere della Chiesa pel riposo dei morti, e quasi involontariamente mescolava a quelle un'altra preghiera, una preghiera espressa con semplici parole, per la conservazione della giovane fanciulla, di cui l'amore era il solo tesoro che egli aveva sulla terra, e pei bambini senza madre che dovevano riguardarlo come il loro solo protettore.
Molto e molto tempo egli stette seduto accanto al fuoco, assorto nei suoi pensieri, senza voltare il capo verso il letto, quando fu scosso dal suono della voce del vecchio che lo chiamava.
Gabriele, mormor egli con tremula voce, Gabriele, non senti cadere l'acqua, ora lenta, ora pi frequente, sul pavimento ai piedi del letto?
Non sento nulla, nonno, nulla, tranne lo schioppettio del fuoco e il mugghiare della tempesta al di fuori.
Prendi una torcia, Gabriele, guarda sul pavimento, guarda bene; non vedi il luogo umido?  forse la pioggia che cade dal cielo e passa per il tetto?
Gabriele prese la torcia con mano tremante, s'inginocchi sul pavimento e lo esamin attentamente. Si allontan sgomentato, vedendo il terreno asciutto, gli cadde di mano la torcia, e s'inginocchi innanzi alla statua della Vergine coprendosi il volto colle mani.
Il pavimento  forse bagnato? Rispondimi, te lo comando, disse il vecchio anelante dall'emozione.
Gabriele si alz, and al letto, e sommessamente gli disse che nessuna goccia di pioggia era caduta dentro la capanna. Mentre gli stava dicendo queste parole, vide il volto del nonno scomporsi, i suoi lineamenti farsi un momento smarriti, e l'espressione della fisonomia divenire incerta ed atterrita. Anche la voce si alter: da dura e querula che era prima, si fece stranamente dolce, bassa e solenne, mentre mormorava di nuovo:
Eppure io sento sempre lo stesso rumore, sento cadere l'acqua ora pi lenta, ora pi ratta. Questo  un segno fatale e sicuro, che gi mi ha annunziato la morte di tuo padre e di tuo fratello stanotte; e adesso che lo sento ai piedi del mio letto, so che cosa significa questo avvertimento:  la mia prossima fine che mi annunzia. Io sono chiamato l ove sono gi andati mio figlio e mio nipote; il mio lungo e faticoso viaggio  presso al suo termine. Non lasciare entrare Pierina e le bambine; sono troppo giovani per vedermi morire.
A queste parole Gabriele si sent gelare il sangue; e quando, toccando la mano del nonno, la trov fredda come marmo, pens che ogni aiuto era lontano almeno tre miglia; pure, malgrado la burrasca, il buio e la distanza, non esit un momento a compiere il dovere che gli era stato insegnato sin dall'infanzia, quella di cercare un prete al momento della morte.
Debbo chiamare Pierina, disse, per vegliarvi finch io torni.
Fermati! sclam il vecchio, fermati, Gabriele, te ne prego, ti comando di non abbandonarmi!
Ma un prete, nonno, per confessarvi.
Mi confesser a te. In questo buio e con questo uragano  impossibile che un uomo possa orizzontarsi nel suo cammino. Io sar morto, Gabriele, prima che tu ritorni. Per amore della Vergine, stammi accanto finch io muoia, non durer pi un pezzo. Ho un terribile segret da confidare ad alcuno prima di spirare; qua, accosta il tuo orecchio alla mia bocca, presto, presto!
Mentre diceva queste parole, s'intese un leggiero rumore al di l dello scompartimento; la porta si aperse a met, e Pierina comparve, guardando spaventata nella stanza. Gli occhi vigili del vecchio, diffidenti anche nell'agonia, la videro immediatamente.
Andate via! esclam debolmente prima che essa potesse parlare, andate via; falla rientrare, Gabriele, e chiudi l'uscio col catenaccio se essa non vuole stare in quella stanza.
Mia cara Pierina, tornate indietro, disse dolcemente Gabriele; andate e fate in modo che le bimbe non ci disturbino. Non otterreste che di farlo peggiorare, e non potreste essermi utile in nulla!
La fanciulla obbed senza parlare, e chiuse nuovamente l'uscio.
Il vecchio sollecito torn a prender Gabriele per un braccio, e ripet:
Presto, presto, il tuo orecchio accanto alla mia bocca.
E intanto il giovane intese la sua fidanzata che diceva alle bimbe tuttora sveglie:
Preghiamo pel nonno. E le voci pure e infantili delle bambine unirsi a quella pi sommessa di Pierina, che insegnava loro la preghiera per gli agonizzanti, e mescolarsi in modo strano collo strepito della tempesta e col bisbiglio sordo della voce del vecchio.
Ho giurato di non svelarlo a nessuno, Gabriele, ma accostati di pi, sono molto debole, ed esse non debbono sentire pur una parola. Io giurai di non dir nulla, ma la morte d facolt ampia a tutti gli uomini per rompere questa sorta di giuramenti. Ascolta, non perdere un motto di quello che sto per dirti. Non guardare attorno nella stanza: l'impronta dell'assassinio l'ha macchiata per sempre! Zitto, lasciami parlare. Ora che tuo padre  morto, io non posso portar meco nella tomba questo orrendo segreto. Ricordati, Gabriele, fa di ricordarti del tempo innanzi che io fossi obbligato a star in letto, dieci anni fa, e anche pi, circa sei settimane prima della morte di tua madre... Eravate una sera tutti addormentati, credo, ma la notte non era molto avanzata, erano solo le nove. Tuo padre ed io stavamo ritti fuori della porta guardando la landa al chiaro della luna. A quei giorni egli era cos povero che aveva dovuto vendere il suo battello, e nessuno dei suoi vicini lo voleva a pescare assieme... tuo padre non  mai stato ben visto dai suoi vicini. Vedemmo un forastiere che veniva alla nostra volta, un giovanetto, con un zaino da viaggio sulle spalle. Pareva un gentiluomo, sebbene fosse vestito assai modestamente. S'avanz alla nostra volta, e ci disse essere stanchissimo, non credere di poter giungere alla citt quella notte, lo albergassimo fino all'indomani mattina. Tuo padre acconsent, a patto non facesse rumore, essendo sua moglie malata e i bambini addormentati. Egli rispose che tutto quello che desiderava era di poter dormire accanto al fuoco. Noi non avevamo da dargli che un po' di pan nero, ma il forestiere aveva cibo migliore con se, ed aperse il suo zaino per tirarlo fuori, e... Gabriele, mi sento mancare! dammi da bere, sono morto dalla sete.
Pallido e silenzioso, il giovane vers del sidro dalla brocca in una tazza, e la porse al vecchio; per quanto debole fosse quello stimolante, pure il suo effetto fu quasi istantaneo. Gli occhi del moribondo brillarono un tantino, e incominci a parlare sottovoce come prima.
Il forestiere trasse il cibo dallo zaino un po' in fretta, per modo che qualche altro oggetto cadde a terra; tra questi eravi un portafogli, che tuo padre ripose nella saccoccia del suo vestito; quel portafogli era un po' lacero, e dall'apertura uscivano dei biglietti di Banca. Io li vidi, e li vide anche tuo padre (non ti muovere, Gabriele; non vi  nulla in me che debba farti fuggire). Ebbene, egli divise con noi il suo cibo come un bravo ragazzo qual era, e poi si tolse dalla tasca quattro o cinque franchi, che mi diede, si coric accanto al fuoco, e in breve fu addormentato. Quando ebbe chiusi gli occhi, tuo padre mi guard in modo che mi fece paura. Da un pezzo si conduceva con noi molto brutalmente, inasprito dalla povert, dalla malattia di tua madre, e dal pianto continuo di voi altri bambini chiedenti pane.
Per ci, quando mi disse di andare a comprare legna, pane e vino col danaro che mi era stato dato, mi rincrebbe, senza pur sapere il perch, di lasciarlo solo col forestiere. Mi scusai dicendo (ciocch era vero) essere troppo tardi per andare a comprare quegli oggetti al villaggio. Ma egli mi rispose con rabbia di andare, di fare ci che mi comandava, di bussare alle porte delle botteghe finch fossero venuti ad aprirmi. Infatti uscii perch temevo molto tuo padre, e a quel tempo tutti noi lo temevamo, ma non potei risolvermi ad allontanarmi di molto dalla casa; avevo paura che succedesse qualche cosa, senza per osare di supporre ci che sarebbe potuto accadere. Non so come fu, ma dopo dieci minuti tornai sulla punta dei piedi verso la capanna; guardai dalla finestra, e vidi... Oh! Dio gli perdoni! Oh! Dio mi perdoni! vidi... Dammi da bere, Gabriele! non posso pi parlare, dammi ancora da bere!
Nella stanza vicina non si sentiva pi nessun suono; ma nel minuto di silenzio che ora si fece, Gabriele ud le sorelle baciare Pierina ed augurarle la buona notte. Tutte e tre procuravano di addormentarsi.
Gabriele, prega tu stesso e insegna a pregare ai tuoi figli acci preghino dopo di te, acciocch tuo padre possa trovar misericordia l ove  ora andato. Io lo vidi allora, proprio come vedo te, inginocchiato col coltello in mano accanto all'uomo addormentato; egli stava togliendo il portafogli dalla tasca del forestiere; quando lo ebbe in mano, lo tenne un momento pensando; io credo, no, no, io sono sicuro che allora stava per pentirsi, sono certo che avrebbe rimesso il portafogli al suo posto; ma precisamente in quel momento lo straniero si mosse, alz un braccio come se stesse per svegliarsi. Allora la tentazione del demonio divenne per tuo padre troppo forte; lo vidi alzare la mano armata del coltello, ma non vidi pi nulla; non potei pi guardare, non potei muovere un passo, non potei gridare; rimasi colle spalle appoggiate alla parete, tutto tremante, bench fosse in estate, senza udire un grido, un rumore dalla stanza che era dietro di me. Ero troppo atterrito per sapere quanto tempo rimanessi in quello stato, finch la porta della capanna, aprendosi, mi fece voltare; e allora vidi tuo padre ritto, al pallido lume della luna, tenendo fra le braccia il corpo sanguinoso di quel povero giovinetto, il quale aveva diviso con noi il suo cibo, ed aveva dormito accanto al nostro focolare. Zitto! Zitto! non gemere, non singhiozzare in questo modo! Soffoca il tuo dolore e i tuoi singhiozzi, altrimenti sveglierai quelle creature che dormono nella stanza vicina.
Gabriele, Gabriele! sclam una voce dall'altro lato dello scompartimento. Cosa  accaduto? lasciatemi venire con voi, Gabriele!
No, no! sclam il vecchio, raccogliendo quel po' di forza che gli rimaneva per farsi sentire, malgrado il vento che soffiava in quel momento con gran violenza; state dove siete, non parlate, non uscite! Gabriele (qui la sua voce si fece pi fioca), tirami un poco pi su, tu devi ora udire la fine di questa orrenda storia; alzami un tantino; il brivido che mi scuote m'impedisce quasi di parlare. Accostati di pi. Non posso continuare! Dove era io rimasto? Ah! tuo padre!... egli minacci di uccidermi se non gli avessi giurato il silenzio; e il terrore mi fece giurare: mi obblig a porgergli aiuto per trasportare il corpo. Attraversammo la landa, oh! che cosa orrenda! al chiaror della luna; (sollevami un po', Gabriele); sai, quelle grosse pietre che stanno laggi, alzate dritte dagli idolatri, sai, quel luogo che vi  vuoto al disotto, e che vien detto comunemente la tavola del mercante, vi era posto abbastanza per collocarlo l sotto e nasconderlo, e cos facemmo; e poi tornammo in fretta alla capanna. Io non ho pi osato accostarmi a quel luogo d'allora in poi, neppure tuo padre! (Pi su, Gabriele, e questo tremito che va aumentando!...) Noi bruciammo il portafogli e lo zaino; non sapemmo mai il nome del suo possessore, ma tenemmo il danaro (Tu ti scosti, mi pare; non mi ascolti attentamente). Tuo padre disse a sua moglie che quel denaro veniva da una eredit che aveva avuta; la maledizione ha fatto affogare tuo padre e tuo fratello; la maledizione uccide ora me pure; ma mi sono confessato, dirai al prete che mi sono confessato prima di morire. Fa che Pierina non entri; la sento muovere nella stanza vicina! Togli le ossa che sono sotto quelle pietre e sotterrale per amor di Dio! Dirai al prete, (sollevami, Gabriele, mettimi in ginocchioni), se tuo padre fosse vivo mi ucciderebbe... ma dirai al prete di pregare per la mia povera anima... di pregare... e... rammentati la tavola del mercante... rammentati di sotterrare, di pregare, di pregare sempre per...
Finch Pierina sent il fioco mormorio della voce del vecchio, sebbene neppure una parola le giungesse all'orecchio, si trattenne dall'aprire la porta del tramezzo. Ma quando quei suoni (che, senza sapere il perch, le facevano terrore), venuti man mano diminuendo, si tacquero del tutto, quando ud i singhiozzi che tennero lor dietro, e il suo cuore le disse chi era l piangendo nella stanza vicina, allora un sentimento pi forte di ogni timore la invase tutta, e apr la porta senza escita, quasi senza neppure tremare.
La coltre ricopriva interamente il vecchio; Gabriele era inginocchiato accanto al letto col volto appoggiatovi su; quando la fanciulla gli parl, egli non le rispose n la guard. Dopo un certo tempo i singhiozzi cessarono; tuttavia egli non si mosse, tranne una volta, quando Pierina lo tocc; egli si scosse e trem tutto al sentire la mano di lei! Allora essa chiam le ragazzine, che vennero a parlargli, ma sempre senza ottenerne risposta. Esse piansero, e una alla volta lo pregarono con dolci parole di dir loro qualche cosa, ma tutto fu inutile. Il dolore e l'angoscia che lo avevano reso muto ed immobile, erano pi potenti delle lagrime delle sorelle, pi potenti dello stesso amore.
Era vicina l'alba, e la burrasca andava acquetandosi, ma il giovane era sempre nella stessa posizione. Una volta o due Pierina si era inginocchiata accanto a Gabriele, cercando invano di scuoterlo colla sua presenza, e le parve sentire che il vecchio respirasse ancora debolmente, per cui stese la mano per togliere il lenzuolo che gli copriva il volto, ma non ebbe coraggio di rimuoverlo, n di toccarlo. Era la prima volta che si trovava accanto ad un letto di morte; il silenzio della stanza, lo stupore e la disperazione che avevano invaso Gabriele, la inorridivano per modo che si sentiva impotente ad agire come le bambine che le stavano attorno; non fu che quando l'alba cominci a scorgersi dalla finestra della capanna, bench fredda e desolata, ma pur consolante, che la fanciulla si rincor! Allora pens che il miglior partito era di andare a cercar aiuto subito nella casa pi prossima; ma mentre procurava di persuadere le fanciulline a rimanere sole nella capanna con Gabriele fino a quel ritorno, essa ud lo scalpitio di passi fuori della porta; questa si aperse, ed un uomo comparve sul limitare immobile per un momento alla luce incerta del mattino. Pierina si accost, lo guard con guardo fisso, e... era Francesco Sarzeau.
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CAPITOLO 2.
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Il pescatore era molle da capo a piedi; ma il suo volto, sempre pallido ed inflessibile, non pareva punto commosso dai pericoli corsi nella notte passata; teneva sulle braccia il giovane Pietro affatto svenuto. Nel primo momento lo stupore e lo sgomento fecero dare un grido a Pierina.
Animo, animo, disse Francesco aspramente, avviandosi verso il focolare col suo carico; non fate rumore; non credevate di vedermi vivo, scommetto; infatti ci siamo dati per persi, e fu un miracolo che ci salv.
Giunto al camino depose il ragazzo in modo che potesse sentire il calore del fuoco, indi voltossi e tir fuori dalla tasca un fiaschetto dicendo:
Ah! se non fosse stata questa acquavite!...
Si ferm ad un tratto, si scosse, pos la bottiglia sulla panca vicina, e si accost in fretta al letto.
Pierina gli teneva dietro con lo sguardo, e vide Gabriele, che si era alzato quando la porta fu aperta, retrocedere dal letto man mano che Francesco si avvicinava; il volto del giovane pareva istupidito e di marmo, e il pallore di morte che lo ricopriva faceva spavento. Egli indietreggi lentamente finch tocc il muro della capanna, e rimase zitto, taciturno, guardando il padre con occhi smarriti, movendo convulsamente le mani e mormorando qualche parola, ma tanto sommessa che non si capiva cosa dicesse.
Francesco non pareva badare al figliuolo; prese la coperta colle mani, e, togliendola dal volto del vecchio, disse: Che cosa  accaduto qui?
Ma Gabriele non poteva parlare; Pierina se ne accorse, e rispose per lui.
Gabriele  addolorato perch il suo povero nonno  morto, diss'ella tutta tremante.
Morto!
Quella parola non fu ripetuta con nessuna intonazione di rammarico.
Soffr egli molto la notte scorsa prima di morire? Non ebbe egli delirio? Ultimamente era un tantino rimbambito.
Egli fu molto inquieto e parl a lungo degli avvertimenti sopranaturali che tutti noi conosciamo; disse che vedeva e sentiva molte cose, che dall'altro mondo gli dicevano che voi e Pietro... Gabriele! grid essa interrompendosi subitamente. Guardalo, guardalo in faccia, tuo nonno non  morto.
Subito Francesco alz il capo di suo padre guardandolo attentamente; un leggero spasimo scosse quel volto pallido, le labbra tremarono, e la mascella inferiore cadde gi. Francesco a quella vista rabbrivid e s'allontan in fretta dal letto; allora Gabriele si scost dal muro; il suo aspetto erasi mutato, le guancie, dapprima pallidissime, eransi coperte di rossore; prese il fiaschetto lasciato da suo padre, e vers quel po' di acquavite che rimaneva nella bocca del vecchio.
L'effetto fu quasi istantaneo; le forze vitali che stavano per ispegnersi totalmente si rialzarono ad un tratto; il vecchio aperse di nuovo gli occhi, li gir intorno alla stanza, e li fiss intensamente su Francesco, che stava ritto accanto al fuoco. Per quanto solenne e terribile fosse quel momento per Gabriele, pure ebbe abbastanza sangue freddo per dire sottovoce a Pierina:
Prendete le bimbe e ritiratevi nell'altra stanza; possiamo avere da parlare di cose che  meglio per voi non sentire.
Gabriele, tuo nonno  tutto tremante, disse Francesco; se egli muore, non muore che di freddo; aiutami a sollevarlo col letto e tutto, e portarlo presso il focolare.
No, no! che egli non mi tocchi! grid il vecchio; non voglio che mi guardi in quel modo. Non lasciarlo avvicinarsi a me. Gabriele,  forse il suo spirito? ovvero  lui in persona?
Mentre Gabriele si apparecchiava a rispondergli, sent bussare all'uscio di casa: suo padre and ad aprire, e videro alcuni pescatori venuti dal villaggio vicino, pi per curiosit che per simpatia, a prendere notizie di Francesco e di suo figlio, e sapere come si fossero salvati in quella notte tempestosa. Senza invitare nessuno ad entrare, il pescatore rispose seccamente e in poche parole alle varie domande che gli venivano fatte, e rimase tutto quel tempo ritto sulla porta della capanna. Mentre egli stava cos occupato, Gabriele ud suo nonno mormorare fra s queste parole:
La notte scorsa che cosa  succeduto, nipote? Che cosa ho mai detto la scorsa notte? Ho detto forse che tuo padre era affogato? Vedi che sciocchezza dire che erasi affogato e poi vederlo vivo fra noi! Ma non  questo che mi cruccia; sono cos debole, ho la mente che vacilla e non posso ricordare! Che cosa ho detto, Gabriele? Qualche cosa di orribile?  per questo che tremi tutto? Non  vero, non ho detto nulla; un delitto? Del sangue versato? Io non so nulla di delitti, n di altro; io doveva aver perduto i sensi dal terrore per aver detto tali storie! La tavola del mercante? Non  altro che un ammasso di vecchie pietre! L'uragano, il terrore della morte di tuo padre, tutto ci mi ha fatto delirare. Non pensare pi a queste sciocchezze, Gabriele; io ora sto meglio, rideremo insieme, poi, quando sar guarito, del tuo povero nonno che racconta storie di delitti fra sonno e veglia. Ah! povero vecchio... la notte scorsa... vaneggiamenti, fanciullaggini della troppa et... ma perch non ridi di tutto ci? Guarda, io rido, rido, povero vecchio, che vaneggia, che...
Egli si ferm ad un tratto. Un lieve grido, in parte di terrore e in parte di angoscia, mand quell'uomo; l'aspetto di pungente ansiet e di imbecille allegria che aveva alterato il suo volto, mentre stava parlando a suo nipote, scomparve per sempre. Un brivido lo scosse, sospir con pena due o tre volte, poi tutto fu finito.
Era egli morto colla menzogna sulle labbra?
Gabriele si guard attorno, e vide che la porta della capanna era chiusa, e che suo padre era ritto, appoggiato colle spalle ad essa. Era impossibile supporre da quanto tempo egli fosse in quella attitudine, e quanto avesse udito del vaneggiamento del vecchio; ma su quella dura faccia si scorgeva un piglio sospettoso, mentre il suo sguardo andava dal cadavere a suo figlio, facendo rabbrividire Gabriele; e le prime parole che egli pronunzi, mentre si accostava al focolare, furono dette con un tale accento di voce, che dava loro un tremendo significato.
Che cosa disse tuo nonno la scorsa notte? domand egli.
Gabriele non rispose. Tutto quello che aveva udito, tutto quello che aveva provato, tutta l'angoscia e l'orrore che potevano ancora piombargli addosso, lo avevano sbigottito. I pericoli indicibili della sua presente posizione erano troppo tremendi per aver effetto; egli si sentiva appena in mezzo al torpore che opprimeva il suo cuore; mentre per ogni altro riguardo l'uso delle sue facolt fisiche e morali pareva averlo abbandonato ad un tratto.
Hai la lingua ferita, Gabriele, come il tuo braccio? disse suo padre con amaro sogghigno. Io torno a te, salvo per un miracolo, e tu non mi parli? Vorresti che fossi morto invece di quel vecchio? Egli ora non pu udirti; perch non vuoi dirmi le sciocchezze che ti ha raccontato la scorsa notte? Non vuoi? Io ti dico che parlerai.
Intanto attravers la stanza e si pose contro l'uscio della capanna.
Prima che uno di noi lasci la camera, tu avrai confessato tutto! Tu sai che il mio dovere verso la Chiesa mi obbliga ad andare dal prete ad annunciargli la morte di tuo nonno. Se io lascio di compiere questo dovere, rammentati che la colpa  tutta tua! Tu mi trattieni qui, perch io rimango finch tu mi abbia obbedito. Capisci quello che dico, idiota che sei? Parla sul momento, o te ne pentirai per tutta la tua vita! Di nuovo ti domando cosa ti disse tuo nonno ieri sera mentre vaneggiava?
Egli parl di un delitto commesso da un altro e tenuto segreto da esso, rispose Gabriele lentamente e con piglio severo, e stamane neg quelle parole coll'ultimo soffio di vita che gli rimaneva, ma se ieri sera ha detto la verit...
La verit? interruppe Francesco; e quale verit?
Non disse altro; abbass gli occhi, poi li volse verso il cadavere. Per pochi minuti lo contempl fissamente, ansante, e passando a pi riprese la mano sulla fronte; poi guard di nuovo suo figlio; in quel breve intervallo egli era divenuto, in apparenza, un altro uomo; l'espressione, la voce, i modi, tutto era mutato.
Che il cielo mi perdoni! riprese, ma non posso fare a meno, anche in questo momento solenne, di ridere di me che finora ho parlato ed agito come uno sciocco! Negare le sue parole? Povero vecchio! Tutti dicevano che quando si  proprio vicino alla morte ritorna la mente sana, ed egli ne  una prova. Il fatto sta, Gabriele, che io aveva perduto il mio buon senso poco fa, e non vi  da meravigliarsi, dopo ci che ho sopportato la notte scorsa, e ci che ritrovo stamane a casa. Come se tu, o qualche altra persona, avesti potuto dar retta ai vaneggiamenti di un vecchio morente! (Dove  Pierina? perch l'hai mandata via?) Io non mi meraviglio che tu conservi ancora l'aspetto un po' smarrito, e che ti senta abbattuto, perch devi aver passato una cattiva notte, cattiva per ogni verso. E pensare che sono stato in collera teco, Gabriele, per esserti impaurito, con ragione del resto, di ci che andava dicendo quel vecchio nel suo delirio. Venite fuori, Pierina, venite, bisogna che presto o tardi impariate a guardare con calma la morte. Dammi la mano, Gabriele, e non pensiamo al passato. Non vuoi? Mi serbi rancore per quello che ti ho detto poco fa? Oh! ce la intenderemo meglio al ritorno. Venite, Pierina, noi non abbiamo segreti qui.
Dove andate? chiese Gabriele, mentre vide suo padre aprire in fretta l'uscio.
A dire al prete che uno della sua congregazione  morto, e per far registrare la morte, rispose Francesco. Questi sono i miei doveri, e finch non li abbia compiuti, io non prender alcun riposo.
Cos dicendo usc frettolosamente. Gabriele ebbe raccapriccio di s stesso, accorgendosi che, appena suo padre avea volte le spalle, egli si sentiva l'animo pi libero; per quanto i suoi pensieri fossero terribili, pure era gi un bene poter pensare liberamente; la condotta di suo padre era forse quella di un innocente? Le ultime parole del vecchio, confuse ed incerte, pronunziate in presenza del figlio, potevano stare in confronto della minuta confessione che egli aveva fatta durante la notte solo col nipote? Queste erano le tremende domande che Gabriele faceva a s stesso, e cui involontariamente gli ripugnava rispondere. E per quel dubbio, da cui pendeva in un modo o nell'altro tutto l'avvenire della sua vita, bisognava che presto o tardi si dileguasse.
Eravi forse un mezzo per far ci? S, uno solo, ed era di andare subito, mentre suo padre era assente, ad esaminare il ripostiglio sotto la tavola del mercante. Se la confessione di suo nonno era stata fatta mentre godeva delle sue facolt mentali, quel luogo (che Gabriele sapeva esser riparato dal vento e dalla pioggia) non era mai stato visitato dopo commesso l'omicidio, n dal colpevole, n dal suo involontario complice; quindi, bench il tempo dovesse aver distrutto il cadavere, pure le ossa si dovevano ritrovare ancora per testimoniare della verit, se la verit era quella.
Facendo queste riflessioni, si fe' anche pi pallido in volto e si ferm irresoluto quando gi si avviava verso l'uscio; ma uno sguardo che il giovane gett sul cadavere giacente nel letto lo rese pi forte, e fu invaso tutto da una febbrile impazienza di accertarsi al pi presto d'ogni cosa. Disse a Pierina che sarebbe in breve di ritorno, e che essa vegliasse il morto durante la sua assenza; e senza aspettare neppure la risposta della giovane, senza guardarsi indietro, usc dalla capanna.
Due strade conducevano alla tavola del mercante; la pi lunga era quella che passava accanto agli scogli della costa, l'altra attraversava la landa. Ma quest'ultimo sentiero era lo stesso fino ad un certo tratto che conduceva al villaggio ed alla chiesa; quindi, temendo di essere veduto da suo padre, prese la via degli scogli. In un punto il cammino voltava in dentro verso terra, e girava attorno a vari monumenti druidici che erano sparsi su quella landa; quel luogo era un po' in alto, e dominava il sentiero che conduceva al villaggio fino al punto ove quello si divideva e si volgeva verso la tavola del mercante. Col Gabriele scorse la figura di un uomo ritto colle spalle rivolte verso la costa.
Quell'uomo era troppo lontano per potersi riconoscere con certezza, ma pareva e poteva anche essere Francesco Sarzeau. Chiunque fosse per, sembrava incerto sulla via da prendere, perch dapprima fece qualche passo verso il villaggio e la chiesa che si vedevano in lontananza; due volte esit cos, la seconda fermandosi pi a lungo, prima che sembrasse prendere il partito di avviarsi verso il villaggio.
Gabriele allora abbandon il sito ove aveva osservato quell'uomo, e continu il suo cammino. Era forse suo padre quello che aveva veduto incerto col? E se era, perch Francesco Sarzeau non si decideva a prendere la via che lo conduceva al villaggio, ove doveva andare, se non dopo di aver tentato due volte di avviarsi dal lato opposto verso la tavola del mercante? Aveva egli inteso nominare il monumento druidico, quando il vecchio pronunzi al mattino le sue ultime parole? Eragli forse mancato il coraggio per andare a togliere...
Quest'ultima domanda era troppo orribile perch Gabriele potesse rispondervi; quindi la respinse in fretta dalla mente, ed affrett il passo.
Giunse al monumento druidico senza incontrare anima viva. Il sole spuntava allora, e i grossi nuvoloni, che erano rimasti dalla notte, correvano verso occidente; le onde tuttavia erano grosse e bianche di spuma, ma il vento furioso erasi calmato, e spirava una fresca brezza. Quando Gabriele guard l'orizzonte e vide come si annunciasse bella la giornata, trem pensando alla ricerca che doveva fare; la vista dell'astro brillante, che sorgeva maestosamente dal mare, contrastava orribilmente col sospetto del commesso omicidio che gli straziava il cuore; ma sapendo che egli doveva compiere quell'impresa, si fece animo ad entrare nel ripostiglio, non volendo tornare alla capanna prima che quel mistero non fosse stato in un modo o nell'altro svelato.
La tavola del mercante era fatta di due enormi pietre collocate dal vecchio orizzontalmente sopra tre altre pietre. Nei tempi turbolenti di pi di mezzo secolo fa non si conoscevano viaggiatori che andassero per diporto in Bretagna a visitare i monumenti dei Druidi; quindi l'entratura del luogo basso e profondo che stava sotto le pietre, che d'allora in poi  spesso visitata da forestieri, era a quell'epoca quasi nascosta dagli spini e dalle piante marine. La prima occhiata che volse Gabriele a quell'intrecciata siepe lo convinse che in quel luogo da pi anni almeno non era penetrato nessuno. Senza esitare un momento (perch sentiva che il pi lieve ostacolo sarebbe stato fatale alla sua risoluzione), egli pass come meglio pot in mezzo alle spine, e s'inginocchi verso la bassa, polverosa ed irregolare entrata del ripostiglio che era sotto quelle pietre.
Il suo cuore batteva con tanta violenza, che quasi gli levava il respiro; per si sforz a strisciare un tantino dentro la cavit, e si mise a brancolare sul terreno intorno a lui. Egli tocc qualche cosa, qualche cosa che lo fece rabbrividire, qualche cosa che avrebbe voluto lasciar cadere, ma che strinse sempre pi suo malgrado; allora torn indietro all'aria ed alla luce; quell'oggetto che aveva in mano era forse un osso umano? No! Il terrore lo aveva ingannato: egli non aveva in mano che un pezzo di legno secco. Vergognoso di questo disinganno, stava per gettar via quel pezzo di legno prima di rientrare nel ripostiglio, quando mut pensiero.
Bench quel luogo fosse un tantino rischiarato dalla luce che veniva da una o due fessure tra le pietre, la parte pi interna era troppo scura per essere bene esaminata, anche quando il giorno fosse brillante. Per ci, trasse di tasca l'esca e l'acciarino, che, come tutti i suoi compaesani, egli portava sempre seco per accendere la pipa, e prov di adoperare quel pezzo di legno per farne una specie di torcia onde illuminare fino nel canto pi remoto il ripostiglio ove voleva rientrare.
Fortunatamente quel legno era rimasto cos a lungo riparato dall'umidit, che prese fuoco come un pezzo di carta; quando fu bene acceso, Gabriele entr in quella cavit e la esamin da cima a fondo.
Egli rimase sotto quelle pietre finch il legno acceso gli bruciava quasi la mano; allora usc e gett il tizzone ardente con piglio allegro e cogli occhi raggianti di gioia. Con un salto fu fuori dalle spine che aveva attraversate un momento prima con tanto terrore, con tanto sforzo, ed esclam:
Ora posso sposare Pierina coll'animo tranquillo: io sono figlio di un uomo onesto quanto qualunque altro in Bretagna.
Egli aveva accuratamente esaminato il ripostiglio in ogni canto, e non vi aveva rinvenuto il pi leggiero segno che col dentro fosse mai stato deposto un cadavere.
Io posso ora sposare Pierina coll'animo tranquillo!
Vi sono molte parti del mondo ove sembra impossibile e fuori della natura umana che un figlio, il quale sospetta il padre d'avere attentato alla vita ed alle leggi dell'ospitalit, si creda, bench innocente, indegno di compiere il suo impegno colla sua fidanzata. Per, tra i semplici abitanti della provincia di Gabriele, questa sensibilit di coscienza non  un caso raro; per quanto le popolazioni della Bretagna fossero ignoranti e superstiziose, esse praticavano i doveri dell'ospitalit con altrettanta devozione quanto i doveri della religione nazionale. La presenza dell'ospite straniero, ricco o povero, accanto al loro focolare, era sacra; la sua salvezza era un loro speciale dovere; e i suoi averi erano sotto la loro responsabilit. Essi potevano privarsi di cibo, ma avrebbero nondimeno diviso con esso l'ultimo tozzo di pane, come l'avrebbero diviso coi loro bambini.
Ogni oltraggio all'ospitalit, virt nata e nutrita nella popolazione, era riguardata con sommo disgusto e punita dall'esecrazione universale. Questa ignominia opprimeva la mente di Gabriele quando stava inginocchiato accanto al letto di suo nonno; il terrore di questo disonore, peggiore di ogni altro, e che egli non avrebbe potuto mai scancellare, lo aveva reso muto in faccia a Pierina, vergognoso ed atterrito tanto che si sentiva indegno di guardarla in volto; e quando il risultamento della ricerca alla tavola del mercante gli dimostr che non vi era nulla che provasse il delitto narrato dal vecchio, il primo sentimento di contentezza, il trionfo di quella scoperta, fu espresso in un pensiero che aveva ispirate le sue prime parole: Egli poteva sposare Pierina perch era figlio di un onest'uomo.
Quando giunse alla capanna, Francesco non era ancora tornato. Pierina si meravigli del mutamento accaduto nei modi di Gabriele; anche Pietro e le bimbe lo notarono. Il riposo ed il caldo avevano rimesso il giovane fratello, che pot raccontargli le avventure pericolose della notte passata sul mare. Essi stavano ascoltando il racconto del ragazzo, quando Francesco finalmente ritorn. Questa volta fu Gabriele che gli porse la mano, e fece il primo passo verso una riconciliazione.
Con sua grande meraviglia suo padre si scost da lui senza rispondergli. La tempra variabile di Francesco era evidentemente mutata durante la sua assenza. Il suo volto aveva un piglio severo e sprezzante, mentre guardava suo figlio.
Io non stringo la mano alle persone che hanno dubitato di me, esclam egli ad alta voce e con collera, perch io sempre dubiter di esse. Siete un cattivo figlio! Avete sospettato vostro padre di qualche infamia che non osate dire apertamente, senza altra prova che i vaneggiamenti di un vecchio morente e mezzo rimbambito. Non mi parlate non voglio ascoltarvi! Un uomo innocente ed una spia stanno male assieme; andate a denunziarmi, Giuda che siete! Non mi curo n di voi, n del vostro segreto. Che cosa fa qui questa Pierina? Perch non  tornata a casa sua? Il prete sta per giungere, e noi non abbiamo bisogno di stranieri in questo luogo. Riconducetela al podere, e rimanete l, se cos vi piace; nessuno ha bisogno di voi qui!
Il modo con cui furono pronunciate queste parole era cos sinistro e strano, e lasciava scorgere un non so che di sospettoso, che Gabriele sent chiudersi il cuore, e quasi subito gli balen nel pensiero questa terribile domanda: Suo padre lo aveva egli seguito alla tavola del mercante?
Anche se egli avesse voluto rispondere, non ne avrebbe avuta la forza, perch il sospetto, che rinacque per quella domanda, distrusse interamente tutte le speranze e tutte le convinzioni del mattino. La sofferenza morale prodotta da questo improvviso mutamento di tutti i suoi pensieri, fu tale che ag sul suo fisico; si sent quasi mancare i sensi alla presenza di suo padre, e quando Pierina con piglio smarrito si allest in fretta per tornare a casa sua, egli la segu senza guardare nessuno in volto, come se avesse voluto fuggire dalla sua abitazione. Non mai l'aria fresca e pura della landa gli era sembrata s confortevole quanto quel giorno.
Mentre si avviavano verso la fattoria, egli procur di consolare Pierina del modo aspro col quale suo padre le aveva parlato, assicurandola che essa possedeva tutto il suo affetto e che nulla al mondo avrebbe potuto scemarlo; ma non le disse altro. Egli non volle confidarle il segreto che l'opprimeva. Pierina era l'ultima persona al mondo cui avrebbe svelato la pena che gli spezzava il cuore. Appena scorsero la fattoria, Gabriele si ferm e si accommiat da Pierina, promettendole di tornare presto a vederla; e si mostr con lei gioviale e sereno, bench avesse la disperazione nel cuore. Malgrado tutto ci che la povera fanciulla potesse pensare del suo modo di procedere, egli sentiva che in quel momento non avrebbe potuto vedere il fattore e sentirlo parlare allegramente, come era suo costume, del prossimo matrimonio di Pierina.
Rimasto solo, Gabriele and vagando a caso per la landa; i dubbi intorno all'innocenza di suo padre, che la visita al monumento druidico avevano dileguato, erano ora rinati pel linguaggio di Francesco; eragli un terribile pensiero alla mente che la ricerca del mattino, in fin dei conti, non concludeva gran cosa, e che il mistero non era ancora svelato. Che cosa significavano la violenza delle parole di suo padre ed il mutamento avvenuto in esso? Il nonno aveva egli delirato la notte, ovvero il mattino? Quanto pi Gabriele si faceva queste domande, tanto meno trovava argomenti per rispondervi. Cercherebbe egli qualcuno pi saggio che potesse consigliarlo? No, non mai, finch rimaneva una probabilit che suo padre fosse innocente.
Con questi pensieri che gli torturavano la mente, giunse alla capanna; egli stava ancora incerto innanzi all'uscio, quando lo vide aprirsi con cautela: era suo fratello Pietro che guardava fuori, e vedutolo, gli corse incontro.
Vieni, Gabriele, oh vieni! disse il fanciullo tutto commosso, abbiamo paura di rimanere soli con nostro padre: egli ci ha battuti perch abbiamo parlato di te!
Gabriele entr; suo padre, che stava seduto innanzi al focolare, alz gli occhi, e facendo un gesto sprezzante, disse a mezza voce: "Spia!" ma non rivolse la parola direttamente a suo figlio. Le ore passarono silenziose; al giorno tenne dietro la sera, ed alla sera la notte, ma Francesco non parl mai ai suoi figliuoli. Quando fu buio del tutto, prese le sue reti, ed usc dicendo ch'era meglio esser solo sul mare che in casa con una spia.
Al suo ritorno, l'indomani mattina, egli non era mutato; passarono i giorni, le settimane ed i mesi, e sempre, bench con gli altri figliuoli fosse tornato come prima, rimase lo stesso col suo primogenito. Raramente, e tranne quando non poteva fare a meno, egli ruppe il suo ostinato silenzio con Gabriele. Mai non volle prenderlo seco nel battello, non volle mai rimanere solo in casa n mangiare con lui, non volle mai che gli altri figliuoli gli parlassero del fratello loro, e non volle mai sentire da lui una parola che si riferisse a ci che suo padre aveva detto prima di morire in quella burrascosa notte.
Il giovane si struggeva sotto l'azione di questa domestica scomunica, sotto l'influenza straziante del dubbio che mai lo abbandonava, e, pi di tutto, sotto i continui rimproveri della propria coscienza, prodotti dal sentimento che gli mancava ad un solenne dovere. Ma n i rimorsi, n i mali trattamenti che riceveva in casa sua, n il rincrescimento che aveva di dover mancare alla confessione come buon cattolico, poterono indurre Gabriele a svelare il segreto che lentamente consumava la sua esistenza. Egli sapeva che una volta svelato, fosse stato suo padre riconosciuto colpevole o innocente, rimarrebbe sempre il sospetto sulla sua famiglia, ed anche su Pierina, che ne farebbe parte; e questa macchia non si scancellerebbe per tutta la loro vita. I rimproveri del mondo sono terribili anche nelle citt popolose, ove molte persone che abitano nello stesso nostro casamento ci sono sconosciute; ma nelle campagne essi sono anche pi terribili, dove tutti si conoscono, ove tutti parlano di noi, ove nulla si frappone fra noi e le male lingue. Gabriele non ebbe il coraggio di affrontare questa tremenda probabilit di una ignominia cos spaventosa, nemmeno per servire i sacri interessi della giustizia e della verit.
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CAPITOLO 3.
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Mentre Gabriele languiva per l'afflizione che gli consumava il corpo e la mente, la Bretagna veniva colpita da una pubblica calamit che spense per un certo tempo ogni privato dolore.
Correva il tempo in cui la bufera incalzante della rivoluzione francese era giunta al suo colmo. Reggevano il potere quei capi della nuova Repubblica, dei quali l'ultima e peggior pazzia fu quella di decretare l'abolizione della religione e di rovesciare ogni simbolo esterno di essa per tutta la contrada governata. Questo decreto era gi stato eseguito in Parigi e nei dintorni, ed ora i soldati della Repubblica si avviavano verso la Bretagna, comandati da uomini che si erano assunti l'incarico di sradicare la religione cristiana nell'ultimo e valido rifugio che le rimaneva ancora in Francia.
Questi capi cominciarono l'opera loro in modo degno del peggiore fra quegli uomini che loro ne avevano dato l'incarico. Essi spogliarono chiese, demolirono cappelle, rovesciarono le croci lungo le strade, fra i campi, dovunque le trovarono; la terribile ghigliottina divor vite umane ne' villaggi di Bretagna, come ne aveva divorate nelle strade di Parigi; la spada ed il fucile fecero man bassa sul popolo, anche sulle donne e sui fanciulli inginocchiati a pregare; i preti erano inseguiti notte e giorno da un nascondiglio all'altro, ed erano uccisi appena scoperti; ogni sorta di atrocit furono commesse in tutto il paese, ma la religione cristiana si estendeva sempre pi potente, e rinasceva ognora pi vigorosa sotto i piedi degli scellerati che cercavano di abbatterla. In ogni dove il popolo rimaneva fedele alla sua credenza; gl'inviati della Repubblica erano stati incaricati di fare della Bretagna una contrada di apostati, e, malgrado tutto, non fecero altro che una contrada di martiri.
Mentre vigeva questo terribile stato di cose, una sera Gabriele rimase un po' pi tardi del solito nella fattoria del padre di Pierina. Egli passava allora la maggior parte del suo tempo al podere, che era il suo rifugio, non potendo rimanere in quel luogo di dolore, di silenzio, di segreta vergogna che una volta egli chiamava la sua casa.
Aveva appena dato la buona notte a Pierina e stava per aprir l'uscio ed andarsene, quando il padre di lei lo ferm, pregandolo di sedere dall'altro lato del focolare.
Lasciateci, mia cara, disse il vecchio a sua figlia. Debbo parlare a Gabriele; va nella stanza vicina da tua madre.
Le parole che pap Bonau, che cos era chiamato dai suoi vicini, stava ora per dire al giovane in confidenza dovevano essere causa di avvenimenti inaspettati. Dopo aver parlato a Gabriele della alterazione avvenuta nei modi e nell'aspetto di lui, il vecchio gli chiese con piglio addolorato se egli conservasse ancora il suo affetto antico per Pierina. Avendo il giovane risposto con impeto affermativamente, Bonau prese a ragionare sullo stato delle cose pubbliche nel suo distretto, della persecuzione che durava ancora e della possibile conseguenza che egli un giorno o l'altro dovesse soffrire e forse anche morire, come tanti altri suoi concittadini, in difesa della sua religione. Se ci accadesse, egli compierebbe di buon grado questo sagrifizio, ma Pierina rimarrebbe senza protettore, a meno che il suo fidanzato le mantenesse la parola data, e divenisse, senza metter tempo in mezzo, suo legittimo difensore:
Se mi assicurate che voi farete questo, conchiuse il vecchio, io mi rassegner al mio destino, sapendo che se muoio lascio Pierina affidata a voi.
Gabriele promise con tutto il cuore di sposare Pierina, e si accommiat da pap Bonau, che salutando gli disse:
Venite domani: allora sapr forse qualche cosa di pi e potr fissare il giorno pel vostro matrimonio con Pierina.
Perch Gabriele rimase incerto, ritto sul limitare della porta, guardando dietro a pap Bonau, sembrando volergli dire qualche cosa, eppure senza poter pronunziare una sola parola? Perch, dopo di essere uscito ed aver fatto un tratto di cammino, si volt in fretta verso la casuccia del contadino, e, giunto alla porta, rimase un tantino irresoluto, poi ritorn indietro, sospirando affannosamente, dirigendosi di nuovo verso casa sua? Perch il tormento del suo orribile segreto era divenuto sempre pi duro da sopportare dopo aver data la promessa richiesta; perch, mentre un forte impulso lo spingeva a dire francamente al padre della giovane, la quale stava per divenire sua legittima moglie, il dubbio che lo dilaniava, una potenza passiva e pi forte arrestava sulle sue labbra quella tremenda confessione. Reso sempre pi desolato dalla sua situazione, Gabriele decise che, giunto a casa, egli prenderebbe la via pi disperata e direbbe tutto a suo padre. Ma questo supremo incontro tra padre e figlio non doveva seguire. Quando egli giunse alla capanna, Francesco era assente; egli aveva detto a' suoi ragazzi che non sarebbe tornato a casa fino all'indomani a mezzogiorno.
Il mattino dopo, di buon'ora, Gabriele torn alla fattoria, come era stato d'accordo; spinto dal suo amore per Pierina e confidente ciecamente nella debole speranza (che malgrado il suo cuore e la sua coscienza, egli tuttavia si sforzava di nutrire) che suo padre potesse essere innocente, egli si conserv, almeno in apparenza, sereno e tranquillo.
Se io dico il mio segreto al padre di Pierina, posso disturbare la fiducia che ha nella futura sicurezza della figliuola, di cui ora sar l'unico appoggio.
Questo pensava Gabriele, quando stringeva la mano di pap Bonau, aspettando con impazienza ci che egli avesse a dirgli.
Abbiamo un momento di tregua, Gabriele, disse il vecchio. Abbiamo avuto la notizia che i devastatori delle nostre chiese si sono fermati in istrada per novelle ricevute da un altro distretto. Questo intervallo di pace e di sicurezza non durer molto, ma intanto dobbiamo trar profitto di esso finch possiamo; il mio nome  sulla nota dei denunciati. Se i soldati della Repubblica mi trovano qui!... Ma ora non si tratta di ci, parliamo di voi e di Pierina; questa sera il vostro matrimonio sar celebrato con tutti i riti della nostra religione, e la benedizione sar pronunciata dalle labbra di un prete. Questa sera dunque, Gabriele, diverrete marito e protettore di Pierina. Ascoltatemi con attenzione e saprete come ci pu essere.
Quanto segue fu in sostanza ci che Gabriele intese da pap Bonau.
Non molto prima che le persecuzioni cominciassero in Bretagna, un prete conosciuto generalmente col nome di padre Paolo, era stato nominato parroco in uno dei distretti settentrionali di quella provincia. Egli compi i doveri del suo stato in tal modo, che si acquist in breve l'affetto e la fiducia dei suoi parrocchiani, e si parl di lui con rispetto anche nei paesi lontani dal luogo ove risiedeva. Tuttavia la sua rinomanza non fu grande finch non cominciarono le distruzioni e lo spargimento di sangue, perch allora fu conosciuto per tutta quanta la Bretagna.
Dal primo giorno che cominciarono quelle lotte dolorose, il nome del padre Paolo fu il nome di riunione dei contadini dispersi ed inseguiti; egli era il solo sostegno contro gli oppressori, il loro esempio nel pericolo, il loro ultimo consolatore nell'ora della morte. Ovunque il saccheggio e l'omicidio erano pi crudeli, ovunque la caccia e la rovina facevano pi stragi, compariva il coraggioso prete, per compiere i pi sacri doveri sfidando ogni pericolo.
La sua vita salva per miracolo, la sua apparizione straordinaria nei luoghi ove non si sarebbe mai creduto di vederlo, erano considerate dalle classi pi povere con un superstizioso rispetto. Quando il padre Paolo compariva, col suo vestito nero, col suo volto sereno, e col crocifisso d'avorio ch'egli sempre portava in mano, il popolo gli faceva riverenza come ad un essere pi che mortale, e si venne perfino a credere che egli solo, senza aiuto, avrebbe potuto difendere con buon successo la religione contro le armi della Repubblica. Ma la loro ingenua fede nel potere del prete e nei suoi mezzi di resistenza fu in breve distrutta. Un mattino, dopo aver celebrato il servizio divino in una chiesa diroccata, e dopo aver salva la vita per miracolo da quelli che lo inseguivano, il prete scomparve. Si fecero ricerche segrete per ogni dove, ma non se ne sent pi novella.
Molti giorni passarono, e i desolati contadini lo credettero morto; quando alcuni pescatori della costa settentrionale osservarono un bastimento di poca portata, che faceva segnali verso la spiaggia. Essi misero i loro battelli in mare, e giungendo sul ponte del legno, videro innanzi a loro la ben nota figura del padre Paolo.
Il prete era tornato ed aveva fondato il nuovo altare sul ponte di un bastimento! Scacciata dalla faccia della terra, la loro chiesa non era distrutta, perch Paolo le aveva cercato un rifugio sul mare; quindi i loro bambini sarebbero ancora battezzati, le loro figliuole e i loro figliuoli potrebbero sposarsi, ed i funerali dei loro morti sarebbero sempre celebrati sotto l'egida dell'antica religione per la quale avevano tanto sofferto.
Per tutto il tempo in cui dur ancora la persecuzione, non fu pi interrotto il servizio a bordo del bastimento. Per mezzo di un sistema di segnali i contadini e i pescatori avvertivano alla spiaggia i congiunti, che avevano sul mare dei luoghi ove avrebbero potuto avvicinarsi alla costa senza rischio. Il mattino in cui Gabriele and alla fattoria, questi aveva diretto il bastimento verso l'estrema punta della penisola di Quiberon. La popolazione del distretto stava preparata onde mettere i battelli in mare per andare a bordo del bastimento che doveva giungere alla sera; alla fine del servizio divino pap Bonau annunzi che il matrimonio della sua figlia con Gabriele avrebbe luogo.
Essi rimasero al podere aspettando, e quando verso il tramonto fu segnalato dalle scolte il naviglio, pap Bonau e sua moglie seguiti da Gabriele e da Pierina si avviarono alla spiaggia, ove trovarono tutta la popolazione, meno Francesco Sarzeau, raccolta e pronta ad imbarcarsi; anche il fratello e la sorelle di Gabriele erano cogli altri.
Era la pi bella sera che si potesse immaginare; non una nuvola macchiava il firmamento, non una crespa sulla tranquilla superficie del mare. I bambini erano stati lasciati a loro piacimento sulla spiaggia, e le madri li guardavano trastullarsi in riva al mare, perch le onde del grande oceano erano come se fossero tramutate nelle acque di un lago. Lento, quasi impercettibile, era l'avvicinarsi del naviglio; una molle brezza bastava a mala pena a spingerlo, ed esso si accostava dolcemente alla costa per mezzo della marea montante, mentre le sole vele pendevano inerti contro gli alberi.
La luna e le stelle splendevano gi brillanti prima che il bastimento gettasse l'ncora. Allora il suono d'una campana venne solennemente a risuonare sulla spiaggia, e subito da ogni seno della costa, per quanto giungeva l'occhio, si videro staccarsi le barchette dei pescatori e dirigersi verso i pescatori.
Mentre i battelli stavano accostandosi al bastimento si era allestito un altare sul ponte, e le candele accese mandavano una luce smorta e rossigna che contrastava coi raggi della luna. Due preti rivestiti degli abiti sacerdotali stavano aspettando il momento opportuno per cominciare il servizio divino, mentre un terzo prete, rivestito al solito modo, stava ritto in mezzo alle persone che salivano sulla nave, dirigendo a ciascuno qualche parola man mano che gli si facevano vicine; quelli che non lo avevano mai veduto si accorgevano, dal noto crocifisso di avorio che teneva in mano, essere essi ricevuti dal padre Paolo. Gabriele guard quell'uomo che egli vedeva per la prima volta con un misto di meraviglia e di rispetto, scorgendo che il capo dei cristiani della Bretagna sembrava poco pi vecchio di lui medesimo.
L'espressione di quel volto pallido e sereno era cos dolce e gentile che i fanciulli, i quali appena potevano sostenersi in piedi, si volgevano verso di lui tirandolo per i lembi della sua nera sottana, mentre i suoi occhi azzurri riposavano su loro con piglio sereno ed affettuoso. Nessuno avrebbe mai potuto supporre, guardando il padre Paolo, che egli avesse incontrati mortali pericoli, se non ne avesse fatto fede una larga cicatrice ancora fresca che gli attraversava la fronte. Egli aveva avuta questa ferita mentre stava inginocchiato innanzi all'altare dell'ultima chiesa che in Bretagna era sfuggita al saccheggio; egli sarebbe morto col, se alcuni contadini che stavano pregando con lui, sebbene disarmati, slanciatisi come tigri sopra i soldati, col sacrifizio delle loro vite non avessero salvata quella del loro sacerdote. A bordo di quel bastimento non vi era un uomo che in circostanze eguali avrebbe esitato un momento a sacrificare la propria vita per salvare il padre Paolo.
Cominciarono gli uffizi divini.
Possiamo noi immaginare, anche riportandoci col pensiero ai tempi in cui i primi cristiani si raccoglievano ad orare nelle caverne, uno spettacolo in s stesso pi nobile e per le circostanze pi sublime di quello che allora si presentava al riguardante?
Qui non pompa artificiale, non isplendida profusione di ornamenti, non la grandezza che accompagna le opere dell'uomo. Intorno a questa chiesa si estendeva la silenziosa ed imponente maest del mare tranquillo. Il tetto di questa cattedrale era l'immenso firmamento, la luna purissima era la sola sua lampada, e le innumerevoli stelle l'unico suo ornamento. Qui non si udivano prezzolati cantori, n si trovavano ricchi sacerdoti, n curiosi osservatori, n sfaccendati amatori dei dolci suoni. Questa riunione e coloro che l'avevano raccolta erano ugualmente poveri, tutti ugualmente perseguitati, tutti del pari concordi nella preghiera, con danno dei loro interessi mondani e con pericolo imminente della vita. Quanto dolcemente splendeva la luna sull'altare e sulle genti raccolte innanzi ad esso! Con quanta solennit le profonde armonie dei salmi penitenziali che essi cantavano si univano al poco suono della brezza notturna sibilante nell'alberature del bastimento! Quanto soavemente il quieto mormorio di tante voci unite per rispondere, ora moriva, ora lentamente risorgeva!... Qual notte misteriosa!
Di tutti i membri di quella riunione, giovani o vecchi, uno solo non sentiva l'azione consolante e benefica di quell'imponente ufficio: questi era Gabriele. Durante tutto quel giorno la sua coscienza lo aveva rimproverato; sovente, mentre era sulla spiaggia, aveva rivolto altrove la faccia dal padre di Pierina per una segreta vergogna. Invano, dopo essere salito sul ponte, aveva egli tentato di fissare il padre Paolo negli occhi colla franchezza e l'affetto di tutti gli altri. Il peso del segreto parevagli troppo grave da sopportare in faccia a quel prete; eppure, malgrado tutto ci, egli taceva ancora! Ma quando s'inginocchi con tutta l'adunanza e vide Pierina al suo fianco, quando sent la calma di quella notte solenne e del mare tranquillo scendergli nell'anima, quando il suono delle prime preghiere parl al suo cuore misterioso e spirituale linguaggio, allora la rimembranza della confessione negletta, e il terrore di ricevere un sacramento, che sapeva gli sarebbe stato offerto, furon s forti, che egli non resistette pi oltre; la coscienza di sentirsi indegno della fiducia che un tempo si meritava della donna che gli stava accanto, lo comprese di una somma vergogna; la sua passiva complicit ad un delitto, che egli avrebbe potuto svelare, gli parve un sacrilegio che non avrebbe potuto pi essere perdonato. Le lagrime gli cadevano sul volto, bench facesse di tutto per trattenerle, i singhiozzi suoi scoppiavano, quantunque tentasse soffocarli. Egli sapeva che altre persone oltre Pierina lo guardavano con meraviglia e sgomento; ma Gabriele non pot vincersi, n muoversi dal suo posto, n alzare gli occhi, finch sent una mano toccargli la spalla. Quel tocco, per quanto fosse leggiero, lo scosse da capo a piedi; egli alz lo sguardo, e vide padre Paolo ritto accanto a lui.
Facendogli segno di seguirlo, il prete disse agli altri di non interrompere le loro preghiere; trasse Gabriele in disparte, poi si ferm un momento a riflettere; quindi, facendogli nuovamente segno di seguirlo, lo condusse nella camera del bastimento, e chiuse con cura la porta.
Voi avete qualcosa che vi cruccia, disse il prete semplicemente e con dolcezza, prendendo per mano il giovane. Io posso sollevarvi se mi dite di che si tratta.
Quando Gabriele ud queste parole, e vide, al lume di una lampada che ardeva innanzi ad una croce, la dolce melanconica espressione del volto del prete, gli parve che il peso da cui da tanto tempo aveva il cuore oppresso si fosse dileguato al tocco della mano del padre Paolo. Il terrore di divulgare il suo fatale sospetto e il suo fatale segreto era scomparso, e per la prima volta egli ripet ad un altro orecchio, mentre il suono delle preci si faceva pi solenne sul ponte, la confessione del suo nonno moribondo, quasi parola per parola, come l'aveva udita nella capanna la notte della burrasca.
Una volta sola il padre Paolo interruppe il racconto che gli era fatto sotto voce. Gabriele aveva appena ripetuto le prime parole del vecchio, quando il prete gli richiese, con voce commossa e premurosa, il suo nome e il luogo di sua dimora.
Dopo che ebbe ottenuto la risposta, il volto sereno del padre Paolo si scompose per un momento, ma poco dopo riprese la sua calma; chin il capo, chiuse le mani, ed alzandole in atto di silenziosa preghiera, fiss lo sguardo sulla croce, e durante tutta la narrazione di Gabriele non distolse da quella gli sguardi. Ma quando Gabriele gli descrisse la sua ricerca alla tavola del mercante, e gli parl della condotta di suo padre verso di lui da quel giorno in poi, e chiese al prete se egli potesse ancora, malgrado le apparenze, aver ragione di dubitare del delitto di suo padre, allora il sacerdote si volt e gli disse con piglio amorevole:
Ricomponetevi e guardatemi; io posso togliervi ogni dubbio, Gabriele: vostro padre fu colpevole nell'intenzione e nel fatto; ma la vittima del suo delitto vive ancora. Io posso darvene una sicura prova.
Il cuore di Gabriele si serr a queste parole; un gelo lo invase tutto vedendo il padre Paolo sbottonarsi il collare della sua veste.
In quell'istante la congregazione che cantava sul ponte si tacque, e allora il subitaneo ed imponente silenzio fu rotto dalla fioca voce di qualcuno che pregava. Lentamente e con mano tremante il prete si tolse la benda che aveva intorno al collo, si ferm un momento, diede un sospiro, e addit a Gabriele una profonda cicatrice che si vedeva da un lato del collo. Mentre stava per parlare, il campanello sul ponte suon: era il segno dell'Elevazione. Gabriele sent un braccio che lo guidava ad inginocchiarsi innanzi alla croce e lo sosteneva mentre barcollava; per un momento egli ebbe ancora la coscienza di s, sent che il campanello aveva cessato di suonare e che era succeduto un silenzio mortale, che il padre Paolo era inginocchiato accanto ad esso, poi perd i sensi e non seppe pi nulla.
Quando rinvenne, Gabriele era sempre nella cabina; l'uomo che suo padre aveva tentato di uccidere stava chinato sopra di lui, spruzzandogli il volto con acqua fresca, e le voci soavi delle donne e dei fanciulli si univano a quelle pi gravi degli uomini cantando l'Agnus Dei.
Guardatemi e non abbiate timore, Gabriele, disse il prete; non desidero vendicarmi delle ingiurie, non faccio ricadere sul figlio i delitti del padre. Alzate la testa ed ascoltate! Ho da dirvi strane cose, e debbo compiere una sacra missione prima di domani mattina, e voi dovete servirmi di guida.
Gabriele tent d'inginocchiarsi innanzi ad esso per baciargli la mano, ma padre Paolo glielo imped, ed additandogli la croce, gli disse:
Inginocchiatevi innanzi a quella, non innanzi a me, non innanzi ad un mortale vostro pari e vostro amico, perch io sono vostro amico, Gabriele; sono persuaso che la misericordia di Dio ha ordinato questo incontro. Ed ora ascoltatemi, continu il prete con piglio s dolce e fraterno che and al cuore del giovane. L'ufficio divino sta per finire; ci che debbo dirvi, lo dir brevemente, perch la gita che devo fare, e nella quale voi mi guiderete, deve essere compiuta prima dell'alba. Sedetevi innanzi a me ed ascoltate ci che ho da dirvi.
Gabriele obbed, e il prete cominci con queste parole:
Io credo che la confessione fattavi dal vostro vecchio avo sia verissima in ogni suo particolare. La sera di cui vi parlo, io mi presentai alla capanna, come egli disse, domandando ricovero per la notte: a quel tempo io aveva molto studiato per la carriera alla quale mi vedete rivolto; e per compiere i miei studii e per diletto avevo risolto di fare a piedi il giro della Bretagna, occupando cos piacevolmente il tempo di ozio che mi rimaneva ancora prima di abbracciare del tutto lo stato ecclesiastico. Quando mi accostai a vostro padre io aveva smarrita la strada e stava da parecchie ore camminando, quindi fui contentissimo di poter trovare ove riposarmi nella notte.  inutile che io vi affligga raccontandovi gli avvenimenti che ebbero luogo durante la mia dimora sotto il tetto di vostro padre. Non ho nessuna memoria di ci che accadde dopo che mi addormentai vicino al fuoco, finch ripresi i sensi nel luogo che voi chiamate la tavola del mercante.
"La mia prima sensazione fu quella di essere stato portato all'aria fresca: quando apersi gli occhi vidi le grosse pietre druidiche sollevarsi accanto a me e due uomini che mi frugavano le saccoccie. Non trovarono in quelle nulla di buono, e stavano per lasciarmi giacente, quando raccolsi quel po' di forza che mi rimaneva ancora per cercare di commuoverli a compassione per me. Io era allora abbastanza agiato per poter offrire loro un ricco compenso (che essi ricevettero in seguito) se mi avessero portato in qualche luogo ove avessi potuto avere assistenza e ricovero. Credo che, dal mio accento e dal mio linguaggio, e forse anche dalla biancheria che io portava, e che essi accuratamente osservarono, quegli uomini giudicarono che io appartenessi ad una classe agiata della societ, malgrado i miei abiti modestissimi, e che quindi avrei potuto mantener loro la mia promessa. Sentii l'uno di essi dire all'altro "Arrischiamoci ad aiutarlo;" ed allora mi presero sulle braccia, mi portarono in una barchetta alla spiaggia e vogarono verso un bastimento che stava all'ncora. Il giorno seguente mi sbarcarono a Paimbeuf, ove trovai l'assistenza di cui avevo bisogno.
"Obbligati come erano quegli uomini a fidarsi di me e darmi le indicazioni necessarie per far giungere fino ad essi la ricompensa promessa, seppi che erano contrabbandieri, e che usavano servirsi di quella cavit ove io era stato deposto per nascondere le loro mercanzie e le lettere di avviso dei loro complici. Questa fu la ragione per cui mi trovarono col; quanto poi alla mia ferita, il chirurgo il quale mi curava mi disse non esservi mancato che qualche linea perch io fossi ferito mortalmente, e che l'aria fredda della notte, avendo raggrumato il sangue, fu causa della mia salvezza. Infine, dopo una lunga malattia mi riebbi, tornai a Parigi e ricevetti gli ordini sacri. La volont dei miei superiori fu che io compissi i primi doveri del mio nuovo stato nella grande citt, ma era mio ardente desiderio essere parroco nella vostra provincia; v'immaginate voi il perch, o Gabriele?
La risposta a questa domanda era nel cuore di Gabriele, ma egli si sentiva troppo commosso per poter dir sillaba.
Vi dir dunque quale era il mio pensiero, riprese padre Paolo. Prima di tutto, dovete sapere che mi astenni dal dire a chicchessia ove era stato attentato alla mia vita; conservai il segreto cogli uomini che mi salvarono, col chirurgo, anche coi miei stessi amici. Il pensiero che mi induceva a ci fare era tutto cristiano; credo che il mio desiderio facendomi prete era stato di rendermi degno, coll'aiuto di Dio, della sacra vocazione a cui mi destinavo. Ma il modo miracoloso col quale sfuggii da una certa morte fece sul mio animo una forte impressione, che diede uno scopo pi alto a questa vocazione, scopo cui d'allora in poi ho sempre mirato e che spero raggiungere. Mentre stavo giacente in letto nei primi giorni della convalescenza, esaminando l'animo mio e considerando quale sarebbe stato il mio dovere verso vostro padre, e come avrei dovuto agire con lui quando fossi guarito del tutto, mi venne nella mente un pensiero che mi confort e mi tolse ogni dubbio: io dissi quindi a me stesso: Fra pochi giorni sar un ministro di Dio; se sono degno della mia vocazione, il mio primo desiderio verso questo uomo che ha tentato di uccidermi non sar di sapere che  stato preso dalla giustizia umana, ma bens di vederlo pentito di cuore, facendo ammenda del delitto commesso. Il mio dovere  di ridurlo a un tale pentimento; se egli si rifiuter e si rivolter contro di me perch gli ho perdonato, sar sempre tempo di denunziarlo come assassino. Certo sar un'opera meritoria se al principio della mia carriera riesco a salvare un uomo che mi ha offeso s crudelmente. Fu per questo motivo, Gabriele, che non dissi nulla dell'accaduto e supplicai i miei superiori per essere mandato in Bretagna. Ma ci, come vi dissi, non segu subito, e quando il mio desiderio venne soddisfatto, fui mandato in una regione assai lontana. La persecuzione che ora soffriamo ancora scoppi dopo non molto, quindi ogni mio progetto fu mutato, e dovetti cedere alle circostanze. Ma in mezzo al dolore ed ai patimenti, al pericolo ed allo spargimento di sangue, eccomi ora giunto dopo tanto tempo a compiere quel proposito che mi era prefisso entrando nello stato ecclesiastico. Gabriele, quando l'ufficio divino sar terminato e la radunanza sciolta, mi guiderete alla capanna di vostro padre.
Mentre Gabriele stava per rispondergli, il prete colla mano gli fece segno di tacere: l'ufficio era terminato, e mentre stavano salendo la scala, incontrarono pap Bonau. Il vecchio guard con piglio sospettoso il suo futuro genero mentre susurrava qualche parola all'orecchio del prete. Padre Paolo ascolt con attenzione, rispose sotto voce, e voltandosi quindi verso Gabriele, gli disse:
Mi hanno chiesto se vi fosse qualche impedimento pel vostro matrimonio, ed ho risposto che non ve ne  alcuno. Quello che mi avete detto  sotto il suggello della confessione ed  un segreto fra noi due. Rammentatevelo, e non dimenticate nello stesso tempo il servizio che questa notte dovete rendermi. Dov' Pierina Bonau? disse il prete ad alta voce guardandosi attorno.
Pierina si avanz; padre Paolo le prese la mano e la mise in quella di Gabriele.
Conducetela all'altare, continu egli, ed aspettatemi col.
Un'ora dopo i battelli si erano allontanati dal bastimento, la radunanza si era dispersa per la campagna, ma la nave era sempre ancorata. Quelli che erano rimasti di guardia vigilavano, con attenzione maggiore del solito, la spiaggia, sapendo che padre Paolo si era arrischiato a scendere a terra col pericolo d'incontrare soldati della Repubblica: un battello stava pronto per riportarlo a bordo; met della ciurma stava in guardia, armata sui luoghi pi alti della costa. Essi avrebbero voluto seguire il prete fino al luogo del suo destino, ma egli lo proib, e lasciatili ad mi tratto, si avvi in fretta col giovane che gli era solo compagno.
Gabriele aveva affidato suo fratello e le sue sorelline a Pierina; essi dovevano passare al podere colla novella sposa e il padre e la madre di lui. Cos aveva desiderato padre Paolo. Quando Gabriele e il prete furono soli sul sentiero che conduceva alla capanna del pescatore, questi non disse una parola lungo il cammino, non guard n a destra n a sinistra, ma tenne solo stretto sul petto il suo crocifisso d'avorio. Infine essi giunsero alla porta.
Bussate, susurr padre Paolo a Gabriele, e poi aspettatemi qui.
La porta fu aperta. In una bella sera illuminata dalla luna, molti anni prima, Francesco Sarzeau era rimasto ritto su limitare di essa alcuni momenti con un corpo esangue nelle braccia. In una bella e serena notte egli ora si trovava nuovamente in faccia all'uomo cui aveva tentato di uccidere, ed ora senza riconoscerlo.
Padre Paolo si avanz un tantino in modo che la luna cadesse bene sul suo volto, e si tolse il cappello.
Francesco Sarzeau lo guard, si scosse, fece un passo indietro, poi rimase muto ed immobile, mentre ogni traccia di una espressione qualunque svan affatto dal suo volto. Allora la voce chiara e tranquilla del prete ruppe dolcemente il silenzio mortale.
Io porto un messaggio di pace e di perdono per parte di un ospite dei tempi passati, disse mostrando, mentre parlava, il luogo del collo ove era stato ferito.
Per un momento Gabriele vide suo padre tremare violentemente da capo a piedi, poi le sue membra si irrigidirono come se fosse stato colpito da catalessia. Le sue labbra si scostarono, senza tremito alcuno, i suoi occhi si fecero fissi ed immobili; il dolce chiaror della luna sembra orribile e spaventoso sulla faccia fatta deforme da un terrore sopranaturale! Gabriele, atterrito, volse altrove lo sguardo. Sent padre Paolo che gli diceva: "Aspettatemi finch torno;" poi vi fu un momento di silenzio, poi ud un sordo gemito che pareva articolare il nome di Dio, un suono che somigliava alla voce di suo padre, che non pareva una voce umana, e poi intese il rumore dell'uscio che si chiuse. Egli allora si volse e si trov solo in faccia alla capanna.
Una volta, dopo un certo tempo, il giovane si accost alla finestra.
Egli vide allora la mano del prete che sosteneva in alto il crocifisso, ma non volle guardare ancora perch aveva inteso parole che lo fecero tornare al posto di prima. Rimase col finch ud il rumore di un corpo che cadeva; si avanz di nuovo verso l'uscio, sent la voce del padre Paolo che pregava, ascolt per parecchi minuti, poi ud un'altra voce che si univa a quella del prete, interrotta di tanto in tanto da singhiozzi e da lamenti. Ancora una volta si scost dalla capanna ed aspett per un tempo lungo, lungo tanto, che uno degli uomini che erano in vedetta venne verso di esso per la lunga assenza del prete; Gabriele gli fece segno colla mano di tornarsene, e si avvi di nuovo alla capanna.
Finalmente dopo un po' di tempo l'uscio di questa si aperse, e padre Paolo comparve tenendo per mano Francesco Sarzeau.
Il pescatore stava cogli occhi bassi innanzi al suo figliuolo; le lagrime gli bagnavano le guance, e seguiva con piglio umile il prete che lo conduceva per mano come un bambino, ascoltando con rispetto tutto quello che egli diceva.
Gabriele, disse il padre Paolo con voce tremante; Gabriele, Iddio mi ha concesso il favore di compiere il mio desiderio; questo  tutto quello che dovete e che bramate sapere, spero, di ci che  avvenuto nella capanna mentre che eravate fuori aspettandomi. Quello che sto per dirvi  per espressa volont di vostro padre; egli desidera che voi apprendiate come vi tenne dietro da lontano il giorno della ricerca alla tavola del mercante, come egli pure si accorse che niuna traccia rimaneva col del suo delitto. Questo baster per spiegarvi la sua condotta d'allora in poi. Io debbo ora dirvi, col permesso di vostro padre, che egli mi ha promesso e promette a voi nuovamente un sincero pentimento e la seguente ammenda. Quando sar finita la persecuzione contro la nostra religione, e vi assicuro che non durer pi a luogo, egli sar per dedicare la sua vita, la sua forza, i suoi guadagni e riedificare e ristaurare le croci che sorgevano nelle strade di campagna, e che sono state abbattute nella sua nativa provincia, e di fare del bene, se ci gli  possibile. Ecco tutto ci che io doveva dirvi; ora non mi resta che prendere commiato da voi, portando meco la dolce rimembranza di aver messo la pace fra un padre e suo figlio. Possa Iddio benedirvi e farvi felice, Gabriele; possa Iddio accettare il pentimento di vostro padre, e benedirlo anche nella sua vita futura.
Egli prese loro le mani, le strinse con affetto nelle sue, poi li lasci e si avvi frettoloso gi pel sentiero che lo conduceva alla spiaggia. Gabriele non osava ancora parlare, ma alz un braccio e lo pose dolcemente intorno al collo del padre. Ambedue stettero in quella posizione un certo tempo immobili senza parlare, guardando il mare cogli occhi pregni di lagrime. Videro il battello che si allontanava nella striscia luminosa impressa dalla luna sull'acqua, lo videro accostarsi al vascello, videro le vele spiegate, e seguirono collo sguardo il lento corso di quello, finch scomparve dietro un promontorio.
Dopo ci si avviarono assieme verso la capanna. Quegli uomini allora non lo sapevano, ma era l'ultima volta che in questo mondo vedevano padre Paolo.
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CAPITOLO 4.
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Gli avvenimenti predetti dal buon prete si verificarono molto pi presto di quello che si sarebbe creduto. Un nuovo governo reggeva i destini della Francia, e la persecuzione era cessata in Bretagna.
Fra le altre proposte che furono allora presentate al Parlamento, vi fu anche quella di riedificare le croci che erano state distrutte in tutte le vie della campagna.
Tuttavia si trov dopo un'inchiesta, che queste croci sommavano a parecchie migliaia, che la spesa sola del legno necessario per rifarle ascendeva a tal somma di denaro, che la nazione, in quel tempo impoverita, non avrebbe potuto assumersi.
Mentre questo progetto stava discutendosi per essere in seguito respinto, un uomo aveva intrapreso l'opera che aveva spaventato il governo. Quando Gabriele abbandon la capanna conducendo seco il fratello e le sorelle a vivere al podere della moglie, Francesco Sarzeau l'abbandon esso pure per eseguire la promessa fatta al padre Paolo. Per molti e molti mesi egli lavor al suo cmpito, facendo tutto quel bene che poteva, aiutando con bont e con vera carit tutti quelli che egli poteva servire. Per restaurare una sola croce camminava molte miglia, si stancava in durissimi lavori, si umiliava perfino a chiedere l'elemosina di un pezzo di legno. Nessuno lo ud mai lagnarsi, nessuno lo vide mai annoiato del suo lavoro. La crosta di pane e il bicchier d'acqua che egli raccoglieva dai contadini, il riposo che prendeva in un fienile o sotto una tettoia, bastavano a contentarlo. Fra il popolo che lo osservava in questa sua perseveranza cominci a nascere la credenza che la sua vita sarebbe stata miracolosamente conservata finch egli avesse compiuta la sua intrapresa da un capo all'altro della Bretagna. Ma questo non doveva essere.
Una sera di autunno Francesco fu veduto come al solito intento silenziosamente al suo lavoro, piantando una croce nel luogo ove era stata abbattuta nei tempi dei torbidi. Il mattino dopo egli fu trovato morto ai piedi del sacro simbolo che aveva riedificato colle sue mani durante la notte. Fu sepolto col ove era caduto, e il prete che benedisse la fossa permise a Gabriele l'incidere l'epitaffio del padre nel segno della croce. Il giovane mise solo le iniziali del nome di Francesco, seguito da questa iscrizione: Pregate pel riposo dell'anima sua; egli mor penitente e facendo opere buone.
Una volta sola Gabriele ebbe nuove del padre Paolo. Il buon sacerdote mostrava, scrivendo al podere, che non aveva dimenticato le persone che gli dovevano la loro felicit. La lettera era datata da Roma; padre Paolo diceva che i servizi da lui resi alla Chiesa in Bretagna gli avevano ottenuto un ufficio ancora pi glorioso di quello che gli era stato affidato. Egli era stato messo alla testa di una missione che doveva in breve partire per condursi in terre lontane a predicare la fede cristiana. Padre Paolo scriveva che per dare un saluto ai suoi amici, prima di lasciarli per sempre, perch sapeva benissimo che non sarebbe riuscito nella sua opera che col sacrificio della vita, egli mandava la sua benedizione a Francesco Sarzeau, a Gabriele ed alla sua famiglia, e mandava loro il suo ultimo addio.
Nella lettera vi era un proscritto indirizzato a Pierina, e che sovente essa leggeva cogli occhi pieni di lagrime. Il prete diceva che se avesse avuto dei bambini, insegnasse loro a pregare per lui, onde la benedizione del cielo seguisse il padre Paolo nelle sue imprese.
La raccomandazione del prete non fu mai dimenticata. Quando Pierina insegnava al suo primogenito la prima preghiera, la creaturina terminava sempre le sue orazioni, inginocchiata innanzi a sua madre, con queste semplici parole: "Iddio benedica il padre Paolo."
Con queste parole la monaca termin il suo racconto. Poi si volse a me mostrandomi la croce di legno, e soggiungendo:
"Questa fu una delle croci che quell'uomo fece per penitenza. Alcuni anni or sono, essendosi guastata per l'intemperie, e non potendo pi rimanere al suo posto, un prete della Bretagna la diede ad una monaca del nostro convento. Vi maravigliate ora che la madre superiora la chiami una reliquia?
"No, risposi io. Ed avrei ben poca stima di chiunque avesse udito la storia della croce di legno, e non sentisse che il nome datole dalla madre superiora  quello che pi le conviene.
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FINE.
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 INUTILE TENTARE. racconto di Miss Muloch.
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Voi non riuscirete mai,  inutile tentare, fu la risposta che ricevemmo un giorno, avendo parlato di cosa affatto indifferente per te, mio caro lettore, ma che a noi stava molto a cuore. La voce che ci diceva quelle parole, era sempre da noi ascoltata e obbedita, ma per questa volta gli argomenti sconfortanti suoi non furono seguiti. Noi tentammo e riuscimmo.
Questo fatto ci fece fare molte considerazioni sulla buona e cattiva influenza di queste tre parole:  inutile tentare. E la conclusione fu, che spesso per una inutile idea che sen va fallita, per un pazzo tentativo impedito da questa frase prudente, la sua azione sconfortante soffoca in germe centinaia di speranze, e paralizza migliaia di anime ardenti, le quali senza di essa si solleverebbero e sarebbero utili anche al progresso del mondo. Chi conoscerebbe l'America se quell'anima forte di Cristoforo Colombo si fosse lasciata prostrare dagli scherni e dai ragionamenti altrui intorno alla inutilit di cercare un nuovo mondo? Oppure, che cosa sarebbe divenuta la stupenda teoria di Newton, se, al cominciamento delle sue ricerche, qualche amico gli avesse susurrato all'orecchio:  inutile, non tentate, perch non riuscirete mai! In sostegno della teoria del non tentare, viene la vanit, la quale coi suoi potenti ragionamenti ci dice che  meglio non tentare che fallire nello scopo. Noi neghiamo il fatto interamente. Se un uomo non riesce in un progetto troppo alto, almeno impara a conoscere il proprio valore; perde se non altro quella gonfia sicurezza di s che  il maggior danno del vero merito; e trovando il proprio livello pu essere ancora utile a s ed agli altri. Ed  meglio, meglio assai, che tutti i vanagloriosi del mondo ricadano nella meritata oscurit, piuttostoch una sola scintilla di vero genio sia spenta dal gelo di queste parole:  inutile tentare! Ora che abbiamo abbastanza ragionato, vi racconter una storia in appoggio al mio argomento.
Circa una ventina d'anni fa, la data non importa, vi era nella citt di Nova-York un ragazzo, fattorino di barbiere, chiamato Ruben Vandrest. Il suo casato indicava l'origine olandese, ma coll'andar degli anni e il passare delle generazioni, il nome di Van der Dest si era mutato in Vandrest, mentre il suo nome biblico gli veniva da un degno quacchero, suo nonno materno che era venuto con Guglielmo Penn. Questi nomi, per, erano tutta l'eredit che aveva avuto dai suoi genitori, perch dalla prima infanzia egli era rimasto orfano, affidato alle cure della carit pubblica. Ma la setta alla quale aveva appartenuto la madre di Ruben non respinge orfano dalle sue braccia, e il fanciullo diserto non fu abbandonato. I quaccheri ebbero cura di lui; e quando cominci ad essere in et di guadagnare la sua esistenza, uno di essi lo prese come fattorino nella sua bottega. Questa fu la semplice e breve istoria di quel ragazzo.
Ogni creatura umana ha una vita interna che il mondo non conosce. Dalla prima infanzia la passione dominante di Ruben Vandrest era la musica. Egli seguiva i suonatori girovaghi della citt, perdendo talvolta il suo pranzo, il suo riposo; dimenticando ogni cosa, meno la scuola, che non trascurava neppure per la musica. Aveva fatto conoscenza coi suonatori di zampogna ambulanti e ciechi, e sopratutto con alcuni italiani suonatori di violino; perch, con raro accorgimento e intimo sentimento musicale, il violino, il re degli istromenti, era quello che prediligeva di pi. Da tutti questi suonatori ambulanti, Ruben cercava di imparare qualche cosa: essi erano vinti dai suoi modi infantili, e dalla sua sincera ammirazione, perch l'amore della lode  uguale in un suonatore ambulante come in un cantante di grido, e intanto Ruben non solo traeva diletto da quella musica, ma cominciava ad imparare a suonare. Egli non possedeva alcun istromento, tranne un vecchio piffero; e con questo istromento, il pi semplice di tutti, il povero ragazzo saliva nella sua soffitta, e col cercava, colla sua buona memoria e col suo eccellente orecchio, di ripetere le arie che aveva udito nelle strade, e di inventarne delle altre.
Ma il punto memorabile della vita del fanciullo stava per giungere. Un giorno mentre attentamente guardava con amore un violino che un povero suonatore ambulante teneva fra le mani, prima di restituirlo al suo proprietario, l'idea della sua costruzione balen per le prima volta alla mente di Ruben. Egli si era avvezzato a considerare un violino come un essere misterioso, armonico, creatosi da s; e mai prima d'allora aveva egli considerato di che cosa fosse fatto, n in qual modo. Ora egli cominci a penetrare in quel misterioso istromento, e vide che consisteva solamente di legno e di cordone. Fece qualche domanda al suo amico suonatore, me quegli aveva raschiato il violino per tutta la vita, senza mai gettare uno sguardo sul meccanismo del suo istromento.  vero che talvolta rimetteva qualche corda rotta, ed anche aveva costrutto col temperino un sostegno delle corde, ma questo era tutto ci che sapeva.
Credete che io ne potrei fare uno? chiese il ragazzo con premura.
Uno scoppio di risa sonore fu la risposta che ottenne Ruben, e che gli fece venire il volto rosso come la brace.
E che, scioccherello! sclam il suonatore quando la sua ilarit fu un po' quietata; certamente non ne farete la prova. Potreste fabbricare una casa? cos un violino.
Ma pure i violini debbono essere fatti da qualcheduno?
S, ma da coloro che se ne intendono; non da un ragazzo come voi. Ascoltate il mio consiglio, e non tentate un'opera s difficile.
Ruben non disse altro; ma non pot levarsi quel pensiero della mente. Ogni violino che vedeva, cercava di averlo nelle mani per osservarlo, egli esaminava le varie costruzioni, la qualit del legno adoperato, lo spessore e la fattura delle corde; e dopo molte settimane di queste osservazioni, determin di mettersi all'opera e di tentare la costruzione di un violino. Durante le belle sere di estate egli lavorava assiduamente nella sua soffitta, o sul tetto della casa; la sua naturale abilit meccanica era aiutata dalla sua pazienza e volont; e coi pochi ordigni che aveva preso in prestito da un buon falegname che gli aveva dato il legno, egli riusc a fare il corpo del violino. Ma ora segu una interruzione nel lavoro di Ruben; perch non aveva i pochi danari necessari per comprare le corde; e l'arco che non poteva fare, era per lui troppo caro. Egli ristette guardando disperato il suo istromento rimasto a met, corpo senz'anima, e neppure il suo piffero pot consolarlo.
Ma un giorno un brav'uomo di avventore si avvide del contegno abbattuto e del pallore del ragazzo che gli aveva aggiustato con tanto garbo i capelli, e Ruben divenne possessore di un dollaro. Corse subito a comprare corde da violino e un vecchio arco, e con mani tremanti dalla gioia termin il suo istromento. Chi pu descrivere quell'importante momento? La scoperta fatta da Leverrier di un nuovo pianeta, il primo sguardo di Lord Ross nel suo gigantesco telescopio, sono poca cosa a petto del primo tentativo del povero Ruben di far uscir suono dal suo violino. I suoni vennero; le corde mano mano furono intonate a dovere; l'arco cominci ad agire, ed il violino ebbe un'anima! Le note erano deboli e sottili, ma per erano distinte e armoniose; e il ragazzo strinse il suo capolavoro al petto, piangendo di contentezza.
Egli suon e suon lungamente: non bad che alla sera teneva dietro la notte, dimentic la sua cena; e dimentic anche, che se il suo piffero non era stato avvertito nella casa del suo principale, ci non sarebbe accaduto pel violino. Il buon quacchero, uno dei pi rigidi della sua setta, considerava la musica siccome inutile, nociva e pagana; ed un violinista, agli occhi suoi, era peggio quasi di un ladro. Quindi chi pu dire la costernazione di Ruben, quando la porta della sua soffitta si aperse, e vide comparire il suo principale? Ruben sopport in silenzio la collera di Efraim, solo si tenne fra le braccia il suo diletto violino, per salvarlo dalla burrasca.
Tu hai trascurato il tuo lavoro, ed hai rubato violini! sclam quell'uomo irritato.
Io non ho trascurato il mio lavoro, rispose timidamente il ragazzo, e non ho rubato questo violino, no davvero.
Come dunque l'hai avuto?
L'ho fatto da me.
Il vecchio Efraim rimase sorpreso. Tutta la musica del mondo gli era indifferente, ma egli aveva una certa predilezione per le arti meccaniche, e l'idea di fabbricare un violino gli parve ingegnosa. Egli lo esamin, e parve meno irritato.
Suona? chiese al ragazzo.
Ruben, contento, cominci una delle sue arie pi commoventi; ma il suo padrone lo fece tacere.
basta, disse, io voleva sapere se quel violino poteva servire, tutte le arie per me sono uguali. E tu vorresti forse divenire suonatore?
Ruben abbass il capo e non disse nulla.
Ebbene, tu non vi riescirai certamente, quindi ti consiglio a smettere questa idea. Dimentica il violino, e fatti buon barbiere. Per non ti dico altro, solamente un'altra volta va a suonare fuori di casa.
Tutti i ragionamenti sconfortanti del vecchio quacchero non potevano spegnere in Ruben l'amore della musica. Egli pettinava, radeva la barba, arricciava i capelli, compiva il suo dovere, e poi correva al suo violino. Dal tetto della casa la sua musica saliva al cielo; e in questa strana sala di concerto, col firmamento steso sopra il suo capo, e coi passeri della citt a lui d'accanto avvezzi ora alla sua melodia, il ragazzo gradatamente impar i primi segreti della sua scienza.  inutile raccontare le invenzioni che trov per poter imparare sempre di pi; e come andasse per le strade suonando la sera il suo violino, onde guadagnare qualche po' di danaro per comprarsi della vecchia musica; e come avendo acquistata una certa abilit, egli fosse ammesso quale aggiunto in una schiera di suonatori ambulanti.
Una sera questa orchestra primitiva, essendo stata impegnata per suonare in un ballo privato in una casa della citt, il primo violino scomparve misteriosamente. In questa occasione, il giovine Ruben, fattosi animo, si offerse per sostituirlo. La cosa era un tantino arrischiata; dapprima gli altri suonatori gli risero in faccia, poi gli fecero suonare la parte che nessun altro avrebbe potuta eseguire, quindi gli permisero di tentare la prova. Per la prima volta in vita sua il garzone del barbiere assistette ad un ballo; ed era un ballo elegante di Nuova-York. Gli parve di essere in un luogo magico: rimase attonito, abbagliato, eccitato, e nel suo entusiasmo suon meravigliosamente. La notte andava inoltrandosi, e i ballerini non parevano mai stanchi; non era cos per delle povere dita dei suonatori. Specialmente Ruben, pel quale la scena era nuova, si sentiva sempre pi indebolire, ed infine, appena dopo aver finito di suonare un valtzer, cadde senza sensi dalla sua seggiola. Molte coppie passarono non curanti di esso: non era che un povero suonatore! Ma una giovanetta, nella quale la compassionevole semplicit della infanzia non era stata ancora distrutta dal fare convenzionale della vita di damigella, porse un bicchiere di acqua fredda alle labbra del giovane.
Cora Dacres che sta facendo rinvenire un suonatore? disse una allegra voce di ragazza. Oh! la bella storia da raccontare quando torneremo a scuola!
La fanciulla cos interpellata si volse indignata dicendo:
Cora Dacres non si  mai vergognata di aver fatto il proprio dovere. State meglio ora? soggiunse dolcemente al povero Ruben, che si era riavuto ed aveva aperto gli occhi.
Il giovane rinvenne del tutto, ed essa and nuovamente a raggiungere il resto della comitiva; ma in avvenire molte volte le bionde ciocche di capelli e i dolci occhi bruni della giovanetta ricomparvero alla mente di Ruben Vandrest; e il giovane suonatore sovente ripeteva al suo unico confidente, il violino, il gentile nome che aveva udito tornando in s, e confusamente vagheggiava come sua, Cora Dacres.
Molto prima di aver compiuto ventun anni, Ruben si era dedicato interamente alla musica. Il punto di partenza di questa sua decisione venne da un curioso accidente. Una sera al chiaro della luna egli stava, come al solito, sul tetto della casa suonando il violino, quando vide una testa far capolino da una finestra in faccia alla sua casa. Quando egli cessava di suonare, la testa si ritirava, ed usciva nuovamente appena egli ricominciava. Un senso di vanit soddisfatta imped al giovane di cedere al suo primo impulso di timidezza ritirandosi, e inoltre la simpatia per cosa che avesse relazione con l'arte sua era tanto nuova per Ruben, che provava piacere ad essere ascoltato attentamente, anche da uno sconosciuto. Egli mise tutta l'anima sua nel violino, e suon fino alla mezzanotte.
L'indomani, mentre stava facendo l'opera sua nella bottega del barbiere, fu richiesto il fattorino per andare nella casa in faccia. Ruben and recando seco gli ordigni del suo umile mestiere, ma invece di un avventore ammalato trov un gentiluomo che sorrise al vedere tutti quegli arnesi.
Non vi ho mandato a cercare per fare il barbiere, disse lo straniero in inglese, sebbene dal suo accento si scorgesse che era di altra nazione, ma per parlarvi del suono del violino che intesi la scorsa notte.  vero che il suonare eravate voi?
S, signore, rispose Ruben tremante dall'incertezza.
Chi vi ha insegnato?
Nessuno; ho imparato da me.
Allora voi amate la musica?
Con tutta l'anima mia! sclam il giovane con entusiasmo.
Lo straniero si fece raccontare da Ruben la storia sua e quella del suo violino, e convers secolui lungamente e con interesse.
Voi avete un vero sentimento di quella nobile arte di cui io pure sono cultore, disse egli. Voi potete avere molte difficolt da vincere; ma non sarete mai scoraggito, e le vincerete. Voi avete avuto molti ostacoli; ma ascoltatemi, e vi dir ci che ho passato io alla vostra et. Una volta io giunsi, povero fanciullo vostro pari, nella pi gran capitale d'Europa, col cuore pieno di musica, ma sprovvisto di mezzi. L'unica mia ricchezza era un violino. Lo lasciai un giorno nella mia stanza mentre andai a comprarmi un pane coll'ultima moneta che mi restava. Al mio ritorno il violino era scomparso! Esso mi era stato rubato. Possa Iddio perdonarmi il pensiero disperato che mi balen nella mente! Corsi al fiume, e mi vi tuffai dentro. Ma fui salvato dalla morte che avevo cercata, salvato per avvenire migliore. Amico mio, continu il suonatore dopo un lungo silenzio, durante il quale tenne nascosto il volto nelle mani; in ogni vostra futura tribolazione, pensate a questa mia prova, e fate coraggio.
Certo, certo, sclam Ruben commosso.
Ed ora, dopo di avervi raccontato questo terribile fatto della mia vita,  meglio che non vi dica il mio nome, tanto pi che non pu essere per voi di nessuna utilit, mentre domani parto per l'Europa. Ma se mai venite un giorno a Parigi, venite a questo indirizzo, lasciate questo foglio, e sentirete parlare di me.
Il gentiluomo scrisse alcune linee in linguaggio straniero, che Ruben non pot comprendere, sebbene dalle sue conoscenze musicali avesse imparato un po' di francese e di italiano. Egli allora diede a Vandrest l'indirizzo, e lo salut. Il giovane fece molte riflessioni su questa avventura, e infine si decise ad abbandonare un commercio assai sgradevole e dedicarsi alla sua arte prediletta.
 un errore il credere che la professione del musicante sia una vita piacevole e di spassi, alla quale ognuno possa dedicarsi, quando non  atto a studi pi seri. In nessuna carriera, quanto in questa, si richieggono attivit intellettuale ed assiduo studio; colui che vuol giungere ad una certa fama in quell'arte, deve dedicare parecchi anni di continuo e paziente lavoro a studi aridi e noiosi. La natura pu creare un poeta:  moralmente impossibile che un musicante possa essere veramente grande senza una quantit di profonda scienza quanta ne pu sopportare il cervello di un matematico. Egli deve lavorare, guadagnare terreno passo a passo, deve porre le fondamenta, arricchire il terreno, prima di farsi il giardino e cogliere i fiori. Cos fece il nostro giovane barbiere di Nuova-York: egli studi scientificamente ci che aveva imparato prima per l'istinto del genio, e progred lentamente e gradatamente nella sua professione. Talvolta il suo aspetto comune e esile, che lo faceva comparire pi giovane di quello che fosse realmente, il suo nome antico, e sopratutto la semplicit dei suoi modi e del suo vestire, lo rendevano ridicolo ai suoi compagni, che studiavano la musica pi per vanit che per vero amore dell'arte. Ma la storia della sua coraggiosa perseveranza li aveva sempre disarmati; ed erano soliti a dire, quando parlavano di Vandrest, che colui il quale sa fabbricare da s solo un violino senza che nessuno gl'insegni, deve certamente imparare a suonarlo.
Intanto il giovane violinista cominciava ad avere un certo nome, e buona la societ, cui egli non si sarebbe mai sognato di frequentare, lo riceveva con piacere. Molti ricchi cittadini erano contenti di avere in casa loro il sig. Vandrest, il giovane e modesto suonatore, del quale apprezzavano i modi cortesi quanto il merito musicale. Il garzone del barbiere di NuovaYork era dimenticato, o se vi si pensava era per mostrarlo come la prova che l'avvenire di un uomo sta nelle sue mani, se egli ha il coraggio di tentare la fortuna.
In una riunione elegante, Vandrest sent nuovamente quel nome che non era mai stato del tutto scancellato dalla sua mente malgrado le varie vicissitudini della sua vita, il nome di Cora Dacres. Egli si volse, e vide la mutata sembianza della fanciulla che aveva recato un bicchier d'acqua alle sue labbra nella notte del ballo. Essa era adesso una signorina nella piena bellezza della giovent, ma egli ricord subito quel volto. La giovane non aveva la bench minima ricordanza di lui, e come avrebbe potuto conservarne memoria? La luce e le tenebre non erano tanto diverse fra loro, quanto diverso era il gentile, intelligente e simpatico giovane che le veniva presentato, da quel ragazzo pallido, macilento, che essa aveva compatito e sollevato. Vandrest pens di rammentarle quella circostanza; ma un certo senso di timidezza e di vergogna, resto dei giorni amari e tribolati della sua vita passata, lo trattenne. Egli torn a casa, e di nuovo il suo vecchio violino sent mormorare il nome di Cora Dacres, questa volta non coll'entusiasmo fanciullesco per tutto ci che  bello e piacente, ma col primo, forte, intenso palpito di amore, svegliatosi in un'anima fatta per modo da ricevere e ritenere quel sentimento nella sua forma pi alta, pi pura e pi costante.
Ruben Vandrest, che fino allora non aveva pensato che al suo violino, impar presto ad amare: ed am coll'entusiasmo e l'ardore di un'anima affettuosa ed onesta. Perch, malgrado tutte le seduzioni della sua professione, Ruben aveva conservato la semplicit e la severit di costume della setta primitiva dalla quale era stato allevato. E Cora era degna di ispirare amore ad un uomo di tal fatta. Ruben non pensava alla probabilit di essere da lei corrisposto, egli era troppo assorto nella gioia troppo nuova di amare, per pensare a farsi questa domanda. Egli la vedeva in sua casa, e in breve entr nelle buone grazie del padre della fanciulla, il quale ambiva di parere dillettante di musica, ed aveva piacere di riempiere i suoi salotti di suonatori, considerandoli come trastulli di alto prezzo e non troppo noiosi.
Ma alla fine il signor Dacres fu avvisato da alcuno che i giovani avevano simpatia l'uno per l'altra. Sebbene egli amasse abbastanza il giovane violinista, l'idea di sposare Cora con Ruben suonava male alle orecchie di quell'uomo prudente, specialmente quando il consiglio gli venne dato da un di quegli amici odiosi e maligni dei quali abbonda tanto la societ. L'effetto di ci fu una conversazione con Vandrest, nella quale il povero Ruben, tutto stravolto e atterrito, svel il suo amore tenuto fino a quel giorno celato, e questa confessione egli la fece dapprima collo strazio di uno che vede il cuor suo ruvidamente messo a nudo, e poi colla fermezza di chi sa non esservi in quel cuore nulla da farlo arrossire.
Me ne rincresce per voi, signor Vandrest, disse il signor Dacres. Ma  impossibile che possiate aspirare alla mano di Cora.
E perch impossibile? disse il giovane, riprendendo il suo sangue freddo. Non sono ricco; ma ho un nome senza macchia, e l'avvenire  aperto innanzi a me. Forse che la mia professione non vi piace?
Niente affatto; un suonatore  un uomo onorevole tanto, quanto un bottegaio.
In un altro momento questo paragone avrebbe fatto sorridere Ruben; ma allora rispose solamente facendosi rosso:
 forse la mia prima professione che vi dispiace? Mio padre era di buona famiglia; ma vi umilierebbe forse rammentarvi che vostro genero ha servito in una bottega di barbiere?
Mio caro signore, disse il signor Dacres, vi dimenticate che siamo americani; da noi l'ingegno e la ricchezza sono la sola aristocrazia; voi certamente possedete il primo, ma senza la seconda non potete divenire lo sposo di Cora; e credo che non vi sia nessuna probabilit che diveniate ricco.
Volete voi lasciarmi provare? sclam con calore Vandrest.
 inutile; non riuscirete.
Riuscir, riuscir. Soltanto datemi una speranza. Io far qualunque sforzo per ottenere Cora.
E con questo entusiasmo Ruben prosegu in questa via quasi impossibile. Egli aveva dato parola che non avrebbe parlato d'amore a Cora, che non avrebbe tentato di farsene amare: suo padre aveva voluto questa promessa: ma anche il signor Dacres si era impegnato a lasciare libera la sua figliuola, non obbligandola a prendere un altro marito durante i tre anni di assenza domandati da Ruben Vandrest.
Ruben e Cora si separarono colle forme esterne di semplici conoscenze; ma  possibile che un amore tanto profondo come quello del giovane, fosse stato inavvertito da quella che ne era l'oggetto? Essi si separarono senza una parola, ma chi sa se il cuore di Cora non segu il viaggiatore mentre faceva vela per l'Europa? non cerc essa di rammentarsi il suo volto ripetendo quel nome poco armonioso, come se avesse contenuto tutta la melodia dell'universo? e nell'intimo dal cuor suo, non si sent essa forse sicura dell'amore del giovane, come se glielo avesse ripetuto milioni di volte?
Mentre Vandrest si preparava pel suo viaggio, trov per caso il biglietto del suonatore straniero, che da tanto tempo aveva dimenticato. Questo biglietto lo indusse a dirigersi a Parigi, mentre per lui era indifferente andare in una citt piuttosto che in un'altra, non conoscendo in tutta Europa anima viva. Egli giunse col, e trov il suo ignoto amico, il celebre e compassionevole svedese, il quale, dopo la morte di Paganini, era divenuto il primo violinista del mondo.
II successo del giovane americano non fu dubbio. Il grande violinista aveva troppo ingegno e troppo cuore per temere rivali, e non risparmi nulla per accrescere la fama di Vandrest. Ruben fece il giro dell'Europa, da una capitale all'altra, facendosi ovunque degli amici, e, quello che era pi importante per lui, guadagnando molto denaro. Egli non si permise nessun piacere, nessuna distrazione, non spese che il puro necessario; e tutti i suoi guadagni pose in disparte per lo scopo prefisso, l'acquisto di una fortuna per Cora. Egli di rado ebbe nuove di lei; egli non sapeva altro se non che l'amor suo era irremovibile; e talvolta la arditezza del suo progetto gli gel il cuore colla spaventosa realt. Ma un tale amore intenso, in un animo ordinariamente calmo, acquista una forza, ignota a coloro che sono scossi da qualunque impulso passeggero.
Prima che i tre anni fossero compiuti, egli ritorn in America avendo realizzato una buona ricchezza. Col cuore palpitante il giovane suonatore si present alla sua diletta, per parlarle dell'amor suo, e conoscere se era corrisposto. Fu cosa dolcissima per lui sentire Cora svelare con tutta la franchezza della sua indole sincera, come il suo pensiero lo avesse seguitato nel suo viaggio, e quanto ogni suo successo le fosse stato carissimo. Ma la felicit umana non  mai scevra di un qualche dolore, e quando Cora si accorse della pallidezza del giovane e del suo aspetto abbattuto, fu presa da un forte timore, temendo che questa gioia non fosse stata comprata a troppo caro prezzo. E fu cos infatti. L'energia di Ruben lo avevo sostenuto finch venne la reazione della speranza compiuta, e allora la sua salute se ne risent. Egli fu lungamente ammalato. Ma una grande consolazione fu per lui la presenza di Cora, che come sua fidanzata gli era sempre vicina, ed ella in mezzo a tutte le sue angoscia era contenta che fosse tornato in patria, e che la sua voce lo confortasse, e di poter pregare per la sua guarigione.
E Ruben guar. L'amore lott colla morte, e vinse. L'anno dopo, durante la piacevole primavera americana, il giovane condusse la sua sposa in una amena casa di campagna, quale egli l'aveva vagheggiata sovente nelle sere di estate, allorch seduto sul tetto della sua antica casa a Nuova-York stava guardando il firmamento e traendo dolcissimi suoni dal suo rozzo violino. E nella bella ed elegante abitazione di Ruben era conservato come una reliquia quel violino, che primo gli aveva insegnato quanto possa ottenere chi ha un cuore coraggioso e un forte volere.
Mio caro lettore, questa piccola parola, tenta, ebbe la massima azione su tutta la vita di Vandrest. Due vecchi proverbi, e v'ha molta sapienza spicciola nei vecchi proverbi, dicono: Ogni cosa deve avere un cominciamento; e L'uomo non sa quello che pu finch non prova. Ora, mio buon lettore, tienti questo a mente, e per quanto tu viva non voler mai intiepidire l'energia tua propria o l'altrui, con questo motto pericoloso e codardo:  INUTILE TENTARE.
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FINE.

